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Momenti di tensione per la cittadina italiana originaria di Sanremo, convocata nella notte dalla polizia egiziana insieme alla figlia di 3 anni. Grazie all’intervento dell’Ambasciata d’Italia al Cairo, Nessy Guerra è stata rilasciata e ha potuto fare rientro a casa. Sullo sfondo resta la lunga battaglia giudiziaria con l’ex marito per l’affidamento della bambina.

Si è conclusa con il rilascio di Nessy Guerra la nuova giornata di forte tensione vissuta dalla cittadina italiana bloccata da mesi in Egitto insieme alla figlia Aisha, al centro di una complessa disputa giudiziaria con l’ex marito Tamer Hamouda.

Nella notte tra lunedì e martedì, intorno alle 3 del mattino, la donna è stata prelevata dalla propria abitazione e accompagnata in una stazione di polizia del Cairo insieme alla bambina. Secondo quanto riferito dalle autorità egiziane, il provvedimento sarebbe stato disposto in esecuzione di un ordine del giudice finalizzato a consentire al padre di incontrare la figlia.

La situazione ha immediatamente mobilitato la rete diplomatica italiana. L’ambasciatore d’Italia al Cairo, Agostino Palese, e la console Giulia De Nardis hanno raggiunto personalmente la connazionale per assisterla durante le ore trascorse nel commissariato. Al termine degli accertamenti, Nessy Guerra e la figlia sono state autorizzate a rientrare nella loro abitazione.

La paura di un arresto e la battaglia per l’affidamento della figlia

Secondo l’avvocata Agata Armanetti, che assiste la donna, il timore principale era che la convocazione potesse trasformarsi in un pretesto per eseguire la condanna inflitta nei confronti della sua assistita per il presunto reato di adulterio previsto dall’ordinamento egiziano.

La legale ha spiegato che Guerra temeva «uno stratagemma» per procedere all’arresto, alla luce della sentenza già confermata in appello e della delicata vicenda giudiziaria che coinvolge anche la figlia minore.

Il nodo centrale della controversia resta infatti l’affidamento della bambina. L’ex marito ha ottenuto dai giudici egiziani un divieto di espatrio che impedisce alla piccola di lasciare il Paese, rendendo impossibile anche il rientro della madre in Italia insieme alla figlia.

Il ruolo della Farnesina e la pressione diplomatica

Il caso continua a essere seguito direttamente dal Ministero degli Affari Esteri.

La Farnesina, attraverso l’Ambasciata d’Italia al Cairo e la rete consolare, assicura da mesi assistenza legale, protezione e sostegno alla cittadina italiana e alla figlia, mantenendo contatti costanti con le autorità egiziane. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha più volte affrontato la vicenda anche con il suo omologo egiziano, chiedendo il pieno rispetto dei diritti della connazionale e della minore.

Nelle ore successive alla convocazione in commissariato, il Governo italiano ha intensificato le interlocuzioni diplomatiche per garantire la sicurezza di madre e figlia ed evitare nuovi episodi di intimidazione. La presenza diretta dell’ambasciatore e della console durante tutta la vicenda è stata considerata un elemento decisivo per la positiva conclusione dell’episodio.

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Una vicenda che dura da mesi

Il caso di Nessy Guerra è seguito con attenzione anche in Italia da diversi mesi.

Originaria di Sanremo, la donna è stata condannata in Egitto per adulterio in seguito a una denuncia presentata dall’ex marito, accusa che lei ha sempre respinto. Parallelamente, continua la battaglia giudiziaria per poter riportare la figlia in Italia.

Nelle scorse settimane lo stesso Tamer Hamouda era stato arrestato dalle autorità egiziane dopo le denunce per presunte minacce rivolte al console onorario italiano a Hurghada, per poi essere successivamente rimesso in libertà su cauzione. L’uomo era già stato condannato in via definitiva dalla magistratura italiana per diversi reati commessi nel nostro Paese.

Nonostante il rilascio di Nessy Guerra, la vicenda resta aperta. La priorità della diplomazia italiana continua a essere quella di garantire la tutela della cittadina e della bambina, nella speranza che possa essere trovata una soluzione definitiva alla lunga controversia giudiziaria che le tiene ancora bloccate in Egitto.

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