Restare seduti per molte ore durante un viaggio può favorire la formazione di coaguli nelle vene delle gambe. Le scarpe non provocano né impediscono direttamente la trombosi, ma tenerle ai piedi può aiutare ad alzarsi e camminare più spesso.
Togliersi le scarpe appena saliti su un volo intercontinentale è un’abitudine piuttosto comune. Rimanere scalzi può dare una momentanea sensazione di libertà, soprattutto quando le gambe devono restare per ore nello spazio limitato tra due file di sedili.
Questa scelta, tuttavia, potrebbe avere un effetto indesiderato: rendere il passeggero meno propenso ad alzarsi e a camminare. L’immobilità prolungata è infatti uno dei principali fattori legati alla cosiddetta “sindrome da classe economica”, espressione utilizzata per descrivere la trombosi associata ai lunghi viaggi.
L’avvertenza arriva da Corrado Lodigiani, responsabile del Centro trombosi e malattie emorragiche dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano. Il consiglio è scegliere scarpe comode e mantenerle ai piedi, così da potersi muovere facilmente durante il volo.
Togliere le scarpe non causa la trombosi, ma può limitare i movimenti
È necessario chiarire un punto: non esiste un rapporto diretto tra essere scalzi e la formazione di un trombo. Il problema nasce se, dopo aver tolto le scarpe, il passeggero resta seduto per l’intera durata del viaggio perché non vuole o non riesce a rimetterle rapidamente.
«Bisognerebbe tenere sempre le scarpe, perché è importante muoversi il più possibile, alzandosi spesso e facendo qualche passo in corridoio», spiega Lodigiani. L’obiettivo non è comprimere il piede, ma mantenersi pronti a camminare.
Le scarpe devono quindi essere comode, non strette sulla pianta e sul polpaccio, con un tacco basso o moderato. Stivali e stivaletti molto aderenti possono esercitare una pressione eccessiva, mentre calzature difficili da indossare possono scoraggiare gli spostamenti.
Il gonfiore di piedi e caviglie durante un volo è abbastanza comune. Per questo è preferibile evitare scarpe già strette alla partenza, considerando che dopo alcune ore potrebbero risultare ancora più difficili da calzare.
La raccomandazione vale soprattutto per i viaggi medio-lunghi, ma non riguarda soltanto l’aereo. Anche gli spostamenti prolungati in automobile, autobus o treno possono comportare un rischio legato all’immobilità.
Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, una permanenza seduta superiore alle quattro ore può aumentare la probabilità di sviluppare coaguli, anche se per la maggior parte delle persone il rischio assoluto rimane basso.
Cos’è la trombosi da viaggio e perché può diventare pericolosa
La trombosi venosa profonda si verifica quando un coagulo di sangue si forma in una vena profonda, generalmente in una gamba. L’immobilità rallenta il ritorno del sangue dagli arti inferiori verso il cuore, favorendo la cosiddetta stasi venosa.
Nei sedili più stretti anche la pressione esercitata dal bordo della seduta dietro le ginocchia può ostacolare la circolazione. Le condizioni della cabina, caratterizzate da bassa umidità e pressione ridotta, possono aggiungersi ai fattori individuali di rischio.
Il pericolo più grave si presenta quando una parte del coagulo si stacca e raggiunge i polmoni, ostruendo un’arteria. Questa condizione prende il nome di embolia polmonare e richiede un intervento sanitario urgente.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha rilevato che il rischio di tromboembolismo venoso raddoppia dopo viaggi di almeno quattro ore. Nonostante l’aumento relativo, la probabilità assoluta resta contenuta: la stima riportata dall’Oms è di circa un caso ogni 6.000 viaggiatori rimasti seduti e immobili per oltre quattro ore.
Il rischio cresce con la durata del viaggio e con la presenza di ulteriori condizioni personali. Per questo non tutti i passeggeri devono adottare le stesse misure preventive.
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Chi rischia di più durante un lungo viaggio in aereo
La probabilità di trombosi aumenta con l’età, in particolare dopo i 40-50 anni, ma può interessare anche persone giovani quando sono presenti altri fattori predisponenti.
Sono maggiormente esposti coloro che hanno già avuto una trombosi o un’embolia polmonare, soffrono di obesità, presentano vene varicose importanti o sono stati sottoposti recentemente a un intervento chirurgico.
Ulteriori fattori comprendono la gravidanza, il periodo successivo al parto, l’assunzione di contraccettivi contenenti estrogeni, la terapia ormonale sostitutiva, alcune patologie oncologiche e le alterazioni congenite della coagulazione, conosciute come trombofilie.
Chi appartiene a una categoria a rischio dovrebbe parlarne con il medico prima della partenza. Lo specialista potrà valutare l’utilizzo di calze elastiche a compressione graduata o, in casi selezionati, di farmaci anticoagulanti.
Non bisogna assumere autonomamente aspirina o anticoagulanti per prevenire la trombosi da viaggio. Il CDC precisa che l’aspirina non è raccomandata a questo scopo e che qualsiasi terapia preventiva deve essere stabilita da un medico.
Cosa fare in aereo per favorire la circolazione
La misura più semplice è interrompere frequentemente l’immobilità. Quando le condizioni di sicurezza lo consentono, è utile alzarsi e percorrere il corridoio ogni una o due ore. Scegliere un posto sul lato corridoio può rendere più agevoli gli spostamenti.
Anche restando seduti si possono eseguire piccoli esercizi: sollevare alternativamente talloni e punte, ruotare le caviglie, contrarre e rilassare i muscoli dei polpacci. È inoltre consigliabile non tenere le gambe accavallate a lungo e non sistemare bagagli in modo da limitare ulteriormente lo spazio per i piedi.
Bere regolarmente acqua aiuta a mantenere una normale idratazione. È preferibile non eccedere con alcolici e sedativi, perché possono favorire un sonno prolungato e ridurre ulteriormente i movimenti.
Dopo il viaggio bisogna prestare attenzione a gonfiore improvviso di una sola gamba, dolore al polpaccio, arrossamento o calore locale. Una trombosi può però presentarsi anche senza sintomi evidenti.
Difficoltà respiratoria improvvisa, dolore al petto, battito accelerato, svenimento o tosse con sangue possono indicare un’embolia polmonare: in questi casi è necessario chiamare immediatamente il 112.
Per viaggiare più sicuri non servono comportamenti estremi. Scarpe comode, qualche passo in corridoio e semplici movimenti delle gambe possono contribuire a ridurre gli effetti dell’immobilità. La prevenzione personalizzata diventa invece indispensabile per chi presenta fattori di rischio già noti.









