Il caldo estivo accelera la maturazione delle uve e porta le prime aziende a vendemmiare con circa una settimana di anticipo. Coldiretti Marche stima una produzione in linea con il 2025, ma lancia l’allarme su grandine, giacenze e calo dei consumi.
La vendemmia 2026 nelle Marche partirà con circa una settimana di anticipo rispetto allo scorso anno. Le prime raccolte, dedicate soprattutto alle varietà utilizzate per le basi spumante, sono attese già nei primi giorni della prossima settimana. Si comincerà in particolare con Pinot Nero e Chardonnay.
Secondo Coldiretti Marche, le alte temperature dell’estate hanno accelerato la maturazione delle uve, spingendo le aziende a controllare con maggiore attenzione zuccheri, acidità e stato sanitario dei grappoli. Dal 24 agosto la raccolta dovrebbe entrare nel vivo e coinvolgere progressivamente i principali areali viticoli regionali.
L’organizzazione agricola parla di una vera “Vendemmia di San Lorenzo”, espressione che fotografa lo spostamento della raccolta verso la prima parte di agosto. La data non è però uguale per tutti: varietà, altitudine, esposizione, condizioni del vigneto e obiettivi enologici continuano a determinare il momento più adatto per intervenire.
Per i produttori anticipare non significa semplicemente raccogliere prima. La scelta serve a preservare l’equilibrio delle uve ed evitare che un’eccessiva maturazione comprometta le caratteristiche richieste, soprattutto per gli spumanti. Il tema rientra nel più ampio adattamento della viticoltura al cambiamento climatico, analizzato anche dal Consiglio per la ricerca in agricoltura – CREA.
Produzione stabile, ma la grandine ha colpito alcune aziende
Le prime previsioni indicano per le Marche una produzione di circa 870.000 ettolitri di vino, sostanzialmente in linea con il risultato attribuito al 2025. Si tratta di una stima iniziale, destinata a essere aggiornata con l’avanzamento della raccolta e con la verifica effettiva delle rese.
Il quadro regionale appare complessivamente stabile, ma nasconde differenze significative tra territori e aziende. Le grandinate estive hanno provocato danni localizzati e, nei casi più gravi, alcune imprese avrebbero perso fino al 90% della produzione. Questa percentuale non riguarda dunque l’intera vendemmia marchigiana, ma specifiche realtà investite dagli eventi atmosferici.
La regione dispone di circa 18.000 ettari di vigneto. Oltre 12.000 ettari sono destinati a produzioni Doc, Docg e Igt, un dato che conferma il peso delle denominazioni nella struttura vitivinicola marchigiana. Tra i vitigni più rappresentativi figurano Verdicchio, Montepulciano, Sangiovese, Pecorino, Passerina e Lacrima.
Per chi lavora nei vigneti, l’anticipo comporta conseguenze organizzative. Cantine e aziende devono programmare prima manodopera, mezzi, conferimenti e spazi di lavorazione. Una maturazione accelerata può concentrare le operazioni in pochi giorni, rendendo decisivo il monitoraggio di ogni parcella.
Clima e qualità: perché cambia il calendario della vendemmia
L’anticipo del 2026 viene collegato da Coldiretti al grande caldo estivo. Temperature elevate e disponibilità idrica influenzano lo sviluppo della vite e la composizione degli acini. Per le aziende la priorità diventa raggiungere un equilibrio tra maturità zuccherina, acidità e profilo aromatico, evitando automatismi basati sulle date utilizzate in passato.
Il cambiamento del calendario è uno degli effetti più visibili delle trasformazioni climatiche sulla viticoltura. A questo si aggiunge una maggiore esposizione agli eventi estremi: grandine, siccità, piogge intense e ondate di calore possono alternarsi nella stessa stagione, con conseguenze differenti anche tra vigneti vicini.
La qualità finale potrà essere valutata soltanto dopo raccolta e vinificazione. Le prospettive indicate dagli operatori sono al momento positive, ma dipenderanno dalle condizioni delle prossime settimane e dalle scelte compiute in campo e in cantina.
Aggiornamenti tecnici, misure di sostegno e informazioni sul comparto sono pubblicati nella sezione Agricoltura della Regione Marche.
Pomodoro, raccolta al via nelle Marche: prezzi più bassi e costi ancora elevati
Giacenze e consumi in calo: la sfida è riequilibrare il mercato
Oltre al clima, il settore deve affrontare il peso delle giacenze di vino e il rallentamento dei consumi, particolarmente evidente tra le giovani generazioni. Se la quantità disponibile supera la capacità di assorbimento del mercato, i prezzi possono subire pressioni e aumentano le difficoltà finanziarie per aziende e cantine.
Coldiretti Marche ha chiesto alla Regione una strategia orientata meno ai volumi e maggiormente alla qualità. Tra le proposte figurano la revisione delle rese produttive, una mappatura aggiornata del vigneto regionale e strumenti capaci di favorire il riequilibrio tra offerta e domanda.
Ridurre le rese può contribuire a contenere la produzione e concentrare la qualità, ma comporta effetti economici diversi a seconda delle aziende. Per questo qualsiasi intervento dovrà essere valutato denominazione per denominazione, considerando costi, scorte, canali di vendita e posizionamento commerciale.
«Coldiretti ha avviato nei mesi scorsi una campagna di ascolto dei produttori vitivinicoli», spiega l’organizzazione. Dal confronto è nato un Piano strategico nazionale per un settore chiamato a ripensare il proprio futuro, conciliando tradizione, innovazione e sostenibilità economica.
I prossimi passaggi saranno l’avvio delle prime raccolte, l’estensione della vendemmia dal 24 agosto e l’aggiornamento delle stime produttive. Solo al termine delle operazioni sarà possibile misurare con precisione quantità, qualità delle uve e impatto reale degli eventi meteorologici sulla vendemmia marchigiana 2026.









