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L’oscuramento del Sole provocherà un calo temporaneo della produzione fotovoltaica in Europa. Bruxelles e i gestori elettrici hanno attivato un coordinamento, ma non prevedono problemi per la sicurezza delle forniture. In Italia il fenomeno sarà parziale e vicino al tramonto.

L’eclissi solare del 12 agosto 2026 non sarà soltanto uno degli eventi astronomici più attesi dell’anno. Per alcune ore diventerà anche una prova programmata per il sistema elettrico europeo, chiamato a compensare la diminuzione e la successiva ripresa della produzione degli impianti fotovoltaici.

La Commissione europea ha confermato che gli operatori delle reti hanno istituito un gruppo operativo dedicato e convocato una riunione tecnica per preparare l’evento. «L’eclissi avrà un impatto sulla produzione di energia», ha spiegato la portavoce per l’Energia Anna-Kaisa Itkonen durante il briefing del 6 agosto.

Bruxelles, tuttavia, invita a non trasformare la preparazione in un allarme. Secondo la portavoce, poiché il fenomeno si verificherà nel tardo pomeriggio, quando la produzione solare è già in discesa, l’impatto non dovrebbe essere particolarmente elevato. Al momento non vengono segnalati rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento.

Perché un’eclissi modifica la produzione fotovoltaica

Quando la Luna si interpone tra la Terra e il Sole, la radiazione che raggiunge i pannelli diminuisce rapidamente nelle aree interessate. La produzione fotovoltaica cala e, terminato l’oscuramento, risale in un intervallo relativamente breve. Il problema tecnico non è l’assenza prolungata di energia, ma la velocità della variazione su un territorio molto esteso.

In ogni istante la quantità di elettricità immessa nella rete deve restare sostanzialmente in equilibrio con quella consumata. I gestori possono compensare la perdita temporanea ricorrendo alle riserve disponibili, agli scambi tra Paesi, agli accumuli e alle altre fonti programmabili. Al ritorno della luce devono poi accompagnare la risalita del solare evitando squilibri nella direzione opposta.

È un fenomeno eccezionale, ma completamente prevedibile: percorso, orari e grado di oscuramento sono conosciuti in anticipo. Proprio questa caratteristica permette agli operatori di predisporre scenari e contromisure. L’esperienza dell’eclissi europea del 20 marzo 2015 ha già mostrato l’importanza del coordinamento, mentre da allora la capacità fotovoltaica installata è cresciuta sensibilmente.

L’evento del 2026 presenta però un elemento favorevole. La fase più importante arriverà verso sera, quando il Sole è basso e gli impianti producono meno rispetto alle ore centrali. Per questo la Commissione considera gestibile la variazione attesa e non parla di blackout.

Dove sarà totale e come si vedrà dall’Italia

L’eclissi sarà totale lungo una fascia che attraverserà Groenlandia, Islanda, una piccola area del Portogallo e la Spagna. Secondo l’Agenzia spaziale europea, in territorio spagnolo l’ombra della Luna passerà indicativamente tra le 20:27 e le 20:32, ora dell’Europa centrale, e la totalità potrà durare fino a circa un minuto e 40 secondi.

In Italia il disco solare non verrà coperto completamente. Le indicazioni pubblicate da EduINAF stimano un oscuramento di circa 46% a Napoli e 69% a Roma, mentre in Sardegna e in alcune zone del Centro-Nord potrà superare il 90%. La visione dipenderà comunque dalla posizione precisa, dalle condizioni meteorologiche e dalla presenza di ostacoli.

Il fenomeno avverrà poco prima del tramonto. Per osservarlo sarà quindi necessario scegliere un punto con orizzonte occidentale basso e libero, senza edifici, montagne o alberi davanti al Sole. INAF, Unione Astrofili Italiani e Associazione dei Planetari Italiani hanno annunciato anche una diretta dalle 19:30 alle 20:45.

Guardare il Sole senza protezione può provocare lesioni oculari permanenti. Durante tutte le fasi parziali, e dunque sempre dall’Italia, occorrono visori conformi allo standard ISO 12312-2. Occhiali da sole, vetri anneriti e filtri improvvisati non sono sicuri; binocoli e telescopi richiedono filtri solari specifici applicati davanti all’ottica.

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Un laboratorio per il Sole, l’atmosfera e lo “space weather”

La temporanea scomparsa della luce diretta offre agli scienziati condizioni difficili da riprodurre. Durante la totalità diventa osservabile la corona solare, la parte più esterna dell’atmosfera del Sole, normalmente nascosta dalla luminosità del disco. Le misurazioni permetteranno di confrontare osservazioni e modelli del campo magnetico solare.

L’ESA utilizzerà i dati anche per migliorare le previsioni dello space weather, cioè delle condizioni nello spazio influenzate dall’attività solare. Tempeste e grandi espulsioni di materia dal Sole possono interferire con satelliti, comunicazioni, navigazione e infrastrutture elettriche: comprendere meglio la corona ha quindi implicazioni concrete.

L’eclissi consente inoltre di misurare la risposta dell’atmosfera terrestre al rapido calo della radiazione: possono verificarsi una diminuzione locale della temperatura e cambiamenti nei moti dell’aria vicino al suolo. Non significa, però, che il fenomeno provocherà “violente perturbazioni meteorologiche”. È più corretto considerarlo un esperimento naturale per studiare variazioni brevi e controllabili.

Per la rete elettrica europea il 12 agosto sarà dunque una prova tecnica, non un’emergenza annunciata. I gestori seguiranno in tempo reale produzione e consumi, mentre eventuali aggiornamenti saranno comunicati dalle autorità e dagli operatori nazionali. Per i cittadini non sono richieste precauzioni energetiche particolari: l’unica vera cautela riguarda gli occhi quando si guarda il Sole.

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