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La Corte d’Appello di Bologna ha confermato la confisca e la sorveglianza speciale per quattro anni. Il patrimonio comprende società, immobili, automobili, denaro e orologi di lusso. Secondo gli investigatori, i beni erano sproporzionati rispetto ai redditi ufficiali.

La Corte d’Appello di Bologna ha confermato le misure di prevenzione patrimoniali e personali nei confronti dell’imprenditrice emiliana Patrizia Gianferrari. Il provvedimento comprende la confisca di beni per complessivi 37,2 milioni di euro e la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni.

A eseguire il decreto sono stati i finanzieri del Comando provinciale di Bologna. Il patrimonio era stato sottoposto a sequestro cautelativo nel luglio 2025 e successivamente confiscato in primo grado dalla Sezione specializzata misure di prevenzione del Tribunale di Bologna.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia e condotte dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bologna.

Chi è Patrizia Gianferrari

Patrizia Gianferrari ha 69 anni, è originaria del Modenese e risiede a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’imprenditrice avrebbe avuto la disponibilità effettiva di un’articolata rete di società operanti nel commercio di materie plastiche e ferrose e nel settore immobiliare.

Le aziende sarebbero state formalmente intestate anche ad altri soggetti, definiti dagli inquirenti prestanome compiacenti, ma gestite di fatto dalla donna insieme ai suoi due figli.

La ricostruzione patrimoniale è stata avviata nell’ambito di uno screening condotto per individuare soggetti ai quali poter applicare le misure di prevenzione previste dal Codice antimafia.

L’impiego di questo strumento normativo non significa automaticamente contestare un’appartenenza mafiosa. Le misure possono essere applicate anche in relazione a una pericolosità sociale definita “generica” o “comune”, collegata alla commissione abituale di reati dai quali deriverebbero proventi illeciti.

Tra gli elementi esaminati figura anche una condanna per associazione a delinquere relativa a fatti commessi tra le province di Ferrara, Reggio Emilia e la Repubblica di San Marino, confermata dalla Corte d’Appello di Bologna dopo la riforma di una precedente sentenza del Tribunale di Reggio Emilia.

Quali beni sono stati confiscati

Il provvedimento riguarda un patrimonio composto da società, immobili, rapporti finanziari, denaro, preziosi, orologi e automobili.

Nel decreto eseguito ad agosto, il valore complessivo è stato quantificato in 37,2 milioni di euro. La prima confisca disposta nel febbraio 2026 indicava invece un valore di circa 36,5 milioni.

Secondo i dettagli emersi nel corso del procedimento, tra i beni sottoposti a vincolo figurerebbero 38 immobili e terreni situati nelle province di Reggio Emilia, Modena, Rimini, Milano, Lodi e Padova.

Il patrimonio comprenderebbe anche una villa con piscina sulla costa romagnola, cinque automobili, tra cui Porsche, Range Rover e Audi, e 19 orologi di marchi come Patek Philippe, Rolex, Omega e Cartier.

Sono stati indicati inoltre 94 rapporti bancari, 12 partecipazioni societarie e circa 147mila euro in contanti. A questi si aggiungono società attive nel commercio e nell’immobiliare e diversi complessi residenziali.

Secondo gli investigatori, tali disponibilità sarebbero risultate «sproporzionate» rispetto alle fonti reddituali ufficialmente dichiarate dall’imprenditrice. È proprio il rapporto tra patrimonio posseduto, redditi conosciuti e attività contestate uno degli elementi centrali nelle procedure di prevenzione patrimoniale.

La rete di società e i finanziamenti garantiti dallo Stato

Gli accertamenti economici avrebbero consentito di ricostruire un sistema composto da numerose società, alcune delle quali formalmente intestate a soggetti terzi.

Secondo la Guardia di Finanza, queste imprese sarebbero state utilizzate per ottenere finanziamenti bancari, in alcuni casi assistiti da garanzie pubbliche.

«Le disponibilità liquide, una volta accreditate, erano sistematicamente distratte e destinate all’esclusivo soddisfacimento di significative esigenze personali e del proprio nucleo familiare», hanno spiegato le Fiamme Gialle, come riportato da RaiNews.

Nella ricostruzione confluiscono ipotesi e precedenti relativi a truffe, bancarotte fraudolente e documentali e false comunicazioni sociali. Alcune società, secondo gli accertamenti, sarebbero servite anche a schermare beni personali e familiari rispetto alle iniziative dell’autorità giudiziaria.

La misura di prevenzione non coincide con una nuova condanna per ciascuna delle condotte menzionate. Si tratta di un procedimento autonomo attraverso il quale il giudice valuta la pericolosità del soggetto e la provenienza o giustificazione del patrimonio.

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Sorveglianza speciale per quattro anni

Oltre alla confisca, la Corte d’Appello ha confermato per Patrizia Gianferrari la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni.

Il provvedimento di primo grado prevedeva anche l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza. La misura comporta il rispetto di specifiche prescrizioni e controlli, stabiliti dall’autorità giudiziaria.

Il Tribunale aveva motivato la decisione richiamando quella che negli atti viene definita «allarmante pervicacia criminosa manifestatasi fino all’ultimissimo periodo» e la «spregiudicatezza delle azioni».

Con la decisione della Corte d’Appello viene confermato l’impianto delle misure stabilite dal Tribunale di Bologna. L’esecuzione rappresenta il risultato delle indagini patrimoniali avviate dalla Procura di Reggio Emilia e sviluppate dalla Guardia di Finanza.

I beni confiscati passano ora sotto la gestione prevista per i patrimoni interessati dalle misure di prevenzione, secondo le procedure stabilite dalla legge.

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