Articolo
Testo articolo principale

Il presidente americano accusa il Sultanato di ostacolare la strategia degli Stati Uniti e contesta l’intesa marittima negoziata con Teheran. Dietro la minaccia ci sono il fallimento dei colloqui sul nucleare, il controllo delle rotte energetiche e divisioni interne all’amministrazione statunitense.

Donald Trump torna a minacciare l’Oman, storico partner degli Stati Uniti e principale intermediario nei colloqui con l’Iran. Il presidente americano ha dichiarato che Washington potrebbe colpire militarmente il Sultanato qualora interferisse con gli sforzi statunitensi per riaprire lo Stretto di Hormuz e concludere la guerra contro Teheran.

La frase più dura sarebbe stata pronunciata durante un’intervista con Fox News il 17 agosto 2026. Parlando dei negoziati tra Iran e Oman, Trump ha affermato, con un’espressione particolarmente esplicita, che gli Stati Uniti avrebbero bombardato il Paese se si fosse messo “di traverso”. La dichiarazione è stata riportata anche da Reuers e Associated Press.

Non risulta però annunciato un piano militare concreto contro Mascate. Al momento si tratta di una minaccia politica, seppure eccezionalmente grave perché rivolta contro un Paese che collabora da decenni con Washington e ospita strutture utilizzate anche dalle forze americane.

La tensione nasce dal ruolo assunto dall’Oman nella gestione della crisi iraniana e della navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio essenziale per le esportazioni mondiali di petrolio e gas.

L’accordo tra Oman e Iran che irrita Washington

Per settimane il governo americano aveva indicato nell’Oman un possibile facilitatore dei negoziati con l’Iran. Il Sultanato intrattiene infatti relazioni relativamente buone sia con Washington sia con Teheran ed è stato ripetutamente utilizzato come canale diplomatico riservato.

La situazione è cambiata quando Iran e Oman si sono avvicinati a un’intesa sulla futura gestione della navigazione nello Stretto di Hormuz. Secondo funzionari regionali citati da Associated Press, l’amministrazione Trump avrebbe contestato soprattutto due aspetti: la possibile amministrazione congiunta iraniano-omanita di alcune rotte e l’ipotesi di contributi volontari richiesti alle navi in transito.

Una parte del governo americano considera queste condizioni troppo favorevoli a Teheran. Il timore è che l’Iran possa ottenere un riconoscimento politico del proprio ruolo nello Stretto e trasformare la sicurezza della navigazione in uno strumento di pressione economica.

Mascate e Teheran sostengono invece di voler creare un meccanismo capace di tutelare i diritti dei due Paesi costieri e garantire il passaggio delle navi commerciali. I dettagli definitivi dell’accordo non sono stati pubblicati, perciò non è ancora possibile stabilire quali poteri verrebbero concretamente attribuiti all’Iran.

Trump ha inoltre rivendicato il controllo americano dello Stretto e ha persino ipotizzato di considerarlo territorio degli Stati Uniti. Un’affermazione priva di fondamento nel diritto internazionale e duramente respinta da Teheran.

Il fallimento del negoziato nucleare con l’Iran

La minaccia contro l’Oman arriva mentre la strategia diplomatica americana mostra evidenti difficoltà. A giugno Stati Uniti e Iran avevano sottoscritto un memorandum che prevedeva 60 giorni di negoziati per arrivare a un accordo più ampio.

L’intesa avrebbe dovuto affrontare il programma nucleare iraniano, le sanzioni statunitensi e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il termine è scaduto il 17 agosto senza un accordo definitivo e dopo una nuova escalation militare.

Trump sostiene che Teheran non sia disposta ad accettare le condizioni necessarie per impedire la costruzione di armi nucleari. Il presidente ha invitato l’Iran alla resa e ha escluso una semplice proroga del memorandum.

Secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, all’interno dell’amministrazione convivono interpretazioni differenti. Alcuni funzionari ritengono che l’Oman si sia avvicinato troppo alle posizioni iraniane; altri considerano le parole di Trump una reazione alla mancata conclusione dell’accordo nucleare promesso dalla Casa Bianca.

L’Oman rischia così di diventare il bersaglio della frustrazione americana per una trattativa arenata. Lo stesso Paese che Washington aveva presentato come possibile soluzione viene ora accusato di rappresentare un ostacolo.

Perché lo Stretto di Hormuz è così importante

Lo Stretto collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e all’Oceano Indiano. Attraverso questo passaggio transita normalmente una quota decisiva del petrolio e del gas naturale liquefatto trasportati via mare.

Una chiusura prolungata o una riduzione significativa del traffico può provocare aumenti immediati delle quotazioni energetiche, dei costi assicurativi e delle spese di trasporto. Le conseguenze possono arrivare rapidamente anche in Europa attraverso i prezzi di carburanti, elettricità e merci.

La guerra e le tensioni sulla navigazione hanno già rallentato i transiti. Per Washington, la riapertura completa dello Stretto è diventata anche una questione di politica interna: l’aumento dei prezzi dell’energia può pesare sull’inflazione e sul consenso verso Trump in vista delle elezioni di metà mandato.

L’Oman occupa inoltre una posizione geografica strategica sulla sponda meridionale dello Stretto. Escluderlo da qualsiasi soluzione duratura sarebbe estremamente difficile. Colpirlo militarmente potrebbe allargare la guerra, destabilizzare la Penisola Arabica e compromettere le relazioni americane con gli altri alleati del Golfo.

Cosa può succedere ora tra Stati Uniti e Oman

La prima conseguenza potrebbe essere un aumento della pressione diplomatica su Mascate affinché modifichi l’intesa con l’Iran. Washington potrebbe chiedere garanzie sulla libertà di navigazione, sul divieto di pedaggi obbligatori e sull’assenza di un controllo esclusivo iraniano.

Un attacco militare rimane uno scenario estremo. Non è stata resa pubblica alcuna autorizzazione operativa e la Casa Bianca non ha illustrato obiettivi, tempi o basi giuridiche per un intervento contro l’Oman.

La minaccia, tuttavia, può già produrre danni. Il Sultanato potrebbe ridurre la propria disponibilità a mediare, mentre gli altri partner regionali potrebbero dubitare dell’affidabilità delle garanzie americane.

La vicenda mostra soprattutto quanto sia fragile il tentativo di separare la sicurezza dello Stretto dalla guerra con l’Iran. Senza un’intesa politica tra Washington e Teheran, ogni accordo marittimo rimane esposto a nuove pressioni. E l’Oman, da mediatore indispensabile, rischia di trasformarsi in un nuovo fronte della crisi.

TAG: , , , , , , , , ,