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Il consigliere regionale del Partito Democratico ha presentato un’interpellanza alla Giunta delle Marche. «Un Comune su tre nell’entroterra è senza stazioni di rifornimento: occorre sostenere gli impianti comunali e calmierare i prezzi».

ANCONA – Nelle aree interne delle Marche un Comune su tre sarebbe privo di una stazione di rifornimento. A sollevare il problema è il consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Cesetti, che ha depositato un’interpellanza per chiedere alla Giunta regionale politiche di investimento a tutela della rete dei distributori nei piccoli centri.

«È un dato allarmante che conferma la progressiva e inaccettabile cancellazione dei presidi di prossimità nelle aree interne», afferma Cesetti.

Il consigliere regionale collega la riduzione delle stazioni di servizio al più generale arretramento dei servizi essenziali nei territori montani e pedemontani.

«Dopo lo smantellamento degli sportelli bancari e i tagli operati da Poste Italiane, si sta consumando l’ennesimo impoverimento di questi territori, con gravi disagi per residenti, lavoratori e attività economiche», aggiunge l’esponente del Pd.

Nei piccoli centri il distributore diventa un servizio pubblico

Secondo Cesetti, nei centri con meno di mille abitanti la presenza di una pompa di benzina assume una funzione che va oltre quella di una normale attività commerciale.

«La presenza di una stazione di rifornimento nei piccoli centri non rappresenta una semplice attività commerciale, ma un vero e proprio servizio pubblico», sostiene il consigliere regionale.

La chiusura dell’unico impianto presente in un paese può costringere residenti e imprese a percorrere decine di chilometri soltanto per effettuare il rifornimento. Le conseguenze risultano particolarmente pesanti per gli anziani, per le famiglie che dispongono di un solo veicolo e per chi vive in territori non adeguatamente collegati dal trasporto pubblico.

«È una dinamica che aumenta l’isolamento, alimenta lo spopolamento e vanifica qualsiasi strategia di rilancio turistico dei borghi», evidenzia Cesetti.

La presenza di un distributore assume un valore rilevante anche per le attività economiche, artigianali e agricole, che hanno bisogno di carburante per gli spostamenti, la consegna delle merci e l’utilizzo quotidiano dei mezzi.

La questione interessa inoltre i visitatori e i turisti che raggiungono borghi, parchi e località montane. Una rete di servizi insufficiente rischia infatti di ridurre l’accessibilità e l’attrattività delle aree interne, già penalizzate dalle distanze e dalla conformazione del territorio.

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Gli esempi di Force, Montedinove e degli altri Comuni

Cesetti richiama le esperienze di diversi Comuni marchigiani che hanno scelto la gestione diretta o la salvaguardia dell’impianto locale.

Tra gli esempi citati figurano Monte San Martino, Force, Montedinove, Castignano e Ripatransone. Secondo il consigliere, l’intervento delle amministrazioni può contribuire non soltanto a garantire la continuità del servizio, ma anche a contenere i prezzi praticati agli automobilisti.

«L’intervento diretto delle Amministrazioni comunali permette persino di calmierare i prezzi alla pompa, tutelando le famiglie dai rincari e sottraendo i cittadini alle speculazioni e alle logiche di puro profitto dei colossi petroliferi», afferma Cesetti.

La gestione pubblica comporta tuttavia costi, responsabilità e rischi economici che possono diventare difficili da sostenere per i bilanci dei piccoli enti.

«I sindaci non possono essere lasciati soli ad affrontare i costi operativi o i rischi gestionali, come dimostrano i recenti casi di impianti ceduti a soggetti privati per mancanza di sostenibilità finanziaria. È indispensabile un supporto strutturale da parte della Regione», prosegue il consigliere.

Il problema si inserisce in una fase di difficoltà per l’intera rete distributiva. Secondo un’elaborazione diffusa da CNA Marche, alla fine del primo trimestre del 2026 risultavano attive nella regione 352 imprese del settore, 104 in meno rispetto allo stesso periodo del 2021. Il calo indicato è pari al 22,8%, con una contrazione particolarmente accentuata nella provincia di Ascoli Piceno.

La proposta di un Fondo regionale per i distributori

La principale richiesta contenuta nell’interpellanza è l’istituzione di un Fondo regionale dedicato ai distributori comunali di carburante.

Le risorse dovrebbero sostenere l’acquisizione, la realizzazione e la gestione degli impianti nei piccoli Comuni e nelle aree interne. Il fondo, nelle intenzioni di Cesetti, dovrebbe essere inserito nel prossimo bilancio triennale della Regione.

«Servono risposte immediate e strumenti concreti, come l’istituzione di un Fondo regionale dedicato nel prossimo bilancio triennale per sostenere l’acquisizione, la realizzazione e la gestione delle stazioni nei piccoli Comuni e nelle aree interne», spiega l’esponente del Partito Democratico.

A questa misura dovrebbero affiancarsi finanziamenti specifici, anche di provenienza europea, per l’ammodernamento e l’efficientamento energetico delle strutture.

Cesetti propone inoltre l’apertura di un tavolo di confronto con Anci, Upi e Unioni Montane, così da coinvolgere gli enti locali nell’individuazione delle priorità e delle modalità di intervento.

Le misure richieste nella manovra regionale 2027-2029

Secondo il consigliere, i primi provvedimenti potrebbero essere inseriti già nel Documento di economia e finanza regionale e nella manovra finanziaria delle Marche per il triennio 2027-2029.

«Questo può avvenire già nel Defr e nella manovra 2027-2029, purché la Giunta regionale comprenda che garantire la rete di rifornimento nell’entroterra non è un costo, ma un investimento essenziale», dichiara Cesetti.

La richiesta politica punta quindi a riconoscere le stazioni di servizio dei piccoli centri come infrastrutture di prossimità, necessarie per garantire la mobilità e la permanenza delle comunità nei territori montani.

«Occorre restituire pari dignità e piena cittadinanza a tutte le Marche», conclude il consigliere regionale.

Il prossimo passaggio sarà la risposta della Giunta all’interpellanza. In quella sede dovrà essere chiarito se la Regione intenda prevedere risorse specifiche e avviare un confronto con Comuni, Province e Unioni Montane sulla tenuta della rete di distribuzione nell’entroterra.

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