Un uomo di origine russa con passaporto lettone e un cittadino bielorusso con documento russo sono indagati per il tentato attacco all’aeroporto di Lipsia-Halle. Berlino accusa Mosca di condurre una campagna di guerra ibrida, mentre il Cremlino respinge ogni responsabilità.
Gli investigatori tedeschi avrebbero identificato due dei presunti responsabili del tentato attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia-Halle, avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2026. Uno dei sospettati sarebbe entrato nello spazio Schengen utilizzando un visto turistico rilasciato dall’Italia.
Le informazioni sono state pubblicate dalle emittenti tedesche Ndr e Wdr insieme alla Süddeutsche Zeitung e alla Zeit. I due uomini sarebbero un cittadino nato in Russia e titolare di passaporto lettone e un bielorusso in possesso anche della cittadinanza russa.
Quest’ultimo avrebbe ottenuto alla fine di aprile un visto presso l’Ambasciata italiana a Minsk. Fonti italiane hanno precisato che l’uomo non sarebbe mai transitato sul territorio nazionale, pur avendo utilizzato il documento per accedere all’area Schengen.
Le autorità tedesche collegano l’episodio a una possibile operazione dei servizi segreti russi condotta attraverso collaboratori reclutati per compiti specifici. Mosca ha respinto le accuse, definendole una provocazione politica e negando qualsiasi coinvolgimento.
Il tentato attacco all’aeroporto di Lipsia-Halle
L’allarme era scattato dopo il ritrovamento di un drone dotato di esplosivo e sistema di innesco nell’area dell’aeroporto di Lipsia-Halle, uno dei principali scali europei per il trasporto delle merci.
Il dispositivo si trovava vicino a un aereo cargo ucraino. Lo scalo tedesco rappresenta infatti un importante nodo logistico per i collegamenti con Kiev e per la movimentazione di materiali diretti verso l’Ucraina.
Secondo le ricostruzioni investigative, l’operazione potrebbe essere stata articolata in più fasi e avrebbe coinvolto diversi droni. Uno degli apparecchi sarebbe stato individuato e neutralizzato prima di esplodere, evitando conseguenze potenzialmente gravissime.
Un secondo velivolo senza pilota potrebbe essere entrato in collisione con un cargo della DHL durante le manovre rese necessarie dall’emergenza. Le autorità stanno ancora ricostruendo la sequenza esatta e verificando se tutti i dispositivi avessero una carica esplosiva.
La Procura federale tedesca ha assunto la direzione dell’inchiesta, aperta per il sospetto di tentata esplosione mediante materiale detonante. Non risultano vittime, ma la vicinanza del drone ad aeromobili e strutture operative ha portato il governo tedesco a considerare l’episodio una delle più gravi azioni di sabotaggio avvenute nel Paese.
L’aeroporto non era soltanto un obiettivo simbolico. Un’esplosione avrebbe potuto provocare danni alla pista, agli aerei cargo e alla catena logistica utilizzata anche per sostenere l’Ucraina.
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Chi sono i due sospettati e il legame con Mosca
Il primo uomo individuato dagli investigatori sarebbe nato in Russia, ma viaggerebbe con un passaporto lettone. Secondo le informazioni emerse sui media tedeschi, farebbe parte di quella che viene definita una rete di collaboratori “low-level”, ovvero persone esterne ai servizi segreti ma reclutate per attività operative circoscritte.
Questo sistema permetterebbe agli apparati di intelligence di limitare i contatti diretti con gli esecutori e di rendere più difficile attribuire formalmente le operazioni allo Stato che le avrebbe ordinate.
Il secondo sospettato è un cittadino bielorusso titolare anche di un passaporto russo. Il suo Dna sarebbe stato trovato nell’area dell’attacco, mentre gli investigatori ne avrebbero ricostruito gli spostamenti attraverso dati telefonici e altre tracce.
Le autorità starebbero cercando almeno altre quattro persone, individuate attraverso campioni biologici o l’analisi delle celle telefoniche attive nella zona. Non è stato ancora chiarito se abbiano partecipato materialmente all’operazione oppure svolto attività di supporto e sorveglianza.
Secondo il governo tedesco, gli elementi raccolti consentirebbero di attribuire l’attacco alla Russia. Si tratta tuttavia di un’ipotesi investigativa e politica ancora da dimostrare compiutamente in sede giudiziaria. Non risultano al momento condanne definitive nei confronti dei sospettati.
Mosca ha respinto ogni responsabilità. Il Cremlino ha accusato Berlino di alimentare una campagna ostile contro la Russia e ha definito le contestazioni tedesche prive di fondamento.
Il visto italiano rilasciato a Minsk
Il coinvolgimento dell’Italia riguarda il visto concesso al cittadino bielorusso con passaporto russo. Secondo i media tedeschi, il documento turistico sarebbe stato rilasciato dall’Ambasciata italiana in Bielorussia alla fine di aprile 2026.
Un visto Schengen emesso da uno dei Paesi aderenti consente, entro i limiti di durata e validità, di viaggiare anche negli altri Stati dell’area. Il possesso di un visto italiano non implica quindi necessariamente l’ingresso iniziale o il soggiorno in Italia.
Fonti di sicurezza hanno precisato che il sospettato non sarebbe mai passato dal territorio italiano. Resta però da verificare quali informazioni siano state presentate nella richiesta e se, al momento del rilascio, fossero disponibili segnalazioni internazionali o precedenti che avrebbero potuto giustificare un diniego.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato verifiche per comprendere le ragioni della concessione. La vicenda è arrivata anche in Parlamento, dove alcuni esponenti dell’opposizione hanno chiesto un’informativa al governo sui controlli effettuati e sulle procedure seguite dalla rappresentanza diplomatica.
La questione non dimostra di per sé una responsabilità delle autorità italiane. Per stabilire se siano avvenute irregolarità sarà necessario accertare quali dati fossero accessibili all’ambasciata nel momento in cui la domanda venne esaminata.
Il caso potrebbe comunque riaprire in Europa il confronto sulla condivisione delle informazioni e sulle restrizioni applicate ai cittadini russi e bielorussi dopo l’invasione dell’Ucraina.
Guerra ibrida, Berlino indaga su altri sabotaggi
Il governo tedesco ha inserito il caso di Lipsia in un quadro più ampio di presunte operazioni di guerra ibrida russa contro infrastrutture europee. Il termine comprende sabotaggi, attacchi informatici, disinformazione e azioni destinate a creare insicurezza senza arrivare a un confronto militare diretto.
Le autorità stanno indagando anche su danneggiamenti alle infrastrutture energetiche nel Brandeburgo e nel Nord Reno-Westfalia, oltre che su ripetuti avvistamenti di droni nei pressi di basi militari e installazioni strategiche.
La Commissione europea e la Nato hanno espresso solidarietà alla Germania. Berlino ha adottato anche misure diplomatiche contro strutture russe presenti nel Paese, mentre a livello europeo si discute di nuove sanzioni e di controlli più rigorosi sui visti.
La Russia continua a negare di aver organizzato operazioni di sabotaggio nell’Unione europea. Saranno quindi gli sviluppi dell’inchiesta, l’analisi dei dispositivi e le prove sui collegamenti tra i sospettati e gli apparati di Mosca a determinare la tenuta delle accuse tedesche.









