Gli studenti italiani ottengono risultati superiori alla media OCSE nei tre ambiti analizzati. Valditara: «Il sistema scolastico italiano è solido». Migliorano le scienze e si riducono le distanze tra Nord e Sud.
La scuola italiana supera la media dei Paesi OCSE in lettura, matematica e scienze. È quanto emerge dai risultati dell’indagine internazionale OCSE PISA 2025, presentati l’8 settembre 2026, in un contesto caratterizzato da un arretramento delle competenze in numerosi sistemi scolastici.
In scienze, settore principale dell’ultima rilevazione, gli studenti italiani raggiungono 483 punti, contro una media OCSE pari a 482. In lettura il vantaggio è più netto: 474 punti per l’Italia, rispetto ai 461 punti della media internazionale.
Il punteggio italiano in matematica è invece di 468 punti, cinque in più rispetto alla media OCSE, ferma a 463. Positivo anche il dato relativo alla quota di ragazzi che raggiunge almeno il livello di competenza di base, leggermente superiore al valore medio dell’area.
Per il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, i risultati dimostrano la solidità del sistema scolastico nazionale. Il rapporto segnala inoltre una riduzione dei divari territoriali tra il Nord e il Sud del Paese, uno dei problemi storici dell’istruzione italiana.
Che cos’è l’indagine OCSE PISA e cosa misura
PISA, acronimo di Programme for International Student Assessment, è un’indagine promossa dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per valutare le competenze degli studenti quindicenni.
Le prove non verificano soltanto la conoscenza dei programmi scolastici. L’obiettivo è capire in quale misura i ragazzi sappiano utilizzare ciò che hanno appreso per interpretare informazioni, risolvere problemi e affrontare situazioni concrete.
La rilevazione riguarda tre ambiti fondamentali: comprensione dei testi scritti, matematica e scienze. A ogni ciclo uno dei settori viene esaminato in maniera più approfondita. Nel 2025 l’ambito principale è stato quello scientifico.
Secondo il quadro di riferimento dell’OCSE, la competenza scientifica comprende la capacità di comprendere come la scienza produca conoscenze affidabili e di prendere decisioni informate su questioni che riguardano, tra gli altri temi, salute e ambiente.
All’edizione 2025 hanno partecipato oltre 90 Paesi ed economie. Il confronto internazionale consente di osservare punti di forza e criticità dei diversi sistemi educativi, ma i risultati devono essere letti considerando anche i margini statistici, il contesto sociale e la composizione del campione.
Una differenza di pochi punti non equivale quindi automaticamente a una distanza strutturale. Assume maggiore rilievo quando viene indicata dall’OCSE come statisticamente significativa o quando conferma una tendenza osservata nel tempo.
Italia sopra la media OCSE: i risultati nelle tre materie
Il risultato più rilevante per l’Italia arriva dalla lettura. Con 474 punti, gli studenti italiani superano di tredici punti la media OCSE di 461. Secondo il Ministero, è la prima volta che il Paese si colloca in maniera statisticamente significativa sopra la media internazionale in questo ambito.
«Il punteggio medio italiano è superiore a quello della Finlandia, sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali riferimenti internazionali», ha commentato Valditara.
In matematica l’Italia totalizza 468 punti, a fronte dei 463 della media OCSE. Il dato risulta superiore a quello ottenuto da Paesi come Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia. Anche la percentuale di studenti che raggiunge almeno il livello di base risulta leggermente più alta della media.
Nelle scienze, materia al centro di PISA 2025, l’Italia ottiene 483 punti, contro i 482 dell’area OCSE. Il valore migliora rispetto alla rilevazione del 2022, mentre nel complesso dei Paesi partecipanti il quadro resta disomogeneo.
Il rapporto OCSE PISA 2025 evidenzia infatti risultati stagnanti o in calo in numerosi sistemi educativi. Tra il 2015 e il 2025, la media OCSE nelle scienze è diminuita moderatamente, mentre in matematica la contrazione è stata più marcata.
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Valditara: «La scuola italiana è un sistema solido»
Il ministro Valditara ha collegato i risultati dell’indagine internazionale ai segnali emersi dalle più recenti prove nazionali Invalsi.
«La scuola italiana si è mostrata un sistema solido. In un contesto complesso, che ha visto arretrare in modo preoccupante diversi Paesi, il nostro sistema scolastico ha saputo lavorare sulle criticità, riuscendo peraltro a ridurre i divari storici tra Nord e Sud», ha dichiarato.
Secondo il ministro, l’Italia sta superando alcuni dei giudizi negativi che hanno accompagnato per anni il confronto internazionale sul sistema di istruzione. «Diventiamo un riferimento internazionale importante, lasciandoci alle spalle vecchi pregiudizi», ha aggiunto.
Valditara ha quindi annunciato la volontà di proseguire lungo il percorso intrapreso, potenziando le misure di sostegno rivolte a insegnanti e studenti.
Il miglioramento delle medie nazionali rappresenta un segnale positivo, ma non elimina le criticità. Per valutare la qualità complessiva della scuola occorre considerare anche la distribuzione dei risultati, la percentuale di studenti con competenze insufficienti e le differenze legate al territorio, alla condizione economica e alla tipologia di istituto frequentato.
Divari territoriali e conseguenze per studenti e docenti
Tra gli elementi messi in evidenza dal Ministero c’è la riduzione della distanza tra Nord e Sud. Il dato assume particolare importanza perché le precedenti rilevazioni nazionali e internazionali avevano mostrato differenze consistenti nelle competenze degli studenti.
Una riduzione del divario può indicare una maggiore capacità delle scuole di garantire livelli di apprendimento più uniformi. Sarà però necessario analizzare nel dettaglio i risultati territoriali per capire in quali aree si siano verificati i miglioramenti e quali difficoltà restino ancora da affrontare.
Per studenti e famiglie, i dati PISA non producono conseguenze dirette sulle valutazioni scolastiche: i test vengono somministrati a un campione rappresentativo e non determinano voti, promozioni o ammissioni agli esami.
I risultati sono invece importanti per le politiche pubbliche. Permettono di orientare investimenti nella formazione dei docenti, nel contrasto alla dispersione scolastica, nel rafforzamento delle competenze di base e nel sostegno agli istituti che operano nei contesti più fragili.
La sfida sarà trasformare il risultato positivo del 2025 in una tendenza stabile. Il confronto con gli altri Paesi premia oggi la tenuta dell’Italia, ma richiede di continuare a intervenire sulle disuguaglianze e sugli studenti che non raggiungono ancora le competenze indispensabili per lo studio, il lavoro e la partecipazione alla vita sociale.









