Dal 3 ottobre al 7 novembre 2026 Ascoli Piceno celebra uno dei suoi artisti più rappresentativi. Il percorso in dieci sezioni riunisce dipinti, ritratti, disegni, opere sacre, fotografie e materiali provenienti dallo studio del pittore.
Il Forte Malatesta di Ascoli Piceno ospita una grande mostra antologica dedicata a Dino Ferrari, pittore ascolano che ha attraversato gran parte del Novecento sviluppando, in oltre settant’anni di attività, un linguaggio personale in costante trasformazione.
L’esposizione sarà visitabile dal 3 ottobre al 7 novembre 2026 e verrà inaugurata sabato 3 ottobre alle ore 18.
All’apertura interverranno il commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli, il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, il direttore dei Musei Civici Stefano Papetti, il responsabile dell’Archivio Dino Ferrari Marco Ferrari, il direttore artistico Zeno Rossi, il curatore Carlo Bachetti Doria e il presidente della BCC Banca del Piceno Sandro Donati.
La mostra nasce con l’obiettivo di ricostruire non soltanto l’attività artistica di Ferrari, ma anche il suo rapporto con Ascoli Piceno, con gli allievi e con una pittura vissuta come scelta assoluta.
Un percorso articolato in dieci sezioni
Curata da Carlo Bachetti Doria, con la direzione artistica di Zeno Rossi, l’antologica riunisce materiali messi a disposizione dall’Archivio Dino Ferrari.
Il percorso è suddiviso in dieci sezioni e accompagna il visitatore dagli anni della formazione alle opere della piena maturità, fino agli ultimi lavori realizzati alle soglie del XXI secolo.
Sono esposti dipinti, ritratti, disegni, tecniche miste, opere grafiche e grandi composizioni di carattere religioso. A questi si aggiungono fotografie, documenti, filmati originali e oggetti appartenuti all’artista.
Una selezione di materiali provenienti dal suo studio ricostruisce idealmente l’ambiente nel quale Ferrari lavorò per circa quarant’anni. Non si tratta solamente di un apparato documentario, ma di uno strumento per comprendere il suo metodo quotidiano, il rapporto con i materiali e la dedizione completa alla pittura.
La scelta del Forte Malatesta conferisce ulteriore forza al progetto. La struttura è considerata una delle più importanti architetture fortificate rinascimentali italiane e rappresenta uno dei principali spazi museali e culturali della città.
Dalla bottega di Egidio Coppola alla Pinacoteca Civica
Dino Ferrari nacque ad Ascoli Piceno nel 1914, nel quartiere di Santa Maria Inter Vineas. Fin dall’infanzia dimostrò una particolare inclinazione per il disegno.
A soli undici anni entrò nello studio di Egidio Coppola, pittore legato alla tradizione verista. Da quell’esperienza apprese l’importanza del mestiere, dell’esercizio continuo e della conoscenza tecnica dei materiali.
Dopo la morte di Coppola proseguì la propria formazione frequentando il corso serale di disegno tenuto da Aldo Castelli. Parallelamente trascorse molto tempo nelle sale della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, studiando direttamente le opere dei maestri del passato.
Tra il 1937 e il 1939 soggiornò a Roma, dove frequentò lo studio del ritrattista Sigismondo Meyer. Il periodo romano gli permise di confrontarsi con le principali esperienze della pittura italiana del Novecento e di ampliare il proprio orizzonte oltre la formazione locale.
Una volta rientrato ad Ascoli, avviò una lunga stagione artistica caratterizzata dalla ritrattistica, dalle composizioni religiose, dai soggetti sociali e da una continua ricerca sulle possibilità della figura.
I ritratti e il confronto con il Novecento
La mostra documenta i diversi momenti della produzione di Ferrari senza ridurli a una successione rigida di stili.
I dipinti giovanili e le vedute legate alla Pinacoteca testimoniano la fase iniziale, dominata dallo studio della realtà e dalla volontà di padroneggiare gli strumenti della pittura.
I ritratti mostrano invece il progressivo allontanamento dalla semplice osservazione naturalistica. I volti e i corpi diventano nel tempo più liberi, sintetici ed espressivi, fino a trasformarsi in presenze capaci di comunicare tensioni interiori e inquietudini.
Le opere degli anni Sessanta e Settanta raccontano il confronto dell’artista con la modernità e con i temi sociali. Ferrari resta legato alla figura umana, ma la sottopone a una continua trasformazione formale.
I lavori degli anni Ottanta e Novanta conducono agli esiti maggiormente riconoscibili della sua ricerca, quando la figura viene costruita attraverso masse compatte, superfici fortemente definite e una crescente essenzialità compositiva.
Artigianato artistico nelle Marche, 500 mila euro per formare giovani nelle botteghe
Il “metallismo” di Dino Ferrari
Un nucleo centrale dell’antologica è dedicato al cosiddetto “metallismo”, il termine utilizzato per identificare la stagione più caratteristica dell’opera di Ferrari.
In questi lavori le figure assumono forme sintetiche e volumi compatti. Le superfici sembrano acquistare una consistenza metallica, mentre corpi e oggetti vengono ridotti a strutture solide, quasi scolpite attraverso il colore.
È un linguaggio collocato in una zona di confine tra figurazione e astrazione. Il soggetto resta riconoscibile, ma viene liberato dai dettagli descrittivi e trasformato in una presenza essenziale.
Attraverso il metallismo Ferrari affronta scene quotidiane, archetipi umani, composizioni sacre e temi universali. Il risultato è una pittura dotata di una forza plastica immediatamente identificabile, capace di conservare il legame con la realtà senza limitarsi a riprodurla.
Questa fase permette di leggere anche l’autonomia dell’artista rispetto alle correnti dominanti. Pur confrontandosi con le trasformazioni dell’arte contemporanea, Ferrari costruì una ricerca personale, mantenendo al centro l’uomo e la materia pittorica.
Dino Ferrari e il legame con Ascoli Piceno
Ascoli Piceno non rappresentò soltanto il luogo di nascita del pittore, ma il centro concreto e simbolico della sua attività.
La città fu il luogo della formazione nella Pinacoteca Civica, delle prime esperienze professionali e delle numerose commissioni pubbliche e religiose. Nel 1960 Ferrari aprì il proprio studio a Palazzo Laudi Migliori, in Piazza Sant’Agostino.
Quello spazio divenne il centro della sua produzione e anche un luogo di incontro, insegnamento e confronto culturale.
Importante fu inoltre l’esperienza della Scuola gratuita di disegno e pittura dal vero del Palazzetto Longobardo, attraverso la quale Ferrari trasmise ad altri la centralità dell’osservazione, della pratica e della conoscenza tecnica.
Il suo rapporto con la città non fu sempre semplice. Ferrari partecipò alla vita culturale ascolana con un carattere forte e spesso intransigente, entrando talvolta in contrasto con ambienti e protagonisti locali.
Nonostante tensioni e incomprensioni, quel dialogo non si interruppe mai. La mostra al Forte Malatesta vuole ora riaprire il confronto critico con un artista profondamente ascolano, ma capace di interpretare questioni e inquietudini dell’intero Novecento.
Le “Maledizioni”, il lato ironico e provocatorio
Tra i materiali più sorprendenti dell’esposizione figurano le cosiddette “Maledizioni”, una serie di disegni nei quali Ferrari rappresentava le persone che riteneva responsabili di torti, delusioni o contrasti.
Realizzate con un segno rapido e caricaturale, queste opere erano accompagnate da invettive, figure diaboliche e personaggi impiccati. Ferrari le esponeva sulla porta e lungo il corridoio del proprio studio.
Le “Maledizioni” documentano un aspetto meno conosciuto della sua personalità. Rabbia, ironia, teatralità e gusto della provocazione convivono in fogli che trasformano il risentimento personale in una forma di racconto visivo.
Fotografie, testimonianze e filmati permettono inoltre di conoscere l’uomo oltre il pittore: la generosità, il rapporto con gli allievi, la disciplina quotidiana e la volontà di continuare a lavorare fino agli ultimi giorni della propria vita.
L’esposizione si propone così come il racconto completo di una vocazione artistica durata oltre settant’anni. Una ricostruzione che restituisce a Dino Ferrari il posto occupato nella storia culturale di Ascoli Piceno e invita a riconsiderarne l’opera nel più ampio contesto dell’arte italiana del Novecento.
La mostra e i sostenitori
L’iniziativa coinvolge il Comune di Ascoli Piceno, i Musei Civici, il Circolo Cittadino, Frida Art Academy e l’Archivio Dino Ferrari.
La realizzazione è sostenuta da BCC Banca del Piceno, Felici Costruzioni e Restauri, Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, Confindustria Ascoli Piceno, Soltec e Sabelli. Gli organizzatori ringraziano inoltre Intesa Sanpaolo e Impresa Gaspari.
Informazioni
- Mostra: Dino Ferrari
- Sede: Forte Malatesta, via delle Terme, Ascoli Piceno
- Periodo: dal 3 ottobre al 7 novembre 2026
- Inaugurazione: sabato 3 ottobre, ore 18
- Curatore: Carlo Bachetti Doria
- Direzione artistica: Zeno Rossi
- Materiali: Archivio Dino Ferrari
Per conoscere giorni, orari e condizioni di accesso è possibile consultare il sito dei MuseiCivici di Ascoli Piceno.









