In “Soffiando nel vento”, pubblicato da Solferino, la giornalista racconta il Paese attraverso storie femminili di fatica, libertà e solidarietà. L’ispirazione arriva da Marjane Satrapi e da un metodo fondato sull’ascolto.
Due lavori, quasi dodici ore fuori casa e sette euro sul conto. Eppure Silvia si considera fortunata. È una delle storie attraverso le quali Giovanna Botteri racconta l’Italia nel suo primo libro, “Soffiando nel vento. Donne che non si arrendono”, pubblicato da Solferino.
Dopo una lunga carriera da inviata e corrispondente Rai all’estero, la giornalista rivolge lo sguardo al Paese nel quale è tornata a vivere. Lo fa seguendo le esperienze delle donne, le difficoltà quotidiane e le scelte con cui affrontano ingiustizie e cambiamenti.
Nell’intervista a Vanity Fair del 22 ottobre 2026, Botteri indica proprio Silvia come figura rappresentativa di un’Italia che lavora, cresce i figli e continua a sostenere la vita familiare anche in condizioni economiche difficili. «Silvia è l’Italia», afferma.
Il libro intreccia persone comuni e figure della storia, testimonianze del presente e memorie della libertà conquistata. Al centro c’è la volontà di comprendere il Paese attraverso le persone incontrate.
Il punto di partenza è l’ascolto: entrare nelle case, raccogliere racconti e lasciare emergere le contraddizioni che spesso restano sullo sfondo. La fatica individuale diventa così una domanda collettiva sul lavoro, sulla dignità e sulla possibilità di immaginare il futuro.
Silvia e il lavoro che non basta per vivere con serenità
La vicenda di Silvia colpisce perché mette insieme condizioni che, sulla carta, dovrebbero garantire stabilità e una quotidianità segnata dalle ristrettezze. Ha un impiego fisso, ma svolge anche un secondo lavoro e trascorre quasi dodici ore al giorno fuori casa.
Botteri ne parla con rispetto, sottolineando la distanza tra lo sforzo compiuto e le risorse disponibili. Il fatto che Silvia continui a considerarsi fortunata rende ancora più evidente la durezza della sua situazione.
La sua storia era già entrata nel racconto televisivo della giornalista. In un servizio di “In altre parole”, pubblicato da La7 il 18 ottobre 2025, Botteri l’aveva incontrata a Palombara Sabina: una lavoratrice a tempo indeterminato in una clinica per anziani che faticava comunque ad arrivare alla fine del mese.
È un caso individuale, che non può essere trasformato da solo in una fotografia statistica dell’intero Paese. La sua forza giornalistica sta però nella domanda che apre: quanto può essere fragile la sicurezza economica anche quando si lavora?
Il racconto di Botteri porta in primo piano anche il costo personale di questa condizione: tempo sottratto alla casa, stanchezza, preoccupazione dei figli. Sono aspetti che permettono di osservare il lavoro oltre la sola esistenza di un contratto, interrogandosi sulla qualità della vita che quel lavoro rende possibile.
Da Marjane Satrapi alle protagoniste di “Soffiando nel vento”
L’ispirazione del libro arriva da Marjane Satrapi. Nell’intervista a Vanity Fair, Botteri spiega di avere riconosciuto nel suo modo di raccontare l’Iran, attraverso le relazioni familiari e le conversazioni domestiche, una strada per comprendere anche l’Italia.
Il volume raccoglie esperienze differenti. Nella presentazione editoriale compare Mirella Alloisio, nome di battaglia Olga, che ha trasmesso agli studenti la memoria della Resistenza e il valore della libertà.
C’è Dalia, che destina il denaro dell’assicurazione alle Cucine Popolari, e c’è Aya, evacuata da Gaza attraverso i corridoi umanitari e diventata dottoressa di ricerca all’Università di Siena.
Il percorso comprende anche Tina Modotti, le donne di Niscemi e quelle della Romagna colpita dall’alluvione. Storie lontane per contesto, unite dalla capacità di affrontare difficoltà e responsabilità senza rinunciare ad agire.
La varietà delle protagoniste evita di ridurre l’esperienza femminile a un unico modello. Le scelte raccontate riguardano memoria, solidarietà, lavoro e appartenenza a una comunità.
Il filo che le collega è la possibilità di leggere questioni più ampie attraverso una vicenda concreta. La dimensione personale diventa un punto di osservazione sulle trasformazioni sociali, sulle disuguaglianze e sulle risorse che le persone mettono in campo per affrontarle.
Dalle corrispondenze estere all’Italia: il metodo dell’ascolto
La prospettiva del libro nasce da un percorso professionale costruito sul campo. La biografia pubblicata da Solferino ricorda gli inizi di Botteri nella stampa locale e a “Samarcanda”, prima dell’attività al Tg3 e delle corrispondenze internazionali.
Nel suo lavoro ha seguito conflitti e passaggi storici, dall’ex Jugoslavia all’Afghanistan e all’Iraq, assumendo poi incarichi di corrispondenza in Nord America, Asia e Francia.
Oggi il racconto dell’Italia passa anche dai servizi per “In altre parole”, il programma di Massimo Gramellini su La7. Il libro amplia quello spazio, raccogliendo voci che richiedono tempo e attenzione.
Nell’intervista a La Stampa del 20 ottobre, Botteri riassume il proprio metodo nella frase: «Il mio mestiere non è avere empatia, ma ascoltare». Una dichiarazione che pone al centro la responsabilità di raccogliere la realtà prima di interpretarla.
“Soffiando nel vento” conta 224 pagine, è pubblicato nella collana Saggi di Solferino e ha un prezzo di copertina di 17,50 euro.
Al lettore propone un incontro con esistenze che spesso attraversano il dibattito pubblico soltanto come categorie. Botteri restituisce loro nomi, scelte e contraddizioni, lasciando aperta una domanda: che cosa raccontano queste donne dell’Italia e dell’attenzione che il Paese riserva loro?










