Il Learjet 60 era partito da Austin ed era diretto alle Bahamas. Tra le vittime la copilota ventenne Nathalia Filgueiras. Gli investigatori esaminano le condizioni meteo e gli indizi di una possibile rottura del velivolo prima dell’impatto.
Nove persone sono morte nell’incidente del jet privato precipitato domenica 1° novembre 2026 nella contea di Palm Beach, in Florida. Il velivolo, un Learjet 60, stava volando da Austin, in Texas, verso North Eleuthera, alle Bahamas, quando ha perso rapidamente quota ed è caduto nell’area di Greenacres, vicino a West Palm Beach.
Negli ultimi minuti di volo l’equipaggio aveva segnalato formazione di ghiaccio, turbolenza e precipitazioni, chiedendo di modificare la quota. Sono elementi centrali nella ricostruzione, ma non costituiscono ancora una spiegazione accertata dell’incidente.
Il National Transportation Safety Board, NTSB, ha aperto l’inchiesta e inviato una squadra investigativa. Nella scheda ufficiale dell’indagine, identificata dal codice ERA27MA026, l’agenzia precisa che le informazioni disponibili sono preliminari e possono cambiare. L’operatore indicato è Aurora Aviation, che opera con il nome commerciale Upper Jet.
Tra le vittime c’è Nathalia Gadelha Filgueiras, 20 anni, identificata dai familiari come la copilota. La sua storia ha attirato l’attenzione dei media: aveva ottenuto la licenza di pilota privato a 17 anni, mentre frequentava ancora le superiori.
Restano da chiarire la sequenza precisa dell’emergenza, il ruolo delle condizioni atmosferiche e le ragioni per cui il jet sia entrato nella discesa finale.
Ghiaccio, richiesta di salita e mayday: gli ultimi minuti del Learjet
Secondo la ricostruzione illustrata dal componente dell’NTSB Tom Chapman e riportata dall’emittente locale WFLX, intorno alle 12.47 locali l’equipaggio segnalava ghiaccio trasparente di lieve intensità, ritenuto gestibile, e turbolenza moderata.
Il Learjet si trovava a 35mila piedi, circa 10.700 metri. Successivamente i piloti comunicarono la presenza di precipitazioni e chiesero di salire a 37mila piedi, ricevendo l’autorizzazione del controllo del traffico aereo.
Meno di trenta secondi dopo, una trasmissione annunciava che l’aereo stava scendendo, seguita da una chiamata di emergenza. L’equipaggio segnalò poi una condizione di overspeed, cioè una velocità superiore ai limiti operativi applicabili.
I dati pubblicati da Flightradar24 descrivono una breve salita seguita da una ripida discesa con virata a destra. Il servizio riferisce che l’ultimo dato di quota ricevuto era di 8.750 piedi e che il rateo verticale trasmesso aveva superato 32mila piedi al minuto.
Quest’ultimo valore descrive la rapidità della perdita di quota, non la velocità orizzontale del jet. Inoltre, i dati di tracciamento disponibili pubblicamente devono essere confrontati con le altre evidenze dell’inchiesta.
Non è quindi possibile ricavare da un singolo parametro la causa della caduta, né stabilire quale evento abbia innescato la perdita di controllo: proprio questo collegamento sarà oggetto degli accertamenti.
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Chi era Nathalia Filgueiras, la copilota morta a vent’anni
Nathalia aveva coltivato la passione per l’aviazione fin dall’adolescenza. Secondo il racconto dei familiari riportato dai media statunitensi, aveva deciso molto presto di diventare pilota e aveva trasformato quel progetto in un percorso professionale.
La sua storia era stata raccontata già nel 2023, quando frequentava la West Boca Raton Community High School. Aveva conseguito la licenza di pilota privato prima ancora della patente automobilistica, diventando una delle giovani protagoniste del programma aeronautico scolastico.
Il materiale biografico diffuso dopo l’incidente le attribuisce oltre 1.300 ore di volo e un’attività professionale presso la società di charter da circa nove mesi. Si tratta di informazioni riportate sulla base delle testimonianze personali, da distinguere dalla documentazione tecnica che sarà esaminata dagli investigatori.
Anche il messaggio che avrebbe inviato al fidanzato prima dello schianto, riferendo turbolenza e ghiaccio, è stato raccontato dal patrigno alla stampa americana. Non va confuso con una conclusione dell’NTSB sulle cause dell’incidente.
L’età della copilota, da sola, non permette alcuna valutazione sulle responsabilità. La licenza privata ottenuta a 17 anni rappresentava una tappa iniziale della formazione: secondo Associated Press, la qualifica successivamente posseduta le consentiva di volare sul jet come copilota, senza assumere il comando del volo.
Perché il ghiaccio è pericoloso e cosa deve accertare l’indagine
La Federal Aviation Administration, FAA, spiega che l’accumulo di ghiaccio può alterare il flusso d’aria sulle superfici dell’aereo, aumentare la resistenza e ridurre la portanza, interferendo anche con propulsione e sistemi di controllo. È quindi un rischio che riguarda l’aerodinamica, oltre al peso aggiunto.
Questo principio generale non dimostra però che il ghiaccio abbia causato la caduta del Learjet. Occorre stabilire le condizioni effettivamente incontrate, il funzionamento dei sistemi di protezione e la successione delle azioni e delle anomalie.
Gli investigatori hanno inoltre riferito indizi di una possibile rottura dell’aereo prima dell’impatto. L’ipotesi richiede ulteriori verifiche: non sono ancora definite né la sequenza né le ragioni di un eventuale cedimento. È in corso anche la ricerca del registratore delle conversazioni in cabina, la cui installazione risulta dalla documentazione manutentiva.
L’esame dei rottami, delle comunicazioni radio, dei dati disponibili e delle condizioni meteo dovrà consentire di collegare questi elementi.
Al momento, dunque, ghiaccio, turbolenza, discesa rapida e possibile rottura in volo sono aspetti da investigare, non cause già dimostrate. La distinzione è essenziale per comprendere l’incidente senza anticipare conclusioni sulle responsabilità dell’equipaggio o sulle caratteristiche del velivolo.









