Con A Knight of the Seven Kingdoms, l’universo di Game of Thrones torna ufficialmente sullo schermo, ma lo fa con un tono diverso rispetto alle grandi battaglie e alle trame corali che hanno reso celebre la serie originale. Il nuovo progetto HBO, tratto dalle novelle di George R. R. Martin, si concentra su una dimensione più umana e narrativa, ambientata circa un secolo prima degli eventi di Game of Thrones.
La serie è basata sui racconti noti come Tales of Dunk and Egg, pubblicati da Martin tra il 1998 e il 2010. Protagonisti sono Ser Duncan l’Alto, detto Dunk, e il giovane Egg, che in seguito diventerà Aegon V Targaryen, uno dei sovrani più ricordati di Westeros.
A Knight of the Seven Kingdoms, una storia diversa ma profondamente got
A differenza di House of the Dragon, che racconta intrighi dinastici e conflitti tra draghi, A Knight of the Seven Kingdoms punta su un racconto più raccolto, quasi da romanzo di formazione. Dunk è un cavaliere errante senza grandi titoli, che attraversa i Sette Regni cercando onore e sopravvivenza. Al suo fianco c’è Egg, apparentemente un semplice scudiero, ma destinato a un ruolo centrale nella storia di Westeros.
Questa scelta narrativa permette alla serie di esplorare il lato quotidiano dei Sette Regni, fatto di tornei, piccoli feudi, giustizia sommaria e tensioni sociali, offrendo una prospettiva meno epica ma più vicina alla vita delle persone comuni.
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Il legame con Game of Thrones e House of the Dragon
Pur essendo un prequel di Game of Thrones, la nuova serie mantiene un legame diretto con l’universo già noto ai fan. Alcune casate storiche, come i Targaryen e i Baratheon, sono presenti, ma in una fase diversa della loro storia. Il periodo è segnato da una relativa stabilità politica, ma sotto la superficie iniziano a emergere fratture che influenzeranno il futuro del regno.
Per HBO, A Knight of the Seven Kingdoms rappresenta un tassello strategico per consolidare il franchise, puntando su una narrazione più accessibile anche a chi non ha seguito tutte le stagioni precedenti.
Un tono più intimo per conquistare nuovi spettatori
Secondo le prime dichiarazioni della produzione, la serie adotterà un ritmo più lento e riflessivo, concentrandosi sui dialoghi e sulla crescita dei personaggi. Un approccio che potrebbe attrarre sia i fan storici di Game of Thrones, sia un pubblico nuovo, interessato a una fantasy meno spettacolare ma più narrativa.
L’ambientazione, i costumi e la cura dei dettagli restano centrali, con l’obiettivo di mantenere l’identità visiva che ha reso Westeros uno degli universi televisivi più riconoscibili degli ultimi anni.









