Il consigliere comunale di Ascoli Bene Comune critica la proposta di legge regionale sui negozi etnici: «Una battaglia ideologica che distoglie l’attenzione dai veri problemi delle Marche». Nel mirino anche la posizione del sindaco Marco Fioravanti.
Continua il dibattito politico sulla proposta di legge regionale ribattezzata “norma anti kebab”. A intervenire è Gregorio Cappelli, consigliere comunale della lista civica Ascoli Bene Comune, che definisce il provvedimento «una semplice operazione di propaganda», accusando la maggioranza di centrodestra di concentrarsi su temi ideologici anziché sulle priorità della regione.
Secondo Cappelli, mentre le Marche devono fare i conti con criticità sempre più evidenti nella sanità, nelle infrastrutture e nel mercato del lavoro, la discussione sulla regolamentazione dei locali etnici rischia di spostare l’attenzione dai problemi concreti che interessano cittadini e imprese.
«Le priorità sono altre: sanità, giovani e infrastrutture»
Nel suo intervento, Cappelli punta il dito contro quella che definisce una scelta politica lontana dalle reali esigenze del territorio.
«Mentre la sanità continua a peggiorare, le liste d’attesa si allungano, la viabilità resta piena di criticità e tanti giovani continuano a lasciare la nostra Regione per cercare lavoro altrove, la destra marchigiana trova il tempo di occuparsi della cosiddetta norma anti kebab», afferma.
Per il consigliere comunale si tratta del simbolo di «una politica che preferisce costruire battaglie ideologiche invece di affrontare i problemi reali dei cittadini».
Secondo Cappelli, la proposta rappresenterebbe un’operazione di «patriottismo di facciata», destinata soprattutto ad alimentare il dibattito mediatico senza incidere sulle principali emergenze regionali.
Critiche anche al sindaco Fioravanti
Nel mirino dell’esponente di Ascoli Bene Comune finisce anche il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti.
Cappelli sostiene che il primo cittadino avrebbe assunto una posizione coerente con quella del proprio partito, senza però considerare la situazione reale del capoluogo piceno.
«Sorprende anche la posizione del sindaco Marco Fioravanti, che sembra aver sposato la linea del proprio partito ignorando che la realtà ascolana presenta numeri veramente esigui», dichiara.
Il consigliere osserva come ad Ascoli il numero dei locali etnici sia estremamente limitato e ritiene quindi ingiustificato parlare di un’emergenza legata a questo fenomeno.
«Ad Ascoli il problema non sono i locali etnici»
Secondo Cappelli, negli ultimi anni il dibattito cittadino si è concentrato piuttosto sull’elevata presenza di attività dedicate alla somministrazione di alimenti e bevande nel centro storico.
Proprio per questo, ricorda il consigliere, la stessa amministrazione comunale aveva valutato in passato strumenti per regolamentare l’apertura di nuovi esercizi commerciali.
«È contraddittorio trasformare oggi due locali etnici in un’emergenza che ad Ascoli semplicemente non esiste», sostiene.
«Le Marche meritano risposte concrete»
Nella parte conclusiva del suo intervento, Cappelli torna a richiamare l’attenzione sulle questioni che considera realmente prioritarie per il territorio marchigiano.
Tra queste indica:
- la sanità e le liste d’attesa;
- le infrastrutture;
- i servizi pubblici;
- il sostegno alle famiglie;
- le opportunità di lavoro per i giovani.
«Le Marche meritano una politica che affronti queste emergenze con serietà, non l’ennesima guerra simbolica», conclude il consigliere comunale di Ascoli Bene Comune.
La proposta di legge regionale continua intanto ad alimentare il confronto politico, dividendo maggioranza e opposizione sul tema della regolamentazione delle attività di somministrazione legate alle cucine etniche.









