Si chiude un capitolo dell’informazione italiana dedicata a tecnologia, innovazione e cultura digitale. Wired Italia pubblica il suo ultimo editoriale, una lettera rivolta simbolicamente ai lettori del domani: «Oggi Wired Italia chiude, ma il viaggio nel futuro continua».
Dopo 17 anni di attività, Wired Italia cessa ufficialmente le pubblicazioni. La storica rivista dedicata a tecnologia, scienza, innovazione e cultura digitale saluta i propri lettori con un editoriale dal forte valore simbolico, trasformato in una lettera destinata «a chi non ci potrà più leggere».
«Oggi Wired Italia chiude. E questo messaggio è per te. No, non ci conosciamo», si apre così il testo pubblicato nell’ultimo giorno di attività della testata, immaginando un dialogo con i lettori del futuro che, un giorno, potrebbero imbattersi negli articoli rimasti online.
Più che un semplice saluto, l’editoriale è una riflessione sul tempo, sul progresso e sul ruolo del giornalismo nell’interpretare i cambiamenti della società. La redazione definisce il proprio archivio «un messaggio in bottiglia affidato ai marosi del web», con l’auspicio che continui a rappresentare uno strumento di conoscenza anche dopo la chiusura della rivista.
La decisione di Condé Nast e la fine di un progetto nato nel 2009
La chiusura era stata annunciata lo scorso 16 aprile dal CEO di Condé Nast, Roger Lynch, che aveva comunicato la decisione di interrompere la pubblicazione di Wired Italia insieme ad altre testate del gruppo.
Pur registrando risultati economici complessivamente positivi nel 2025, l’azienda aveva spiegato che alcune pubblicazioni non risultavano più sostenibili nel lungo periodo e che la loro gestione limitava la possibilità di investire in nuovi progetti considerati strategici per la crescita futura.
Fondata nel 2009, Wired Italia si era rapidamente affermata come una delle principali testate italiane dedicate all’innovazione, raccontando negli anni l’evoluzione di internet, dell’intelligenza artificiale, della cybersicurezza, della ricerca scientifica, delle startup e della trasformazione digitale del Paese.
Nel corso della sua storia la rivista ha pubblicato migliaia di approfondimenti, interviste, podcast e inchieste, diventando un punto di riferimento per professionisti, studenti e appassionati di tecnologia.
«Abbiamo raccontato il futuro»: il significato dell’ultimo editoriale
Nel lungo messaggio di commiato la redazione ripercorre idealmente la missione che ha accompagnato la testata fin dalla nascita: osservare il presente per comprendere il futuro.
«Per diciassette anni abbiamo cercato di capire cosa sarebbe successo dopo», scrivono i giornalisti, ricordando come il lavoro di Wired sia sempre stato quello di individuare i segnali deboli capaci di anticipare i grandi cambiamenti della società.
L’editoriale si trasforma così in una serie di domande rivolte ai lettori del domani: i robot saranno diventati compagni di vita? L’intelligenza artificiale sarà utilizzata per il bene comune? Le peggiori conseguenze della crisi climatica saranno state evitate? La fiducia nella scienza sarà stata recuperata?
Interrogativi che riflettono i temi affrontati dalla rivista negli ultimi anni e che rappresentano l’eredità culturale lasciata dalla redazione.
Un archivio che resta come memoria dell’innovazione
Pur interrompendo le pubblicazioni, Wired Italia lascia online il proprio patrimonio editoriale, che continuerà a essere consultabile.
«Non è un mausoleo. È un luogo ancora vivo», scrive la redazione, sottolineando come gli articoli pubblicati possano continuare ad aiutare chi vorrà comprendere l’evoluzione tecnologica e sociale degli ultimi due decenni.
L’archivio viene descritto come un insieme di «bussole, mappe e torce» lasciate a disposizione delle nuove generazioni, nella speranza che possano essere utili per interpretare il mondo che verrà.
La chiusura di Wired Italia rappresenta anche un segnale delle profonde trasformazioni che stanno interessando il settore dell’editoria digitale. Negli ultimi anni molte testate hanno dovuto ripensare modelli di business, strategie editoriali e fonti di ricavo per affrontare un mercato sempre più competitivo, caratterizzato dalla crescita delle piattaforme digitali, dei social network e dell’intelligenza artificiale.
Per i lettori e per il giornalismo italiano si chiude così un’esperienza editoriale che, dal 2009 al 2026, ha raccontato il futuro cercando di renderlo comprensibile. Come scrive la stessa redazione nell’ultima riga del suo editoriale: «Oggi Wired Italia chiude, ma il viaggio nel futuro continua».









