Con il caldo cresce la voglia di coni e coppette, ma dietro il piacere estivo c’è un comparto importante per l’economia regionale. Nelle Marche operano 272 laboratori di gelato e il 72% è costituito da imprese artigiane. La spesa annuale delle famiglie raggiunge circa 43 milioni di euro.
Gelato artigianale nelle Marche, un settore radicato nel territorio
È uno dei simboli dell’estate e un prodotto capace di mettere d’accordo generazioni diverse. Il gelato artigianale, però, non rappresenta soltanto una risposta piacevole alle giornate più calde: nelle Marche è anche una componente significativa del tessuto delle piccole imprese.
Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato, nella regione sono attivi 272 laboratori di produzione di gelato. Di questi, il 72% appartiene al comparto artigiano, una quota che corrisponde a circa sette attività su dieci.
I numeri descrivono una presenza diffusa nelle città, nei borghi e nelle località turistiche della costa e dell’entroterra. Le gelaterie contribuiscono a mantenere vivi i centri storici, generano occupazione e ampliano l’offerta commerciale destinata a residenti e visitatori.
La stagionalità resta una caratteristica importante del settore, con il picco delle vendite concentrato nei mesi più caldi. Negli ultimi anni, tuttavia, molte attività hanno cercato di estendere il periodo di consumo attraverso nuovi gusti, abbinamenti con prodotti di pasticceria e proposte legate alle festività.
Il quadro diffuso da Confartigianato Marche inserisce il gelato tra le eccellenze regionali fondate sul lavoro manuale, sulle competenze professionali e sul rapporto diretto tra produttore e cliente.
Le famiglie marchigiane spendono 43 milioni di euro all’anno
Il valore economico emerge anche dai consumi. Le famiglie marchigiane spendono complessivamente circa 43 milioni di euro all’anno per l’acquisto di gelati, secondo le stime dell’associazione.
Il dato rappresenta la spesa familiare per il prodotto e non il fatturato complessivo dell’intera filiera, che può comprendere anche altri canali, attività e consumi legati al turismo. Resta comunque un indicatore della rilevanza raggiunta dal gelato nelle abitudini dei residenti.
Durante l’estate, con l’aumento delle temperature e dei flussi turistici, il prodotto diventa una delle scelte più frequenti per una pausa pomeridiana o serale. La sua forza commerciale deriva anche dalla varietà dell’offerta: il consumatore può scegliere tra gusti tradizionali, frutta di stagione, creme, sorbetti e ricette pensate per esigenze alimentari differenti.
Per le attività marchigiane, il gelato può inoltre diventare uno strumento per raccontare il territorio. L’impiego di ingredienti e specialità locali permette di costruire gusti collegati all’identità regionale, creando un punto d’incontro tra produzione agricola, trasformazione artigiana e turismo enogastronomico.
Il consumo di un cono o di una coppetta assume così anche un valore economico più ampio. Scegliere una gelateria artigiana significa sostenere una piccola impresa, il lavoro dei collaboratori e, quando vengono utilizzate materie prime del territorio, una parte della filiera locale.
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Dietro ogni cono ci sono competenze, formazione e innovazione
La qualità di un gelato dipende dalla preparazione di chi lo produce. La figura del maestro gelatiere richiede conoscenze tecniche: occorre saper bilanciare gli ingredienti, gestire temperature e conservazione, garantire la sicurezza alimentare e adattare le ricette alle caratteristiche delle materie prime.
Barbara Serrani, presidente del settore dolciario di Confartigianato Marche e consigliera nazionale di Confartigianato Dolciario, sottolinea il ruolo di imprenditori e collaboratori che ogni giorno mettono in campo professionalità, creatività e passione.
La tradizione resta centrale, ma non esclude l’innovazione. I laboratori sperimentano nuovi abbinamenti, lavorano sulla riduzione degli sprechi e introducono proposte capaci di rispondere ai cambiamenti della domanda.
Tra gli aspetti sui quali le imprese sono chiamate a investire figurano:
- formazione e aggiornamento professionale;
- sicurezza e corretta gestione degli alimenti;
- sostenibilità dei processi e delle confezioni;
- valorizzazione delle materie prime locali;
- informazione chiara su allergeni ed esigenze alimentari.
Il rapporto con il cliente continua a essere un elemento distintivo. Nella gelateria di quartiere o del borgo, il produttore può spiegare composizione, caratteristiche e lavorazione dei gusti, offrendo un servizio che va oltre la semplice vendita.
Questo legame diretto contribuisce alla fidelizzazione e consente alle piccole attività di competere puntando non soltanto sul prezzo, ma sull’esperienza, sulla riconoscibilità delle ricette e sulla qualità percepita.
Nelle Marche 1.251 imprese nel più ampio settore dolciario
Il gelato si inserisce in un comparto regionale più esteso. Considerando l’insieme delle attività dolciarie e delle pasticcerie, nelle Marche operano 1.251 imprese, delle quali 955 sono artigiane.
La quota artigiana raggiunge quindi il 76,3%, confermando il peso delle micro e piccole aziende nella produzione dolciaria regionale. È importante distinguere questo dato dai 272 laboratori di gelato: il primo riguarda il settore dolciario e della pasticceria nel suo complesso, mentre il secondo identifica specificamente le attività di produzione del gelato.
Si tratta di imprese che custodiscono conoscenze professionali, ma devono affrontare anche costi energetici, rincari delle materie prime, difficoltà nel reperire personale qualificato e necessità di aggiornare continuamente l’offerta.
La formazione delle nuove generazioni diventa perciò decisiva. Senza un ricambio di gelatieri, pasticcieri e addetti specializzati, il rischio è perdere competenze che richiedono anni di esperienza e che costituiscono parte del patrimonio produttivo locale.
Il gelato artigianale è dunque il “re dell’estate”, ma il suo valore non termina con la stagione calda. I 43 milioni di euro di consumi familiari, i 272 laboratori e l’elevata incidenza delle imprese artigiane mostrano un settore che unisce gusto, occupazione e identità territoriale.









