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La relazione sul Rendiconto regionale 2025 fotografa un’attuazione della Missione Salute caratterizzata da obiettivi formalmente raggiunti, ma anche da lavori ancora incompleti. A fine anno l’avanzamento medio risultava del 38% per le Case della Comunità e del 48% per gli Ospedali di Comunità.

PNRR Sanità Marche, cosa rileva la Corte dei conti

La realizzazione delle nuove strutture sanitarie territoriali resta uno dei passaggi più delicati del PNRR nelle Marche. La relazione della Corte dei conti sul Rendiconto regionale 2025 riconosce un elevato livello di conseguimento dei target della Missione Salute, ma segnala criticità nell’avanzamento materiale di diversi cantieri.

A sottolinearlo è il consigliere regionale Maurizio Mangialardi, che richiama i dati contenuti nel documento per contestare la rappresentazione fornita dalla Giunta Acquaroli.

«Non era allarmismo dell’opposizione, ma una lettura corretta dello stato di avanzamento dei progetti», dichiara l’esponente regionale. Secondo Mangialardi, la magistratura contabile confermerebbe problemi denunciati da tempo attraverso interrogazioni e interventi in Consiglio.

La distinzione tra conseguimento dei target e completamento delle singole opere è centrale. Gli obiettivi europei possono infatti riguardare un numero minimo di strutture, determinate fasi procedurali o specifici risultati. Ciò non significa automaticamente che tutti gli interventi inizialmente programmati siano conclusi e già operativi.

La Missione 6 del PNRR è destinata a rafforzare la sanità territoriale, l’assistenza intermedia, la digitalizzazione e la sicurezza degli ospedali. Case e Ospedali di Comunità dovrebbero ridurre il ricorso improprio ai pronto soccorso e garantire una presa in carico più vicina ai luoghi di vita dei pazienti.

Proprio per questo, osserva Mangialardi, la valutazione non può limitarsi agli adempimenti formali: per i cittadini conta l’effettiva apertura delle strutture, con personale, attrezzature e servizi funzionanti.

Case della Comunità al 38% e il ricorso all’overbooking

Il dato più critico riguarda le Case della Comunità. Alla data del 31 dicembre 2025, l’avanzamento medio dei lavori nelle Marche risultava pari ad appena il 38%.

Otto interventi non avrebbero avuto uno stato di avanzamento approvato, mentre soltanto sette lavori risultavano conclusi. Tra le opere segnalate per le difficoltà di attuazione figura la Casa della Comunità di Corinaldo, più volte richiamata da Mangialardi nel confronto politico regionale.

La Regione aveva programmato complessivamente 29 Case della Comunità e nove Ospedali di Comunità, distribuiti nelle diverse province. Una parte degli interventi aveva già evidenziato difficoltà nel rispetto delle scadenze durante il 2025.

La relazione richiama anche il ricorso al cosiddetto overbooking. Con questo meccanismo vengono indicati più interventi rispetto al numero minimo necessario per raggiungere il target, in modo da compensare eventuali opere che non riescano a essere completate entro le scadenze.

L’overbooking può quindi rappresentare uno strumento prudenziale per proteggere il conseguimento dell’obiettivo europeo. Allo stesso tempo, segnala l’esistenza di progetti considerati a rischio o non sufficientemente avanzati.

Il problema, secondo l’opposizione, è che il raggiungimento del target attraverso strutture sostitutive non risolve le esigenze delle comunità nelle quali i cantieri originariamente previsti restano incompleti.

La stessa Regione aveva riconosciuto alla fine del 2025 che alcune opere avrebbero potuto incontrare difficoltà, pur dichiarando di poter raggiungere il numero minimo richiesto dal Piano. Il monitoraggio ufficiale dei progetti regionali è disponibile nella sezione Easy PNRR Marche.

Ospedali di Comunità, conclusi solo due interventi su nove

Criticità emergono anche per gli Ospedali di Comunità, strutture destinate ad accogliere pazienti che non necessitano di ricovero ospedaliero per acuti, ma non possono ancora essere assistiti adeguatamente a casa.

Alla fine del 2025 risultavano completati soltanto due interventi su nove, con un avanzamento medio dei lavori del 48%. Tra le strutture non concluse nei tempi programmati vengono indicate quelle di Jesi, Mombaroccio e San Benedetto del Tronto.

Questi presidi sono una componente fondamentale della nuova organizzazione territoriale. Dovrebbero assicurare ricoveri brevi, continuità assistenziale e una fase intermedia tra ospedale e domicilio.

Realizzare l’edificio, però, rappresenta soltanto il primo passaggio. Per l’effettiva entrata in funzione servono infermieri, medici, operatori sociosanitari, tecnologie, collegamenti con i distretti e un’organizzazione integrata con l’assistenza domiciliare.

La Corte dei conti ha più volte richiamato a livello nazionale la necessità di affiancare al completamento delle opere una programmazione adeguata del personale. Senza professionisti sufficienti, il rischio è disporre di nuove strutture non pienamente operative o capaci di garantire soltanto una parte dei servizi previsti.

La documentazione nazionale della magistratura contabile sull’attuazione del Piano è consultabile nella sezione dedicata alle relazioni sul PNRR.

Per Mangialardi, il quadro impone alla Giunta di abbandonare i toni rassicuranti e concentrare ogni sforzo sull’accelerazione delle opere e sull’attuazione concreta della riforma sanitaria territoriale.

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Senigallia e Fano, lavori al 36% e al 22%

Un ulteriore passaggio riguarda le nuove strutture ospedaliere di Senigallia e Fano. Secondo i dati richiamati dal consigliere regionale, alla fine del periodo esaminato i lavori risultavano rispettivamente al 36% e al 22%.

La Corte avrebbe inoltre segnalato l’assenza di informazioni sufficientemente puntuali sui tempi necessari per il completamento definitivo degli interventi.

Per Mangialardi si tratta di un elemento particolarmente rilevante, perché rende più difficile valutare la distanza tra lo stato attuale dei cantieri e la piena disponibilità delle strutture per i cittadini.

«Il PNRR rappresenta un’occasione irripetibile. Non possiamo permetterci di perdere tempo né di accontentarci del raggiungimento di obiettivi formali», afferma il consigliere.

L’opposizione chiede quindi un cronoprogramma aggiornato per ogni opera, con informazioni su avanzamento fisico, spesa, eventuali varianti e data prevista per l’attivazione dei servizi.

Il 2026 concentra la fase conclusiva della programmazione del PNRR e la quota più rilevante delle scadenze. Eventuali ritardi devono essere gestiti distinguendo tra il rispetto dei target europei, la salvaguardia dei finanziamenti e il completamento di tutte le opere previste sul territorio.

La verifica decisiva riguarderà dunque non soltanto i cantieri conclusi, ma il numero di Case e Ospedali di Comunità realmente aperti e funzionanti. È su questo terreno che proseguirà il confronto tra Giunta regionale e opposizione.

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