I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono passati da 15 a 27 in un anno. Forte aumento nelle province di Macerata e Ascoli Piceno, mentre diminuiscono gli incidenti mortali in itinere.
Nelle Marche 27 morti in occasione di lavoro
ANCONA – Quasi raddoppiati in un anno gli infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa nelle Marche. Nel 2025 le vittime sono state 27, contro le 15 registrate nel 2024, con un aumento dell’80%.
Il dato è stato diffuso dall’Inail durante l’iniziativa “Inail insieme, incontri con il territorio. La persona al centro”, organizzata ad Ancona con la partecipazione del direttore generale dell’Istituto, Marcello Fiori.
Il numero di 27 vittime riguarda esclusivamente gli incidenti avvenuti “in occasione di lavoro”, quindi durante lo svolgimento dell’attività professionale. A questi si aggiungono quattro decessi in itinere, avvenuti cioè nel tragitto tra casa e luogo di lavoro.
Complessivamente, dunque, nel 2025 nelle Marche sono state presentate 31 denunce di infortunio con esito mortale, rispetto alle 22 dell’anno precedente. L’aumento totale è pari al 40,9%, ma la crescita più grave riguarda proprio gli eventi verificatisi nei luoghi di lavoro.
Anche il tasso di incidenza degli infortuni mortali è quasi raddoppiato, passando da 2,33 a 4,15 casi ogni 100 mila occupati.
Il risultato marchigiano si muove in controtendenza rispetto al quadro nazionale. In Italia i decessi in occasione di lavoro sono diminuiti, seppure di poco, passando da 797 nel 2024 a 792 nel 2025.
I dati mostrano quindi una criticità specifica per il territorio regionale, sulla quale l’Inail ha annunciato ulteriori approfondimenti.
Macerata passa da due a undici vittime
L’incremento più preoccupante si registra nella provincia di Macerata, dove gli incidenti mortali avvenuti durante il lavoro sono passati da due a undici in appena un anno.
Anche la provincia di Ascoli Piceno presenta un forte peggioramento, con le vittime salite da due a cinque. Cinque decessi sono stati registrati anche nell’Anconetano, sei nella provincia di Pesaro e Urbino e quattro nel Fermano, considerando il quadro territoriale complessivo.
«Abbiamo avuto alcune impennate di mortalità e di denunce, soprattutto nella provincia di Macerata», ha spiegato Marcello Fiori. «Stiamo indagando, vogliamo capire perché da due vittime si è passati a undici».
Il direttore generale dell’Inail ha richiamato l’attenzione sul significato umano nascosto dietro le statistiche.
«I numeri sono pochi, ma sono molto importanti, perché quelle undici persone non tornano a casa e hanno messo ovviamente in una situazione di grave disagio e di dolore la propria famiglia», ha osservato Fiori.
L’approfondimento dovrà verificare se l’aumento sia legato a particolari settori produttivi, alle modalità organizzative delle imprese, alla formazione, all’età dei lavoratori o a una combinazione di differenti fattori.
Le rilevazioni sindacali elaborate sui dati Inail avevano già indicato l’industria tra i comparti più colpiti. Gli uomini rappresentano oltre il 90% delle vittime complessive, mentre più di sette lavoratori deceduti su dieci avevano almeno 50 anni.
Infortuni in aumento, ma cala l’incidenza sugli occupati
Nel corso del 2025, le denunce per infortuni avvenuti in occasione di lavoro nelle Marche sono passate da 11.949 a 12.006. In valore assoluto si registra quindi una crescita contenuta.
Il rapporto rispetto al numero degli occupati mostra invece una lieve riduzione, pari allo 0,6%. Gli infortuni denunciati ogni 100 mila lavoratori sono scesi da 1.855 a 1.844.
«Le Marche stanno crescendo dal punto di vista occupazionale», ha ricordato Fiori. Nel 2025 la regione ha raggiunto una punta di 651 mila occupati, un dato positivo per il mercato del lavoro ma che comporta anche una maggiore esposizione complessiva ai rischi professionali.
La crescita dell’occupazione, però, non basta a spiegare l’aumento dei decessi. Il quasi raddoppio del tasso di mortalità ogni 100 mila lavoratori dimostra che il fenomeno rimane grave anche rapportando le vittime alla platea degli occupati.
Gli infortuni in itinere sono aumentati complessivamente dell’1,6%, passando da 2.701 a 2.745 denunce. L’incremento è inferiore rispetto a quello nazionale, pari al 3,2%.
Un segnale positivo riguarda i casi mortali avvenuti durante gli spostamenti casa-lavoro, diminuiti nelle Marche da sette a quattro. Una tendenza opposta rispetto a quella osservata per gli incidenti verificatisi durante lo svolgimento dell’attività professionale.
Le statistiche Inail, consultabili nella sezione dedicata a dati e analisi sugli infortuni sul lavoro, si basano sulle denunce presentate e possono essere aggiornate in seguito alla definizione amministrativa dei singoli casi.
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Prevenzione e controlli, la sfida per il 2026
Il quadro emerso ad Ancona impone un rafforzamento delle politiche di prevenzione. Il primo obiettivo sarà comprendere le cause dell’aumento registrato nel Maceratese e individuare eventuali elementi ricorrenti negli incidenti.
La sicurezza non può essere affidata soltanto al rispetto formale delle regole. Sono necessari formazione continua, aggiornamento dei documenti di valutazione dei rischi, manutenzione delle attrezzature e controlli efficaci nei comparti maggiormente esposti.
Particolare attenzione deve essere riservata alle piccole imprese, ai lavoratori più anziani, agli appalti e ai subappalti, alle attività svolte in condizioni climatiche estreme e ai settori caratterizzati da un maggiore utilizzo di mezzi e macchinari.
L’Inail sostiene le aziende che realizzano interventi aggiuntivi rispetto agli obblighi di legge attraverso bandi e riduzioni tariffarie. Tra gli strumenti disponibili rientra anche il modello OT23, attraverso il quale le imprese possono ottenere una riduzione del tasso assicurativo adottando misure concrete di prevenzione.
Durante l’incontro di Ancona, Fiori ha inoltre annunciato il potenziamento dei servizi regionali dedicati agli infortunati. Entro la fine dell’anno dovrebbe aprire nelle Marche un centro di assistenza protesica, insieme a due strutture di fisiokinesiterapia a Macerata e Fano.
Resta però centrale la prevenzione. Ridurre gli infortuni significa intervenire prima che si verifichino, trasformando la sicurezza da adempimento burocratico a elemento strutturale dell’organizzazione del lavoro.









