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Il Ministero della Salute ha pubblicato due avvisi per un possibile rischio microbiologico. Coinvolte confezioni da 200 grammi, prodotte nello stesso stabilimento e con scadenza 5 settembre 2026: chi le ha acquistate deve restituirle al punto vendita.

Un lotto di Gorgonzola Dop è stato richiamato in via precauzionale per la possibile presenza di Listeria monocytogenes, il batterio responsabile della listeriosi.

L’allerta riguarda due prodotti commercializzati con marchi differenti, ma realizzati da Granarolo Spa nello stesso stabilimento di Casalino, in provincia di Novara. Gli avvisi erano stati inizialmente diffusi dai supermercati Carrefour e sono stati successivamente pubblicati sul portale del Ministero della Salute.

Il primo prodotto coinvolto è il Gorgonzola Dop Tapporosso – Centrale del Latte di Torino, confezione da 200 grammi, lotto L126G22 e scadenza 5 settembre 2026.

Il secondo richiamo interessa il Gorgonzola Dolce Idal, sempre nella confezione da 200 grammi, lotto 126G22 e con la medesima data di scadenza. Il motivo indicato in entrambi gli avvisi è un potenziale rischio microbiologico per la possibile presenza di Listeria.

Quali confezioni di gorgonzola sono state richiamate

Per individuare i prodotti interessati bisogna controllare con attenzione il marchio, il numero di lotto e la data riportati sulla confezione.

I due richiami riguardano:

  • Gorgonzola Dop Tapporosso – Centrale del Latte di Torino, 200 grammi, lotto L126G22, scadenza 05/09/2026; Gorgonzola Dolce Idal, 200 grammi, lotto 126G22, scadenza 05/09/2026.

Entrambi i formaggi sono stati prodotti da Granarolo Spa per Centrale del Latte d’Italia Spa nello stabilimento di via dell’Industria 25 a Casalino, in provincia di Novara. Il marchio di identificazione dello stabilimento è IT T616G UE.

Il richiamo riguarda soltanto le confezioni corrispondenti ai dati indicati. Sulla base degli avvisi disponibili, non risultano interessati gli altri lotti o, più in generale, tutti i prodotti a marchio Tapporosso, Idal o Granarolo.

Il consumatore non deve affidarsi all’aspetto, all’odore o al sapore del formaggio: un alimento contaminato da Listeria può non presentare alterazioni riconoscibili. Non è quindi possibile stabilirne la sicurezza attraverso un controllo domestico.

Gli avvisi ufficiali possono essere consultati nelle pagine del Ministero dedicate al Gorgonzola Dop Tapporosso e al Gorgonzola Dolce Idal.

Cosa fare se il gorgonzola richiamato è in frigorifero

Chi possiede una delle confezioni richiamate deve evitare di consumare il formaggio, anche se la vaschetta è ancora chiusa e il prodotto sembra in buone condizioni.

La confezione può essere restituita al punto vendita nel quale è stata acquistata, seguendo le indicazioni del supermercato. È preferibile conservarla separata dagli altri alimenti fino alla restituzione, chiusa in un sacchetto per evitare contatti e fuoriuscite.

Se la confezione è stata aperta, bisogna lavare accuratamente le mani, gli utensili, i ripiani del frigorifero e le superfici entrate in contatto con il prodotto. Listeria monocytogenes presenta infatti una caratteristica che la rende particolarmente insidiosa: può sopravvivere e moltiplicarsi anche alle temperature di refrigerazione.

Il formaggio non deve essere assaggiato per verificare se sia ancora buono. Neppure il congelamento rappresenta una soluzione affidabile per rendere sicuro un alimento oggetto di richiamo.

Il numero verde indicato per ulteriori informazioni sul prodotto è 800 753346.

Chi ha già consumato il gorgonzola non deve assumere antibiotici autonomamente. In assenza di sintomi non significa necessariamente che si svilupperà un’infezione. È però opportuno prestare attenzione alle proprie condizioni di salute, soprattutto se si appartiene a una categoria vulnerabile.

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Listeria, quali sintomi può provocare e dopo quanto tempo

La Listeria monocytogenes è un batterio presente nell’ambiente, nell’acqua, nel suolo e nella vegetazione. Può contaminare alimenti pronti al consumo, latte non pastorizzato, salumi, pesce affumicato e formaggi molli o erborinati.

Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, nelle persone sane l’infezione può presentarsi come una gastroenterite febbrile, con nausea, diarrea, vomito, dolori muscolari e febbre. In molti casi il disturbo è lieve e si risolve senza conseguenze.

Più raramente il batterio può provocare una forma invasiva e raggiungere il sangue o il sistema nervoso, causando setticemia, meningite o encefalite. In questi casi possono comparire febbre alta, forte mal di testa, rigidità del collo, confusione, perdita dell’equilibrio o convulsioni.

I sintomi gastrointestinali possono manifestarsi rapidamente, mentre nelle forme invasive l’incubazione è più lunga: generalmente da una a quattro settimane, ma può arrivare fino a 70 giorni.

Questo intervallo non significa che chiunque abbia mangiato il prodotto debba attendersi la malattia. Serve piuttosto a spiegare perché, in presenza di sintomi, è importante riferire al medico l’eventuale consumo del lotto richiamato.

Chi rischia maggiormente e quando contattare il medico

Le persone più esposte alle complicanze sono donne in gravidanza, neonati, anziani e soggetti immunodepressi, compresi alcuni pazienti oncologici, trapiantati o sottoposti a terapie che riducono le difese immunitarie.

Durante la gravidanza l’infezione può manifestarsi con sintomi lievi, simili a quelli influenzali, ma comportare conseguenze importanti per il feto, come parto prematuro o infezione neonatale.

Chi appartiene a una categoria fragile e ha consumato il prodotto dovrebbe contattare il medico se compaiono febbre, disturbi gastrointestinali, dolori muscolari o sintomi neurologici, specificando marca, lotto e data del consumo.

Anche le persone senza particolari fattori di rischio devono chiedere assistenza in presenza di febbre elevata, sintomi persistenti, rigidità del collo, confusione o peggioramento delle condizioni generali. Nei casi urgenti è necessario rivolgersi immediatamente ai servizi sanitari.

Il provvedimento resta un richiamo precauzionale: non equivale alla comunicazione di un focolaio o alla certezza che ogni confezione sia contaminata. L’indicazione fondamentale, tuttavia, non cambia: i prodotti identificati non devono essere consumati, ma riportati al punto vendita.

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