L’epidemia è stata collegata a un allevamento della società Laerco, nelle Fiandre. Le autorità italiane sono state informate attraverso il sistema europeo di allerta, ma ciò non significa che tutte le uova segnalate siano state vendute in Italia. Ecco quali codici controllare.
Almeno 306 persone sono risultate contagiate dalla salmonella in Belgio dopo avere consumato uova provenienti da un allevamento situato a Geel, nella regione delle Fiandre.
La contaminazione è stata collegata all’azienda Laerco BV. L’Agenzia federale belga per la sicurezza della catena alimentare, conosciuta con le sigle AFSCA e FASFC, ha disposto la chiusura dell’intero allevamento e avviato il richiamo delle uova potenzialmente contaminate.
Secondo le autorità belghe, fino a due milioni di uova potrebbero essere state distribuite soprattutto in Belgio e Lussemburgo. Non sono stati segnalati decessi, ma il numero reale delle infezioni potrebbe essere superiore: chi presenta sintomi lievi o non ne sviluppa affatto spesso non viene sottoposto a test.
La notifica è stata trasmessa anche ad altri Paesi europei, tra i quali Italia, Francia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Polonia e Repubblica Ceca.
Quali sono le uova richiamate per salmonella
Le uova al centro dell’indagine provengono dall’allevamento Laerco di Geel. I codici stampati direttamente sul guscio e indicati nelle segnalazioni sono:
- 2-BE-1073-01, 2-BE-1073-02, 2-BE-1073-03 e 2-BE-1073-04.
La cifra iniziale “2” identifica il sistema di allevamento a terra, mentre la sigla “BE” indica il Belgio. Le restanti cifre consentono di risalire allo stabilimento e al gruppo di produzione.
Le informazioni disponibili indicano come ultima data potenzialmente interessata il 4 settembre 2026. Chi possiede uova con questi codici non dovrebbe consumarle, neppure dopo la cottura, ma seguire le indicazioni del punto vendita o delle autorità sanitarie.
La presenza di uno dei codici segnalati deve essere verificata sul singolo guscio e non soltanto sulla confezione. Le uova richiamate devono essere restituite al negozio nel quale sono state acquistate oppure eliminate secondo le istruzioni ricevute.
È inoltre consigliabile lavare accuratamente con acqua calda e detergente le superfici, i contenitori e gli utensili che potrebbero essere entrati in contatto con il prodotto.
Perché il focolaio non si è fermato dopo il primo ritiro
La salmonella era stata rilevata per la prima volta nell’allevamento alla fine di aprile. A maggio era stato disposto un richiamo su larga scala e uno dei quattro capannoni era stato bloccato.
Inizialmente le autorità ritenevano che il problema fosse circoscritto a quella parte dell’impianto. Il numero dei nuovi casi di salmonellosi, tuttavia, non è diminuito come previsto.
Ulteriori analisi di laboratorio hanno individuato il batterio anche in un secondo capannone. L’AFSCA ha quindi esteso le misure all’intera azienda, fermando l’attività e disponendo un nuovo richiamo il 10 agosto.
I controlli genetici avrebbero collegato il ceppo trovato nell’allevamento a quello isolato nei pazienti. Le autorità hanno inoltre disposto l’abbattimento del pollame presente nella struttura.
In Belgio le uova erano state distribuite attraverso catene come Colruyt, Delhaize, Aldi e Carrefour. Secondo l’agenzia alimentare, i prodotti contaminati sarebbero stati ritirati dai negozi, ma alcune confezioni potrebbero trovarsi ancora nelle abitazioni dei consumatori.
Le uova sono state vendute anche in Italia?
L’Italia risulta tra i Paesi destinatari della notifica europea, ma la segnalazione non dimostra automaticamente che tutte le uova coinvolte siano state commercializzate nei supermercati italiani.
Il sistema RASFF consente alle autorità europee di scambiarsi rapidamente informazioni quando un alimento potenzialmente pericoloso potrebbe avere attraversato più confini. Dopo la notifica, ogni Paese verifica i destinatari, le quantità ricevute e gli eventuali punti vendita interessati.
Al momento della pubblicazione non risulta disponibile sul portale del Ministero della Salute un avviso nazionale specifico con marchi e confezioni italiane riconducibili al focolaio Laerco. È quindi importante controllare gli aggiornamenti ufficiali senza confondere questa epidemia con altri richiami di uova avvenuti recentemente in Italia.
Tra luglio e agosto erano state ritirate alcune confezioni a marchio Aia, Selex e Delizie del Sole per un differente rischio legato a Salmonella Enteritidis. Quelle uova provenivano però da uno stabilimento italiano ed erano identificate dal codice 1IT040VR006: si tratta di un episodio distinto dal focolaio belga.
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Cos’è la salmonella e quali sono i sintomi
Salmonella è il nome di un gruppo di batteri che può provocare la salmonellosi, una delle infezioni alimentari più comuni. Il contagio avviene generalmente attraverso alimenti contaminati, soprattutto uova crude o poco cotte, carne, latte non pastorizzato e prodotti preparati senza adeguate condizioni igieniche.
I sintomi più frequenti sono diarrea, febbre, dolori e crampi addominali, nausea e, in alcuni casi, vomito. Possono comparire tra 6 ore e 6 giorni dopo l’ingestione del batterio e durare generalmente da quattro a sette giorni.
La maggior parte delle persone guarisce senza una terapia specifica. Il rischio di complicazioni è però maggiore nei bambini piccoli, negli anziani, nelle persone immunodepresse e nei pazienti con altre condizioni di fragilità.
È opportuno contattare un medico in presenza di febbre elevata, diarrea persistente o con sangue, vomito che impedisce di trattenere liquidi e segni di disidratazione. Le indicazioni generali sui sintomi sono consultabili sul sito dei Centers for Disease Control and Prevention.
Come ridurre il rischio con le uova
La corretta cottura riduce il rischio perché il calore distrugge la salmonella. Questo principio, tuttavia, non deve essere utilizzato per consumare prodotti oggetto di un richiamo: le uova richiamate non vanno mangiate.
Per le uova non interessate dalle allerte è consigliabile conservarle correttamente, eliminare quelle con il guscio rotto e cuocerle fino a quando albume e tuorlo risultano solidi. Le preparazioni destinate a bambini, anziani o persone fragili dovrebbero evitare uova crude.
Dopo avere maneggiato i gusci bisogna lavare le mani e pulire utensili e piani di lavoro. È inoltre necessario evitare che le uova crude entrino in contatto con alimenti già pronti.
Il focolaio belga resta sotto osservazione. I consumatori italiani dovrebbero verificare i codici delle uova eventualmente acquistate all’estero o di provenienza belga e consultare la sezione dedicata ai richiami alimentari del Ministero della Salute per conoscere eventuali nuovi aggiornamenti.









