L’imprenditore, detenuto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, avrebbe ricevuto alcuni schiaffi da altri detenuti. I difensori precisano che non presenta segni di percosse, mentre la Polizia penitenziaria assicura che non corre pericolo.
Valter Lavitola sarebbe stato aggredito da alcuni detenuti nel carcere romano di Rebibbia, dove si trova in custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci.
L’episodio sarebbe avvenuto nel pomeriggio di martedì 1° settembre 2026. Secondo le prime ricostruzioni, Lavitola sarebbe stato avvicinato e schiaffeggiato da altri reclusi. Immediatamente soccorso e sottoposto a una visita medica, non avrebbe riportato conseguenze significative.
Fonti della Polizia penitenziaria hanno riferito che l’imprenditore “non corre pericolo”. Restano ancora da chiarire le circostanze dell’accaduto, il numero delle persone eventualmente coinvolte e le ragioni dell’aggressione.
Lavitola avrebbe parlato dell’episodio con i propri avvocati, Sergio e Arturo Cola, i quali hanno confermato che il loro assistito si trova in buone condizioni.
I legali di Lavitola: «Non presenta segni di percosse»
«Abbiamo sentito Lavitola, il quale riferisce di stare bene e di non presentare segni di percosse», hanno dichiarato gli avvocati Sergio e Arturo Cola.
I difensori hanno annunciato l’intenzione di rivolgersi alla Procura della Repubblica per conoscere gli atti eventualmente redatti dalla Polizia penitenziaria dopo l’episodio.
«Stiamo rivolgendo alla Procura della Repubblica una richiesta per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota della Polizia penitenziaria presso il carcere di Rebibbia relativa alla presunta aggressione subita», hanno spiegato i legali.
La cautela utilizzata dai difensori è legata alla necessità di verificare ufficialmente la dinamica dell’accaduto. Nonostante le notizie relative agli schiaffi ricevuti da Lavitola, gli avvocati sottolineano infatti l’assenza di segni visibili o conseguenze fisiche.
I legali hanno inoltre richiamato l’attenzione sulla collocazione dell’imprenditore all’interno dell’istituto penitenziario romano. Lavitola sarebbe detenuto in un reparto di alta sicurezza, insieme a persone accusate o condannate per reati di criminalità organizzata.
Secondo Sergio e Arturo Cola, questa sistemazione potrebbe esporre il loro assistito a rischi per l’incolumità personale. «L’unico modo di accertare la verità è quello di affidarsi ai pubblici ufficiali in servizio presso il carcere di Rebibbia», hanno concluso.
L’episodio sarà quindi oggetto di verifiche interne e potrebbe essere trasmesso alla magistratura per gli eventuali approfondimenti. Al momento non risultano indicazioni ufficiali sull’adozione di nuove misure di protezione o sul possibile trasferimento di Lavitola in un altro reparto.
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Perché Valter Lavitola si trova in carcere
Valter Lavitola è stato arrestato nell’agosto 2026 con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo compiuto nell’ottobre 2025 nei pressi dell’abitazione di Sigfrido Ranucci, a Pomezia.
L’esplosione aveva gravemente danneggiato l’automobile del giornalista e quella della figlia. L’ordigno, secondo gli investigatori, era stato collocato per simulare un’intimidazione collegata all’attività professionale del conduttore di Report.
Durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia, durato oltre cinque ore, Lavitola ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato. Come riportato da RaiNews, l’imprenditore avrebbe sostenuto di avere agito per far aumentare il livello di protezione assegnato a Ranucci, che riteneva esposto a possibili aggressioni.
La Procura di Roma contesta però una ricostruzione più articolata. Nell’ordinanza cautelare viene ipotizzato che l’attentato fosse finalizzato ad accrescere la popolarità del giornalista e ad accelerare un presunto progetto politico dal quale Lavitola sperava di ottenere un ruolo.
Si tratta di un’ipotesi investigativa ancora al vaglio degli inquirenti. Nei confronti dell’imprenditore vale il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza fino a una sentenza definitiva, nonostante l’ammissione resa durante l’interrogatorio.
Le indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci
Gli investigatori stanno continuando ad analizzare telefoni, computer e conversazioni tra Lavitola e Ranucci. Tra gli aspetti ancora da chiarire figurano alcuni vuoti temporali nelle chat intercorse tra i due nel corso degli anni.
Le verifiche puntano a ricostruire i contatti precedenti all’attentato, gli eventuali intermediari e i rapporti con le persone considerate esecutori materiali. La Procura dovrà inoltre accertare quale fosse il vero obiettivo dell’azione.
Ranucci ha sempre affermato di non essere stato a conoscenza del progetto. Non risultano contestazioni nei suoi confronti: il giornalista è considerato la persona offesa dall’attentato.
Nel frattempo, il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata da due degli indagati ritenuti coinvolti nell’esecuzione materiale. Anche Lavitola resta detenuto a Rebibbia.
L’aggressione in carcere apre ora un ulteriore fronte. Le autorità penitenziarie dovranno stabilire se si sia trattato di un episodio isolato e verificare se l’attuale collocazione dell’imprenditore sia compatibile con le necessarie condizioni di sicurezza.
Come riferito dai legali e confermato da fonti penitenziarie citate da Sky TG24, Lavitola sta bene e non risulta in pericolo.









