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Sono iniziate le operazioni di rimozione dell’impianto inutilizzato da oltre trent’anni tra il Monte Bicco e il Monte Bove Sud. Comune e Parco dei Sibillini puntano a recuperare il paesaggio, mentre proseguono i lavori per la nuova cabinovia Frontignano-Cornaccione.

Una vecchia infrastruttura abbandonata lascia spazio al profilo naturale delle montagne. A Ussita, nel cuore del Parco nazionale dei Monti Sibillini, sono cominciati i lavori per la demolizione dell’ex funivia del Bove Sud, impianto non più utilizzato da oltre trent’anni e considerato di forte impatto visivo.

Le operazioni interessano i piloni collocati lungo le creste comprese tra il Monte Bicco e il Monte Bove Sud, in una delle zone di maggiore pregio paesaggistico e naturalistico dell’Appennino marchigiano.

L’intervento nasce dalla collaborazione tra il Comune di Ussita e il Parco nazionale dei Monti Sibillini, che hanno condiviso la necessità di eliminare le strutture obsolete e recuperare l’integrità ambientale dell’area.

Via i piloni dell’ex funivia del Bove Sud

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L’impianto, fermo da più di tre decenni, continuava a lasciare sul paesaggio montano una successione di piloni e manufatti non più funzionali. La demolizione rappresenta quindi un intervento di riqualificazione, ma anche una scelta di tutela per uno dei crinali più riconoscibili dei Sibillini.

«Questo intervento rappresenta un atto concreto e doveroso di cura verso la montagna», ha dichiarato il presidente del Parco nazionale dei Monti Sibillini, Corrado Perugini.

Il presidente ha raggiunto il sito insieme alla sindaca di Ussita, Silvia Bernardini, per assistere all’avvio delle operazioni. La presenza dei camosci nell’area ha reso ancora più evidente la necessità di organizzare il cantiere tenendo conto della delicatezza dell’ecosistema.

«Circondati dai camosci, insieme alla sindaca Bernardini abbiamo dato il via ai lavori di demolizione, prevedendo una serie di misure di mitigazione per rendere minimo l’impatto del cantiere sulla fauna», ha spiegato Perugini.

Le operazioni dovranno quindi essere condotte con modalità compatibili con la presenza degli animali e con le caratteristiche del territorio d’alta quota. L’obiettivo non è soltanto smantellare le strutture, ma farlo limitando rumore, disturbo e conseguenze sull’ambiente circostante.

«Restituire allo stato naturale il profilo delle vette eliminando vecchie infrastrutture obsolete significa restituire bellezza a un paesaggio già di per sé straordinario», ha aggiunto il presidente del Parco. Il risultato atteso è il recupero di una maggiore integrità e autenticità del paesaggio montano.

Dalla demolizione alla nuova cabinovia Frontignano-Cornaccione

La rimozione dell’ex funivia procede parallelamente alla realizzazione della nuova cabinovia Frontignano-Cornaccione, infrastruttura sulla quale il territorio punta per sostenere il rilancio turistico della montagna.

I due interventi vengono presentati dal Comune come parti di una stessa strategia: eliminare le strutture non più utilizzate e costruire un sistema moderno, meno invasivo e capace di accompagnare il turismo in più periodi dell’anno.

«Da una parte eliminiamo piloni che deturpavano la bellezza dei nostri luoghi, dall’altra lavoriamo per il rilancio del territorio», ha spiegato la sindaca Silvia Bernardini, sottolineando la volontà di perseguire una logica di minore impatto ambientale e destagionalizzazione del turismo.

Il confronto numerico evidenziato dall’amministrazione è significativo. Secondo quanto comunicato dalla sindaca, i piloni eliminati dai vecchi impianti sono stati complessivamente 72, mentre quelli installati per la nuova cabinovia sono 19.

Si tratta quindi di una riduzione di 53 piloni, pari a quasi tre quarti delle strutture precedentemente presenti. Il dato offre una misura concreta del processo di razionalizzazione degli impianti avviato nell’area di Frontignano.

La nuova infrastruttura dovrà sostenere una fruizione della montagna non limitata esclusivamente alla stagione sciistica. La destagionalizzazione è infatti considerata una delle condizioni necessarie per rendere più solida l’economia delle località appenniniche, favorendo escursionismo, attività all’aria aperta e turismo naturalistico anche nei mesi senza neve.

Ambiente e turismo, la sfida della montagna di Ussita

La demolizione dell’ex funivia assume un significato particolare per un territorio che sta affrontando contemporaneamente ricostruzione, rilancio economico e tutela del proprio patrimonio naturale. Dopo il sisma del 2016, Ussita e le altre comunità dell’Appennino centrale sono state chiamate a ripensare servizi, infrastrutture e opportunità di sviluppo.

In questo quadro, la montagna rappresenta una risorsa decisiva, ma anche un ambiente fragile. Ogni progetto deve quindi trovare un equilibrio tra accessibilità, attività economiche e conservazione degli ecosistemi.

«È un segnale di rispetto per l’ambiente, ma anche di attenzione verso un turismo della montagna sostenibile e consapevole», ha osservato Bernardini. La sindaca ha inoltre evidenziato come, nel percorso di riqualificazione, sia fondamentale la collaborazione istituzionale con il Parco.

La rimozione dei vecchi piloni consente di sanare una situazione rimasta irrisolta per decenni. Le strutture abbandonate, oltre a modificare il profilo visivo delle creste, erano diventate il simbolo di un modello infrastrutturale ormai superato.

Il nuovo approccio punta invece a concentrare gli impianti, ridurne il numero e integrare maggiormente le opere nel paesaggio. Il passaggio da 72 vecchi piloni a 19 nuovi sostegni viene indicato dall’amministrazione proprio come prova di questa scelta.

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Cosa cambia per il paesaggio dei Monti Sibillini

Una volta completata la demolizione, le creste tra il Monte Bicco e il Monte Bove Sud potranno recuperare un aspetto più vicino a quello originario. La scomparsa delle vecchie strutture renderà più continuo il profilo delle vette e ridurrà l’impatto visivo prodotto dai manufatti industriali.

L’intervento ha anche un valore culturale. Il paesaggio montano non costituisce soltanto uno sfondo naturale, ma è parte dell’identità delle comunità di Ussita e dell’intero comprensorio dei Sibillini.

La presenza del camoscio e di altre specie rende necessario mantenere alta l’attenzione durante tutte le fasi del cantiere. Le misure di mitigazione annunciate dal Parco dovranno accompagnare la rimozione dei manufatti e le successive attività di ripristino.

Comune e Parco intendono così dimostrare che la modernizzazione dell’offerta turistica può procedere insieme al recupero ambientale. Da un lato viene cancellata un’infrastruttura inutilizzata da oltre trent’anni; dall’altro si investe su un impianto con un numero inferiore di sostegni e una funzione pensata anche oltre l’inverno.

La sfida futura sarà verificare la capacità della nuova cabinovia di favorire presenze durante tutto l’anno, sostenendo attività e occupazione senza compromettere il patrimonio naturale. La demolizione dell’ex funivia del Bove Sud rappresenta intanto un primo risultato visibile: meno strutture obsolete sulle creste e più spazio al paesaggio dei Sibillini.

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