Centottanta candidature per novanta posti e richieste aumentate del 40%: il corso riservato alle matricole conquista attenzione con letture impegnative, saggi e discussioni. Un caso che riapre il dibattito sul valore dello studio senza scorciatoie digitali.
Un libro impegnativo a settimana, saggi da scrivere regolarmente, presenza obbligatoria e dispositivi digitali vietati. All’Università di Harvard, uno dei corsi che sta attirando maggiore attenzione propone un’esperienza di studio fondata sulla lettura e sul confronto diretto con i testi.
Si chiama Humanities 10, abbreviato dagli studenti in Hum 10, ed è riservato alle matricole. Secondo il reportage di Pamela Paul sul Wall Street Journal, nell’autunno 2026 le candidature sono aumentate del 40%, con 180 richieste per 90 posti. Il dato riguarda dunque le domande di ammissione, non un aumento equivalente degli studenti effettivamente iscritti.
Il successo colpisce perché l’insegnamento richiede un impegno consistente. Chi si candida sceglie un percorso nel quale leggere, argomentare e partecipare sono attività centrali, difficilmente sostituibili con un riassunto preparato all’ultimo momento.
La definizione di corso “brutale” appartiene al racconto giornalistico: non è una classificazione ufficiale dell’ateneo né una misura comparativa della difficoltà rispetto a tutti gli altri insegnamenti.
Il fenomeno resta però significativo. In un momento in cui gli strumenti di intelligenza artificiale consentono di produrre rapidamente sintesi e testi, una parte degli studenti cerca un ambiente che imponga tempo, attenzione e responsabilità personale nello studio.
Che cos’è Humanities 10 e come funziona il corso di Harvard
Il catalogo ufficiale presenta Humanities 10a con il titolo “A Humanities Colloquium from Homer to Joyce”. Il programma propone un percorso attraverso 2.500 anni di opere, affrontate con il contributo di sei professori.
Nella descrizione dell’edizione autunnale 2026 figurano, tra gli autori indicati in via preliminare, Omero, Saffo, Sofocle, Platone, Virgilio, Dante, Boccaccio e Shakespeare, insieme a Descartes, Du Bois, Kafka e Virginia Woolf.
L’organizzazione settimanale comprende una lezione di 75 minuti e un seminario di discussione della stessa durata, guidato dai docenti. È prevista inoltre un’ora di formazione alla scrittura critica, attraverso laboratori e incontri individuali.
Non si tratta quindi soltanto di accumulare pagine lette. La struttura affianca all’incontro con le opere il lavoro sulla capacità di interpretarle, discuterle e costruire un ragionamento scritto.
La presentazione ufficiale per le matricole insiste proprio sulla possibilità di ascoltare specialisti e lavorare a stretto contatto con professori e tutor nei seminari e nei laboratori.
Il corso prevede anche opportunità culturali collegate a spettacoli, musica e collezioni museali o bibliotecarie. La lettura diventa così il punto di partenza di un’esperienza più ampia, nella quale i testi vengono messi in relazione con altre forme di conoscenza e con il confronto tra studenti.
Niente intelligenza artificiale: le regole e il significato del divieto
Nel racconto fornito dalla stampa, Hum 10 non ammette l’uso dell’intelligenza artificiale e dei dispositivi elettronici, richiede frequenza e impone un ritmo sostenuto di letture e consegne. L’ANSA riporta questi elementi nella ricostruzione pubblicata il 2 novembre.
Il catalogo universitario conferma inoltre che l’insegnamento non può essere seguito con la sola valutazione Pass/Fail, equivalente a una distinzione tra superamento e mancato superamento senza il normale voto. Per essere ammessi occorre presentare una candidatura e i posti sono limitati a 90.
Queste caratteristiche definiscono un contesto preciso: agli studenti viene chiesto di assumersi la responsabilità del proprio lavoro, dalla lettura alla discussione.
Non bisogna però trasformare il caso di un singolo corso in un divieto generale dell’AI a Harvard. Le politiche cambiano tra discipline e insegnamenti.
Un’analisi del giornale universitario The Harvard Crimson, basata su circa 4.300 programmi didattici, rileva che nel 2025-2026 il 25% dei syllabus esaminati vietava completamente l’AI, rispetto al 19% del 2023-2024. Altri programmi ne consentivano invece un impiego condizionato o più ampio.
Hum 10 rappresenta quindi una scelta didattica specifica. L’elemento interessante è che quelle limitazioni non sembrano aver scoraggiato le candidature: gli studenti interessati accettano di lavorare entro regole che rendono centrale il confronto personale con le opere.
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Perché attira le matricole e cosa dice sul futuro dello studio
La spiegazione del successo non può essere ridotta a una sola causa. Il passaparola, il rapporto con i docenti e l’esperienza condivisa possono contribuire all’attrattiva, ma non esiste una dimostrazione che attribuisca il +40% esclusivamente al divieto di AI.
Anche l’idea di una reazione alle scorciatoie digitali va letta come un’interpretazione del fenomeno, non come il risultato di uno studio causale.
Per gli studenti, una possibile attrattiva è la struttura stessa del percorso: un calendario impegnativo può aiutare ad affrontare libri che, lasciati alla sola iniziativa individuale, verrebbero rimandati. È una lettura educativa del caso, che non rende automaticamente quel modello adatto a ogni persona o disciplina.
Il contesto è comunque rilevante. Un’indagine NORC AmeriSpeak del gennaio 2026, presentata dall’American Academy of Arts and Sciences, indica che il 34% degli adulti statunitensi aveva utilizzato almeno occasionalmente l’AI per riassumere un testo lungo o un libro. Il dato riguarda la popolazione adulta americana, non le sole matricole di Harvard.
L’esperienza di Humanities 10 pone allora una domanda concreta alle università: quali attività devono restare personali per conservare il loro valore formativo? Il suo successo suggerisce che, almeno per una parte degli studenti, leggere e scrivere senza delegare il lavoro costituisca ancora una ragione per scegliere un corso.









