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Nel primo semestre 119.461 attivazioni, di cui 11.911 a tempo indeterminato nella classificazione riportata dal sindacato. Tra gli under 30 la quota scende al 4,1%. Crescono anche le ore autorizzate di ammortizzatori sociali: +20,1% rispetto al 2025.

Un mercato del lavoro fragile, caratterizzato da discontinuità contrattuale e da segnali di difficoltà nelle imprese. È il quadro delineato dalla Uil Marche, che richiama l’attenzione sulla qualità delle nuove assunzioni e sull’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali.

Secondo i dati diffusi dal sindacato, tra gennaio e giugno 2026 nelle Marche sono stati attivati 119.461 rapporti di lavoro. Di questi, 11.911 risultano classificati come contratti a tempo indeterminato, pari a circa il 10% del totale.

Il dato richiede una precisazione: si parla di attivazioni contrattuali, non del numero complessivo degli occupati marchigiani. Non significa quindi che nove lavoratori su dieci nella regione abbiano un impiego precario, né che ogni attivazione corrisponda a una persona diversa.

Resta centrale la valutazione della Uil: la quantità di rapporti avviati, da sola, non descrive la capacità del mercato di garantire reddito continuativo e prospettive professionali.

«Il problema non è soltanto quanto lavoro si crea, ma quale lavoro viene offerto», afferma Antonella Vitale, coordinatrice dell’Ufficio studi della Uil Marche. Per il sindacato, una struttura occupazionale fondata prevalentemente su rapporti temporanei e discontinui rischia di alimentare insicurezza economica e fragilità sociale, rendendo più difficile programmare il futuro.

Contratti nelle Marche: i numeri e la distinzione sull’apprendistato

Nel dettaglio presentato dalla Uil, le attivazioni comprendono 42.889 contratti a tempo determinato, 26.055 intermittenti, 18.963 stagionali, 14.850 in somministrazione e 4.793 di apprendistato, oltre agli 11.911 rapporti classificati a tempo indeterminato.

Queste categorie, però, non possono essere considerate tutte equivalenti sul piano giuridico. In particolare, il Ministero del Lavoro definisce l’apprendistato un contratto subordinato a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione giovanile, ferme restando le specificità previste dalla disciplina. 

La formula sindacale dei “nove contratti su dieci precari” sintetizza dunque una valutazione sulla stabilità dei percorsi, ma non coincide automaticamente con la distinzione normativa tra tempo determinato e indeterminato.

La criticità diventa particolarmente evidente osservando i giovani. Tra gli under 30, la Uil segnala 48.338 rapporti attivati, dei quali appena 1.977 classificati a tempo indeterminato: una quota di circa 4,1%.

Claudia Mazzucchelli, segretaria generale della Uil Marche, collega questi numeri alle difficoltà di raggiungere l’autonomia economica, investire nella formazione e programmare una famiglia.

Nella lettura del sindacato, la precarietà prolungata può anche favorire l’uscita dal territorio di competenze delle quali le imprese marchigiane hanno bisogno. Il tema riguarda quindi sia le condizioni individuali sia la capacità della regione di trattenere professionalità e accompagnarne la crescita.

Ammortizzatori sociali in aumento: oltre 20,7 milioni di ore autorizzate

Accanto alle nuove attivazioni, la Uil richiama i segnali provenienti dalle aziende già operative. Tra gennaio e settembre 2026, le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni, FIS e altri fondi di solidarietà ammontano, secondo il comunicato, a 20.791.081, con un incremento del 20,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il sindacato descrive l’andamento marchigiano come in controtendenza rispetto alla diminuzione nazionale. Il comunicato non riporta però il corrispondente valore italiano, necessario per quantificare la distanza tra i due andamenti.

Anche qui è importante leggere correttamente l’indicatore: le ore autorizzate non coincidono con quelle effettivamente utilizzate. L’INPS distingue le due grandezze attraverso il cosiddetto tiraggio, cioè il rapporto tra utilizzo effettivo e autorizzazioni. Non è quindi possibile ricavare direttamente da quel totale il numero dei lavoratori sospesi. 

Per Mazzucchelli, l’aspetto più preoccupante riguarda la composizione degli interventi, in particolare la cassa integrazione straordinaria collegata a crisi e riorganizzazioni.

La richiesta è che il sostegno al reddito venga accompagnato da progetti industriali credibili, investimenti, riqualificazione professionale e garanzie sulla continuità occupazionale.

Il rischio indicato dalla Uil è che difficoltà prolungate compromettano il patrimonio produttivo regionale. Gli ammortizzatori rappresentano una tutela, ma il confronto richiesto dal sindacato riguarda soprattutto ciò che dovrà accadere dopo la fase di sospensione o riduzione dell’attività.

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Ricerca e pubblico impiego: le preoccupazioni su contratti e prospettive

L’allarme si estende anche alla ricerca e al settore pubblico. Nel comunicato vengono riportate le rivendicazioni dei lavoratori Istat emerse durante una cerimonia ad Ancona per il centenario dell’Istituto: retribuzioni insufficienti, sottoinquadramento e precariato.

I rappresentanti dei dipendenti denunciano inoltre differenze salariali rispetto ad altri Paesi europei e ad altri enti italiani. Si tratta di valutazioni attribuite ai lavoratori: il materiale diffuso non allega una comparazione retributiva omogenea che consenta di verificarne nel dettaglio tutte le percentuali.

Piero Polidori, segretario generale della Uil Rua, richiama anche la mobilitazione dei dipendenti Cnr e la presenza, nella sede di Ancona, di lavoratori con molti anni di rinnovi contrattuali.

Il timore espresso riguarda le opportunità future di stabilizzazione e prosecuzione dei rapporti, anche in relazione alle risorse del PNRR. Le prospettive dei singoli contratti andranno tuttavia valutate sulla base delle norme applicabili, dei finanziamenti e delle decisioni degli enti.

Di fronte a questo insieme di criticità, la Uil Marche chiede un confronto tra Regione, organizzazioni sindacali e rappresentanze delle imprese.

L’obiettivo indicato è costruire una strategia di medio e lungo periodo che colleghi difesa dell’occupazione, qualità del lavoro e rilancio produttivo. Per giovani, lavoratori e famiglie, il risultato atteso è una maggiore continuità tra opportunità professionali, reddito e possibilità di restare sul territorio.

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