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La rocca medievale di Arquata del Tronto, eretta per scopi difensivi, sorge isolata e in posizione sopraelevata rispetto al nucleo abitativo del paese, incastonata tra le aree verdi dei due parchi nazionali che circondano Arquata, quello dei Monti Sibillini e quello dei Monti della Laga.

 

Lo stato attuale della rocca

 

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La storia della rocca di Arquata

I lavori per la sua edificazione cominciarono intorno al XII secolo, protraendosi fino al XV. Costruita in arenaria, la pietra locale, le sue mura erano dotate di un camminamento che, in caso di assedio, permetteva di riversare sul nemico olio bollente o pietre. I varchi di accesso all’edificio erano situati in prossimità dei principali punti di snodo di Arquata, come la chiesa, il palazzo nobiliare o la piazza. Oggi purtroppo la struttura risulta inagibile e danneggiata dallo sciame sismico del 2016 ma, nel corso dei secoli, frequenti interventi di manutenzione hanno fatto sì che il suo stato di conservazione fosse buono, anche se il terremoto del 1703 aveva causato danni e lesioni alla struttura.

 

 

Durante il periodo della dominazione francese in Italia, la rocca venne parzialmente ristrutturata e dotata di un presidio militare, con casematte e piazzole d’artiglieria. Nel 1860 fu annessa, assieme ad Arquata, al Regno d’Italia e purtroppo abbandonata a se stessa. Solo alla fine dell’Ottocento iniziarono dei lavori di restauro, che interessarono la torre più alta, il torrione esagonale e la cortina che collegava i due edifici; gli ultimi lavori ci furono negli anni ’90 del secolo scorso, dove la manutenzione riguardò le mura di cinta, le torri e venne allestita, all’interna della fortezza, una sala polifunzionale.

 

 

Giovanna La Pazza e la rocca

La storia della rocca è legata alla figura di una famosa regina, Giovanna d’Angiò, che vi soggiornò diverse volte. Incoronata Regina del Regno di Napoli nel 1414 da Papa Martino V, regnò fino alla sua morte nel 1435. Dimorò ad Arquata, nella rocca, tra il 1420 e il 1435, utilizzandola come residenza nel periodo estivo e come punto d’appoggio durante i suoi spostamenti.

La storia ci ha trasmesso un’immagine di donna dissoluta e senza scrupoli: è conosciuta, infatti, con il soprannome “La Pazza” a causa dei peccati di lussuria di cui si è macchiata. Tradizione vuole, infatti, che la Regina fosse solita irretire pastori e popolani ed attirarli nella stanza più alta della torre, salvo infliggere atroci pene al malcapitato che non l’avesse soddisfatta.

Per la leggenda, lo spirito della sovrana si aggira ancora nei dintorni del castello, fonte di lamenti oscuri e sinistri.

 

 

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