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Crescono imprese e occupazione nel settore della manutenzione del verde e del paesaggio. Le Marche si confermano tra le regioni più specializzate del Paese, ma CNA chiede regole più chiare e maggiore rappresentanza per un comparto che continua a espandersi.

La cura del verde, la manutenzione di giardini, parchi storici e impianti di irrigazione rappresentano uno dei comparti artigiani più dinamici dell’economia italiana. I dati aggiornati a fine 2025 confermano una crescita costante del settore, che continua a generare occupazione e nuove opportunità professionali, soprattutto nelle regioni a forte vocazione ambientale come le Marche.

Secondo le rilevazioni analizzate dalla CNA, in Italia operano oggi 26.083 imprese attive nel comparto della cura e manutenzione del paesaggio. Di queste, ben 19.615 sono artigiane, pari al 75,2% del totale, una quota nettamente superiore alla media registrata nell’intero sistema produttivo nazionale.

Un dato che evidenzia il ruolo centrale delle piccole e medie imprese nella gestione del patrimonio verde urbano, storico e privato.

A rendere ancora più significativo il fenomeno è il trend di crescita: l’artigianato del comparto registra infatti un incremento annuo del 3%, superiore al 2% dell’intero settore e in netta controtendenza rispetto alla flessione dell’artigianato italiano nel suo complesso, che continua a segnare un calo dell’1,4%.

Marche protagoniste della green economy

Tra le regioni italiane, le Marche si distinguono come una delle realtà più specializzate nella manutenzione del verde.

I numeri confermano una presenza particolarmente radicata delle imprese artigiane nel settore. Su scala nazionale si contano 55.324 addetti, di cui 23.597 impiegati in aziende artigiane, pari al 42,7% del totale.

Nelle Marche, però, il peso dell’artigianato è ancora più rilevante.

Secondo l’analisi della CNA, il 60,6% degli addetti del comparto lavora infatti in imprese artigiane, una delle percentuali più elevate d’Italia.

Un risultato che testimonia la capacità delle aziende marchigiane di coniugare competenze tecniche, cura del territorio e valorizzazione del patrimonio ambientale.

La manutenzione del verde pubblico, dei giardini storici e delle aree paesaggistiche rappresenta oggi una componente sempre più strategica per la qualità della vita urbana e per la sostenibilità ambientale.

Formazione e nuove professionalità: il ruolo della CNA

Per rispondere alla crescente domanda di operatori qualificati, la CNA di Pesaro e Urbino, insieme a Form.Art., ha già attivato numerosi percorsi formativi dedicati al settore.

Tra questi figurano i corsi per manutentore del verde, figura professionale ormai indispensabile per operare nel comparto, e il percorso dedicato al giardiniere d’arte per giardini e parchi storici, una specializzazione sempre più richiesta nella gestione del patrimonio paesaggistico e monumentale.

L’obiettivo è garantire standard professionali elevati e favorire la qualificazione delle imprese secondo le normative nazionali.

La formazione rappresenta infatti uno degli strumenti fondamentali per sostenere la crescita del comparto e affrontare le nuove sfide legate alla sostenibilità, alla rigenerazione urbana e alla tutela del paesaggio.

CNA: “Servono regole uniformi in tutta Italia”

Accanto ai dati positivi, emergono però alcune criticità normative che, secondo la CNA, rischiano di frenare lo sviluppo del settore.

L’associazione segnala infatti persistenti differenze nelle procedure adottate dalle Camere di Commercio per l’iscrizione delle imprese con codice ATECO 81.30.00, relativo alla cura e manutenzione del paesaggio.

In particolare, vengono evidenziate difformità nella registrazione del cosiddetto “preposto”, figura professionale responsabile dei requisiti tecnico-professionali dell’impresa.

Per questo motivo la CNA chiede che il futuro decreto ministeriale previsto nei prossimi mesi:

  • Uniformi le procedure su tutto il territorio nazionale;
  • Recepisca integralmente la Legge 154/2016;
  • Applichi in modo omogeneo l’Accordo Stato-Regioni del 2018;
  • Valorizzi i percorsi formativi già riconosciuti.

Secondo l’associazione, norme più chiare consentirebbero alle imprese di operare con maggiore certezza giuridica e ridurrebbero le interpretazioni difformi tra i diversi territori.

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Più rappresentanza per un settore che vale il 75% delle imprese

Un’altra richiesta avanzata dalla CNA riguarda la rappresentanza del comparto nei tavoli decisionali nazionali.

Attualmente il Tavolo tecnico del florovivaismo, incaricato di contribuire alla definizione del Piano nazionale del settore, non prevede la presenza diretta delle organizzazioni che rappresentano le imprese artigiane della manutenzione del verde.

Una situazione che l’associazione considera paradossale, considerando che proprio l’artigianato rappresenta oltre il 75% delle imprese attive nel comparto.

La proposta è quella di inserire nel tavolo un rappresentante per ciascuna associazione artigiana maggiormente rappresentativa a livello nazionale.

Per la CNA il settore della cura del verde è destinato a svolgere un ruolo sempre più importante nella transizione ecologica e nella valorizzazione del territorio. Per questo servono regole uniformi, percorsi formativi riconosciuti e una rappresentanza adeguata nei luoghi in cui si decide il futuro di una delle filiere più dinamiche dell’economia italiana.

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