Svolta nelle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a Pietracatella dopo un’intossicazione da ricina. Reperti, alimenti e campioni biologici sono stati inviati all’Istituto Robert Koch di Berlino, uno dei principali centri europei specializzati nello studio delle tossine.
L’inchiesta sul caso di Pietracatella, in provincia di Campobasso, entra in una fase decisiva. Gli investigatori italiani hanno affidato nuovi accertamenti agli esperti dell’Robert Koch Institute di Berlino, struttura di riferimento internazionale per lo studio delle tossine biologiche.
Secondo quanto riferito dal Tg1, un convoglio scortato dalla Squadra Mobile di Campobasso ha trasportato in Germania numerosi reperti raccolti durante le indagini. L’obiettivo è chiarire l’origine della ricina, ricostruire la dinamica dell’avvelenamento e verificare eventuali responsabilità.
Cosa analizzeranno gli esperti tedeschi
Tra il materiale inviato a Berlino figurano circa 70 alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia, oltre ai campioni di sangue prelevati ai due superstiti, Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice.
Gli specialisti dovranno verificare la presenza di eventuali anticorpi contro la ricina, elemento che potrebbe fornire indicazioni preziose sull’esposizione al veleno e sulla cronologia degli eventi.
Le analisi interesseranno anche gli alimenti recuperati nell’abitazione, con l’obiettivo di accertare se presentino tracce della tossina e individuare il possibile momento della contaminazione.
A collaborare con gli investigatori italiani saranno anche il direttore del Centro per i rischi biologici e i patogeni speciali del Robert Koch Institute, Christian Herzog, e la ricercatrice Sylvia Worbs, esperta nello studio delle tossine biologiche.
Sotto esame anche mobili, vestiti e oggetti della casa
Le indagini non si limiteranno agli alimenti.
Grazie alle tecnologie disponibili nei laboratori tedeschi sarà possibile analizzare anche indumenti, mobili e altri oggetti sequestrati nell’abitazione della famiglia.
Secondo quanto emerso, gli esperti sono in grado di individuare tracce di ricina anche molti mesi dopo l’esposizione, rendendo possibile una ricostruzione più dettagliata della vicenda.
Nei prossimi giorni è previsto anche un nuovo sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella.
La pianta di ricino al centro degli accertamenti
Uno degli elementi ritenuti più importanti dagli investigatori riguarda una pianta di ricino rinvenuta nelle vicinanze della casa.
Gli esperti dovranno stabilire se il veleno possa essere stato estratto proprio da quella pianta, circostanza che potrebbe rappresentare un tassello fondamentale per comprendere come sia avvenuto l’avvelenamento.
L’accertamento è considerato uno dei passaggi chiave dell’inchiesta.
Cosa è successo a Pietracatella
La tragedia risale alla notte tra il 23 e il 24 dicembre, quando Antonella Di Ielsi, 50 anni, il marito Gianni Di Vita e la figlia Sara, di 15 anni, hanno accusato un grave malore dopo aver cenato insieme nella loro abitazione.
Trasportati all’ospedale Cardarelli di Campobasso, Antonella e Sara sono morte tra il 27 e il 28 dicembre, mentre il padre è sopravvissuto.
Le successive analisi tossicologiche hanno escluso una comune intossicazione alimentare, confermando invece la presenza della ricina, una tossina estremamente potente ricavata dai semi della pianta di ricino.
Cos’è la ricina e perché è così pericolosa
La ricina è una tossina naturale presente nei semi del ricino e viene considerata una delle sostanze vegetali più tossiche conosciute.
L’ingestione anche di quantità molto ridotte può provocare gravi danni all’organismo, con sintomi che includono nausea, vomito, diarrea, insufficienza multiorgano e, nei casi più gravi, il decesso.
Le nuove analisi affidate al Robert Koch Institute rappresentano ora uno dei passaggi più importanti dell’inchiesta. I risultati potrebbero contribuire a chiarire definitivamente l’origine della contaminazione e fornire elementi decisivi per ricostruire quanto accaduto nella casa di Pietracatella.









