Duplice agguato tra Solanas e Quartu Sant’Elena. Andrea Pintus, 42 anni, è morto, mentre Michela Rubiu, 47, è ricoverata in condizioni disperate. L’uomo arrestato si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Un uomo di 39 anni è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso il fratello e tentato di togliere la vita alla propria compagna nel Cagliaritano. I due episodi si sono verificati all’alba di giovedì 23 luglio 2026, prima a Solanas e successivamente a Quartu Sant’Elena.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Alessandro Pintus avrebbe sparato alla compagna Michela Rubiu, 47 anni, all’interno del bar gestito insieme nella frazione costiera di Solanas. L’uomo avrebbe poi raggiunto l’abitazione dei genitori a Quartu, dove ha ucciso il fratello Andrea Pintus, 42 anni.
Dopo i due episodi si è presentato spontaneamente nella caserma dei carabinieri, dichiarando di aver sparato alla compagna e al fratello. È stato trasferito nel carcere di Uta.
Le accuse provvisoriamente contestate sono quelle di omicidio e tentato omicidio aggravati e premeditati. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Giangiacomo Pilia e proseguono per ricostruire il movente e tutti i passaggi della vicenda.
Il primo agguato nel bar di Solanas
Il primo allarme è scattato poco prima delle 6 del mattino a Solanas, frazione costiera del Comune di Sinnai. Alessandro Pintus avrebbe raggiunto il locale gestito insieme alla compagna, dove tra i due sarebbe iniziata una discussione.
Nel bar si trovava anche la madre della donna. Al culmine del litigio, il trentanovenne avrebbe impugnato una pistola e sparato un colpo contro Michela Rubiu, ferendola gravemente alla testa.
La madre ha immediatamente chiesto l’intervento dei soccorsi e delle forze dell’ordine. Sul posto sono arrivati il personale del 118 e i carabinieri della Compagnia di Quartu Sant’Elena.
La donna è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Brotzu di Cagliari, dove rimane ricoverata in condizioni estremamente gravi. Non risultano, al momento, aggiornamenti tali da modificare la prognosi iniziale.
Dopo aver sparato, l’uomo si sarebbe allontanato in automobile. I carabinieri hanno subito avviato le ricerche, ricostruendo il possibile itinerario seguito dal trentanovenne.
L’arma utilizzata sarebbe una pistola legalmente detenuta. Gli investigatori stanno verificando la documentazione relativa al possesso e svolgendo gli accertamenti balistici necessari per stabilire con certezza se sia stata impiegata in entrambi gli episodi.
L’omicidio del fratello a Quartu Sant’Elena
Dopo essere fuggito da Solanas, Alessandro Pintus avrebbe raggiunto l’abitazione nella quale vivono i genitori e il fratello, in via Asfodelo a Quartu Sant’Elena.
Qui avrebbe incontrato Andrea Pintus. Tra i due sarebbe scoppiata una nuova discussione, avvenuta tra l’ingresso e il giardino dell’abitazione, alla presenza anche del padre.
Secondo quanto ricostruito finora, il trentanovenne sarebbe sembrato inizialmente intenzionato a calmarsi. Sarebbe poi tornato verso l’automobile, avrebbe recuperato la pistola e aperto il fuoco contro il fratello.
Andrea Pintus è stato raggiunto da tre colpi al busto ed è morto sul posto. Ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile.
Dopo l’omicidio, il presunto responsabile è risalito in auto e ha raggiunto la caserma dei carabinieri, dove si è consegnato. I militari lo hanno posto in sicurezza e hanno sequestrato l’arma.
Nei due luoghi sono intervenuti il Nucleo operativo, la Sezione rilievi del Nucleo investigativo e il medico legale. Gli accertamenti serviranno a ricostruire la sequenza esatta degli spari e a raccogliere gli elementi utili all’inchiesta.
Il sospetto sulla relazione e il movente ancora da chiarire
Il movente resta il principale punto da chiarire. Secondo una prima ipotesi investigativa, Alessandro Pintus avrebbe sospettato l’esistenza di una relazione tra la compagna e il fratello.
Su questa circostanza, però, non risultano conferme né smentite definitive. Non può quindi essere presentata come un fatto accertato o come la spiegazione già dimostrata del duplice episodio.
Le persone che conoscevano la famiglia avrebbero riferito di litigi e rapporti difficili, sia tra l’uomo e la compagna sia con il fratello. Anche questi racconti dovranno essere verificati attraverso testimonianze e riscontri.
I carabinieri stanno ricostruendo le comunicazioni, gli spostamenti e gli eventuali contrasti avvenuti nelle ore e nei giorni precedenti. Potrebbero essere analizzati anche telefoni, messaggi e immagini delle telecamere presenti lungo il percorso tra Solanas e Quartu.
Gli investigatori dovranno inoltre accertare l’eventuale premeditazione. La contestazione iniziale dovrà essere valutata dal giudice sulla base degli elementi raccolti dalla Procura.
La vicenda viene descritta come un omicidio accompagnato da un tentato femminicidio, ma l’inquadramento giudiziario attuale riguarda le ipotesi di omicidio e tentato omicidio aggravati e premeditati.
L’indagato non risponde al pm, attesa la convalida
Condotto davanti al pubblico ministero Giangiacomo Pilia, Alessandro Pintus si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’uomo si trova ora nel carcere di Uta, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.
«Mi è sembrato sotto choc», ha dichiarato all’Ansa l’avvocato Ettore Cinus, che lo assiste insieme al legale Giorgio De Pascalis. Secondo il difensore, il trentanovenne starebbe iniziando lentamente a rendersi conto di quanto accaduto.
Non è escluso che possa decidere di fornire la propria versione davanti al giudice per le indagini preliminari. Fino a quel momento, il movente resta affidato alle ipotesi formulate dagli investigatori.
L’udienza di convalida dovrà esaminare la legittimità dell’arresto e decidere sull’applicazione della misura cautelare. Proseguiranno parallelamente le analisi sull’arma, i rilievi nei due luoghi e l’acquisizione delle testimonianze.
Rimane gravissima la condizione di Michela Rubiu, mentre la famiglia e le comunità di Solanas e Quartu Sant’Elena sono sconvolte per quanto avvenuto.
Le responsabilità dell’arrestato e le aggravanti contestate dovranno essere accertate nel procedimento giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.









