Il taglio di 17 centesimi sul gasolio, valido fino al 6 agosto 2026, offre un sollievo temporaneo, ma per CNA Fita Marche non basta. Nella regione diminuiscono le imprese attive nella distribuzione dei carburanti, mentre autotrasportatori e gestori chiedono interventi strutturali.
La crisi dei carburanti non riguarda soltanto chi deve fare il pieno. L’aumento del prezzo del gasolio sta colpendo l’autotrasporto, le aziende agricole, le attività produttive e la rete dei distributori, con possibili conseguenze sul costo finale dei beni acquistati dalle famiglie.
Nelle Marche la situazione sarebbe particolarmente delicata. Secondo i dati elaborati dal Centro studi CNA regionale, alla fine del primo trimestre del 2026 risultavano attive 352 imprese nel commercio e nella distribuzione dei carburanti, 104 in meno rispetto allo stesso periodo del 2021.
La diminuzione, pari al 22,8% in cinque anni, viene indicata dall’associazione come il segnale di una selezione già molto intensa. CNA Fita Marche chiede quindi che il Governo superi la logica degli interventi temporanei e introduca misure capaci di sostenere tutta la filiera.
Nelle Marche perse 104 imprese della distribuzione di carburanti
La contrazione non è stata uniforme sul territorio regionale. In provincia di Ascoli Piceno il numero delle imprese del settore sarebbe diminuito del 29,9%, mentre a Pesaro e Urbino la flessione si attesta al 17,5%.
Il numero delle localizzazioni attive, comprendente sedi e unità locali, è rimasto più stabile tra il 2021 e il 2025. A diminuire sono stati però gli addetti, scesi del 9,3% a livello regionale. In provincia di Pesaro e Urbino la perdita avrebbe raggiunto il 28,7%, nonostante la sostanziale tenuta dei punti operativi.
Per CNA, questi numeri dimostrano che vendere carburante non rappresenta più necessariamente un’attività remunerativa. I gestori si trovano infatti alla fine di una filiera nella quale il prezzo dipende da quotazioni internazionali, tassazione, costi logistici, contratti di fornitura e strategie delle grandi compagnie.
L’associazione sostiene che i gestori non possano essere considerati responsabili di tutti gli aumenti osservati alla pompa. Nello stesso tempo, CNA richiama l’attenzione sui risultati delle compagnie petrolifere e delle grandi società di distribuzione, chiedendo controlli sugli eventuali extraprofitti.
Quest’ultima rappresenta una valutazione dell’organizzazione di categoria. L’esistenza di comportamenti speculativi da parte di singoli operatori deve essere verificata dalle autorità competenti attraverso l’analisi dei prezzi e dei margini lungo l’intera filiera.
Taglio del gasolio di 17 centesimi: cosa ha deciso il Governo
Il Governo è intervenuto con una riduzione temporanea del prezzo del gasolio pari a 17 centesimi al litro, considerando congiuntamente la diminuzione dell’accisa e il relativo effetto sull’Iva.
Come specificato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dal 30 luglio al 6 agosto 2026 l’aliquota dell’accisa sul diesel utilizzato come carburante viene fissata a 532,90 euro per mille litri. Un precedente decreto interministeriale copre invece il periodo iniziale, garantendo continuità allo sconto.
Il provvedimento riguarda il gasolio e non la benzina. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha quantificato il costo complessivo dell’operazione in circa 125 milioni di euro. Il Governo dovrebbe tornare a esaminare la situazione il 4 agosto, valutando l’andamento delle quotazioni e dei prezzi.
Per CNA Fita Marche la misura è utile, ma resta un intervento tampone. Il presidente regionale dell’associazione, Luca Settimi, chiede che il beneficio fiscale non venga assorbito da nuovi rincari: «Serve un pugno duro contro le speculazioni».
Le tensioni internazionali e le interruzioni legate allo Stretto di Hormuz possono influire sui mercati energetici. Secondo CNA, però, non sarebbero sufficienti a spiegare ogni aumento registrato alla pompa, soprattutto durante il periodo estivo caratterizzato da una maggiore domanda.
Le richieste di autotrasportatori e gestori degli impianti
Una delle principali richieste riguarda il rimborso delle accise sul gasolio professionale. Attualmente l’agevolazione interessa determinate categorie di veicoli pesanti e attività di trasporto.
CNA Fita Marche propone di estenderla anche ai mezzi di minore portata utilizzati per il lavoro. «Il gasolio utilizzato per l’attività professionale è lo stesso e non possono esistere trattamenti differenziati tra operatori del medesimo settore», afferma Settimi.
Il responsabile regionale Riccardo Battisti chiede invece controlli che non si limitino all’ultimo passaggio della catena commerciale: «Non possono essere i gestori degli impianti a pagare manovre poco chiare».
Le proposte avanzate dall’associazione riguardano il rafforzamento dei controlli lungo tutta la filiera, il contrasto alle possibili speculazioni, la stabilizzazione dei crediti d’imposta e l’attivazione di un tavolo permanente con obiettivi e scadenze verificabili.
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Perché la crisi dell’autotrasporto riguarda anche le famiglie
La tenuta del settore è importante perché una parte rilevante delle merci distribuite nelle Marche e nel resto d’Italia viaggia su strada. Quando il gasolio aumenta, crescono i costi sostenuti per trasportare alimenti, materiali, prodotti industriali e beni destinati ai negozi.
Le imprese possono assorbire soltanto una parte dei rincari. Nel medio periodo, l’aumento rischia quindi di essere trasferito sui prezzi finali oppure di ridurre ulteriormente i margini economici di autotrasportatori, commercianti e produttori.
Anche la chiusura dei distributori produce conseguenze pratiche. Una rete meno capillare può creare difficoltà soprattutto nei centri più piccoli, nelle zone montane e lungo le strade con minori volumi di traffico, dove mantenere un impianto è più costoso.
CNA Fita Marche chiede quindi che il sostegno non si esaurisca con il 6 agosto. La priorità indicata dall’associazione è trasformare le misure d’emergenza in una politica stabile, capace di tutelare imprese, occupazione e distribuzione territoriale.
Il taglio di 17 centesimi può ridurre temporaneamente la spesa per il pieno. Senza interventi sui problemi strutturali, avverte CNA, il rischio è che nelle Marche continuino a chiudere sia le imprese di autotrasporto sia i distributori di carburante.









