Magazzini ancora pieni, prezzi dell’extravergine in forte discesa e liquidità ridotta mettono sotto pressione i frantoi marchigiani. Francesca Petrini, presidente nazionale di CNA Agroalimentare, chiede interventi urgenti per evitare ripercussioni sulla prossima campagna olivicola.
La crisi della filiera olivicolo-olearia italiana coinvolge anche le Marche, dove alcuni frantoi potrebbero trovarsi nell’impossibilità di acquistare e ritirare tutte le olive durante la prossima campagna.
L’allarme arriva dalle associazioni dei frantoiani, secondo le quali molte imprese hanno ancora nei propri depositi l’olio prodotto o acquistato nella stagione precedente. Le giacenze invendute occupano spazio nei magazzini e immobilizzano risorse finanziarie necessarie per affrontare la nuova raccolta.
A rendere più difficile la situazione è il rapido calo delle quotazioni. Una parte dell’olio era stata acquistata all’inizio della campagna a prezzi compresi tra 9 e 10 euro al chilogrammo, mentre oggi potrebbe essere venduta soltanto accettando perdite rilevanti.
La crisi è stata portata all’attenzione nazionale da Francesca Petrini, titolare dell’azienda Fattorie Petrini di Monte San Vito e presidente nazionale di CNA Agroalimentare, intervistata da una troupe del Tg3.
Prezzi dell’olio in calo e magazzini ancora pieni
Il problema nasce dalla combinazione tra costi sostenuti durante la precedente campagna e nuove condizioni di mercato. I frantoi che hanno acquistato olio quando le quotazioni erano molto elevate si ritrovano ora a competere con un prodotto nazionale ed estero venduto a prezzi più bassi.
Le rilevazioni di Ismea Mercati mostrano differenze significative tra le diverse piazze italiane. Alla fine di luglio 2026 l’olio extravergine non certificato risultava quotato a 4,55 euro al chilogrammo sulla piazza di Bari, mentre in altri territori i prezzi rimanevano più elevati in base a qualità, origine e disponibilità.
Sul mercato all’ingrosso, l’extravergine proveniente dall’Andalusia è sceso intorno a 3,30 euro al chilogrammo. Le quotazioni non corrispondono automaticamente al prezzo pagato dal consumatore, ma incidono sugli equilibri economici tra produttori, frantoi, imbottigliatori e distribuzione.
I dati sulle scorte vengono monitorati dal sistema Frantoio Italia dell’Ispettorato centrale repressione frodi. L’ultimo rapporto dell’ICQRF, aggiornato al 30 giugno 2026, fotografa le giacenze di olio detenute dagli operatori italiani.
Per i frantoi, vendere oggi un prodotto acquistato a valori quasi doppi può significare registrare una perdita. Attendere una ripresa dei prezzi, invece, mantiene occupati i depositi e impedisce di recuperare il denaro necessario per la prossima campagna.
Perché gli olivicoltori rischiano il mancato ritiro delle olive
La raccolta delle olive concentra in poche settimane una parte rilevante dei costi e delle operazioni. I frantoi devono disporre di spazi adeguati, personale, energia e liquidità sufficiente per acquistare la materia prima o lavorarla per conto degli agricoltori.
Se i serbatoi sono ancora occupati e le risorse finanziarie risultano bloccate nelle scorte invendute, alcune aziende potrebbero limitare i conferimenti oppure rinunciare all’acquisto diretto delle olive.
La normativa contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare impone inoltre termini precisi per il pagamento delle forniture. Un frantoio privo di liquidità non può semplicemente rinviare la remunerazione degli olivicoltori senza esporsi a contestazioni.
Il rischio denunciato dalle associazioni riguarda quindi l’intera filiera. Un mancato o ridotto ritiro potrebbe lasciare gli agricoltori senza un compratore, costringerli a cercare strutture più lontane oppure rendere economicamente poco conveniente la raccolta.
Nelle Marche la questione assume un peso particolare per le numerose aziende di piccole dimensioni e per il valore dell’olivicoltura nelle aree collinari e interne. La mancata raccolta non provocherebbe soltanto una perdita di reddito, ma potrebbe favorire l’abbandono degli oliveti, con conseguenze anche sulla manutenzione del territorio.
Ai problemi finanziari si aggiungono i rincari strutturali di energia, trasporto, personale e gestione dei sottoprodotti. Costi che rimangono elevati anche quando il prezzo dell’olio all’origine diminuisce.
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Francesca Petrini: «Servono interventi immediati»
La situazione dei frantoi marchigiani è stata illustrata al Tg3 nazionale da Francesca Petrini. La troupe ha visitato l’azienda olivicola Fattorie Petrini di Monte San Vito, in provincia di Ancona, per raccontare le difficoltà del comparto.
Petrini, in qualità di presidente nazionale di CNA Agroalimentare, ha ribadito la necessità di agire prima dell’avvio della nuova campagna. L’obiettivo è evitare che la mancanza di spazio e liquidità si trasformi in un blocco dei conferimenti.
Le associazioni chiedono:
- la convocazione immediata di un tavolo nazionale di crisi con il ministro dell’Agricoltura e gli assessorati regionali;
- una moratoria bancaria sulle esposizioni finanziarie dei frantoi;
- misure capaci di ridurre le giacenze e ripristinare la liquidità;
- la partecipazione stabile dei rappresentanti dei frantoi ai tavoli decisionali nazionali e regionali.
La categoria denuncia infatti di non essere stata coinvolta nella riunione del Tavolo tecnico della filiera olivicolo-olearia del 14 luglio e nei confronti regionali dedicati ai prossimi bandi.
Il Tavolo tecnico istituito dal Masaf comprende rappresentanti istituzionali e organizzazioni della filiera. Le associazioni dei frantoiani chiedono però una rappresentanza più diretta e continuativa nelle decisioni che riguardano il comparto.
Cosa può succedere a produttori e consumatori
Per gli olivicoltori marchigiani, la priorità è conoscere in anticipo la disponibilità dei frantoi a ricevere e trasformare le olive. Un blocco comunicato soltanto a raccolta iniziata renderebbe difficile trovare soluzioni alternative.
Non è possibile prevedere oggi un effetto automatico sui prezzi al supermercato. Il costo della bottiglia dipende infatti da origine, qualità, confezionamento, distribuzione e politiche commerciali, non soltanto dalle quotazioni dell’olio sfuso.
La contraddizione della crisi è proprio questa: il prezzo all’origine può diminuire mentre i costi di produzione e gestione rimangono elevati. Il consumatore potrebbe quindi non percepire una riduzione proporzionale, mentre frantoi e agricoltori vedono restringersi i propri margini.
Interventi sulle giacenze e sul credito potrebbero consentire alle imprese di affrontare la nuova stagione senza rinunciare al ritiro delle olive. Le associazioni chiedono però decisioni rapide, perché la campagna richiede programmazione, manutenzione degli impianti e accordi con i produttori molto prima dell’inizio della molitura.
Il rischio indicato dal settore non è ancora la certezza di un blocco generalizzato. Rappresenta però un segnale concreto di difficoltà per una filiera strategica, chiamata a tutelare insieme reddito agricolo, qualità dell’olio italiano e continuità produttiva dei territori.









