Articolo
Testo articolo principale

Tra traffico permanente, inquinamento, quartieri informali e inondazioni, Giacarta è diventata il simbolo delle contraddizioni dell’urbanizzazione globale. La metropoli indonesiana conta quasi 42 milioni di abitanti nella nuova classificazione delle Nazioni Unite, ma alcune zone cedono fino a 25 centimetri all’anno.

Vista dall’alto, Giacarta appare come una distesa urbana apparentemente senza fine. Grattacieli, autostrade sopraelevate e centri commerciali convivono con baraccopoli, canali inquinati e quartieri costieri protetti da argini sempre più alti.

La storica capitale dell’Indonesia è il cuore economico del Paese, ma anche una città sottoposta a pressioni difficilmente sostenibili. Il terreno si abbassa, il mare si alza e milioni di persone continuano ad avere bisogno dell’acqua prelevata dalle falde, una delle principali cause dello sprofondamento.

Giacarta ha quasi 42 milioni di abitanti: perché è prima al mondo

Secondo il rapporto World Urbanization Prospects 2025 delle Nazioni Unite, Giacarta è l’area urbana più popolosa del mondo, con quasi 42 milioni di residenti. Seguono Dacca, in Bangladesh, con circa 40 milioni, e Tokyo con 33 milioni.

Il dato non riguarda soltanto i confini amministrativi della città, che ospitano una popolazione molto più contenuta. La stima utilizza la definizione armonizzata internazionale delle aree urbane e comprende l’enorme agglomerato della Grande Giacarta, conosciuto anche come Jabodetabek.

Dentro questa regione metropolitana rientrano Giacarta e diversi centri confinanti, tra cui Bogor, Depok, Tangerang e Bekasi. Nel corso dei decenni, l’espansione edilizia ha progressivamente cancellato le separazioni tra le diverse città, creando una superficie urbanizzata continua.

Dopo l’indipendenza dell’Indonesia, proclamata nel 1945, Giacarta non raggiungeva il milione di abitanti. La crescita successiva è stata alimentata dalle migrazioni interne, dallo sviluppo industriale e dalla concentrazione di servizi, università e opportunità lavorative.

Questa espansione ha generato ricchezza, ma anche profonde disuguaglianze. Quartieri finanziari con edifici avveniristici sorgono a breve distanza da insediamenti informali privi di servizi adeguati. Ogni giorno milioni di pendolari si muovono nella megalopoli, sottoponendo strade e trasporti pubblici a una pressione enorme.

Perché Giacarta sprofonda fino a 25 centimetri all’anno

La minaccia più grave arriva dal sottosuolo. Giacarta è costruita su una pianura alluvionale attraversata da 13 fiumi, con terreni naturalmente vulnerabili alla compressione. A questo elemento si è aggiunto per decenni il prelievo eccessivo di acqua dalle falde sotterranee.

In molti quartieri la rete idrica pubblica non riesce a soddisfare le necessità di famiglie, attività commerciali e industrie. Di conseguenza, l’acqua viene estratta attraverso migliaia di pozzi, spesso senza controlli sufficienti. Quando la falda si abbassa, gli strati del terreno si compattano e la superficie perde quota.

Un rapporto della Banca Mondiale indica tassi di subsidenza generalmente compresi tra 7,5 e 10 centimetri all’anno, con punte che in determinati periodi e zone hanno raggiunto i 25 centimetri.

Non significa che tutta Giacarta scenda alla stessa velocità. Il fenomeno è particolarmente intenso nella parte settentrionale, vicina alla costa, dove alcuni quartieri si trovano ormai sotto il livello del mare.

Circa il 40% del territorio cittadino è situato al di sotto del livello marino, secondo le stime richiamate dalla Banca Mondiale. La subsidenza si combina con l’innalzamento dei mari provocato dal riscaldamento globale, aumentando il rischio di allagamenti costieri.

Il pericolo arriva anche dall’interno. Durante la stagione dei monsoni, precipitazioni molto intense possono riempire rapidamente fiumi e canali. Se le piogge coincidono con l’alta marea, l’acqua incontra maggiori difficoltà a defluire verso il mare.

Riesci a riconoscere queste città italiane da una sola foto? Mettiti alla prova

Traffico e inquinamento, la vita quotidiana nella megalopoli

Lo sprofondamento non è l’unico problema. La popolazione deve convivere con ingorghi, tempi di percorrenza molto lunghi e una qualità dell’aria spesso critica.

Le fonti di inquinamento comprendono traffico stradale, attività industriali, centrali energetiche, cantieri e combustioni nell’area metropolitana. La conformazione urbana e alcune condizioni atmosferiche possono favorire il ristagno degli inquinanti sopra la città.

Particolarmente pericolose sono le polveri sottili PM2.5, capaci di penetrare in profondità nei polmoni e raggiungere il flusso sanguigno. L’Organizzazione mondiale della sanità collega l’esposizione a queste particelle a conseguenze respiratorie e cardiovascolari.

La crescita urbana ha inoltre occupato aree che in precedenza contribuivano ad assorbire e trattenere l’acqua piovana. La copertura del suolo con cemento e asfalto accelera il deflusso verso canali già sottoposti a una pressione elevata.

Nei quartieri più poveri, costruiti spesso lungo i corsi d’acqua, un’alluvione può provocare la perdita dell’abitazione e dei pochi beni posseduti. Le persone economicamente più fragili sono anche quelle che hanno minori possibilità di trasferirsi in aree sicure o acquistare acqua dalla rete ufficiale.

Argini, rete idrica e Nusantara: il futuro di Giacarta

Le autorità stanno cercando di proteggere la costa attraverso muri, stazioni di pompaggio, dragaggio dei canali e rialzamento delle strade. Da anni si discute anche di un gigantesco sistema di difesa costiera, ma costi, tempi e impatto ambientale rendono il progetto estremamente complesso.

Gli argini possono contenere il mare, ma non eliminano la causa principale della subsidenza. La priorità resta l’ampliamento della rete idrica, accompagnato dalla riduzione dei prelievi illegali e incontrollati dalle falde.

L’Indonesia ha avviato anche la costruzione di Nusantara, nel Kalimantan orientale, destinata a diventare progressivamente il nuovo centro politico e amministrativo nazionale. Il trasferimento delle funzioni governative è però graduale e lo sviluppo della nuova capitale proseguirà fino al 2045, secondo l’Autorità di Nusantara.

Spostare ministeri e dipendenti pubblici non farà comunque sparire Giacarta. La metropoli resterà il principale centro economico, finanziario e commerciale dell’Indonesia, con decine di milioni di residenti che continueranno ad avere bisogno di trasporti, acqua, abitazioni e protezione dalle inondazioni.

La sfida, quindi, non è abbandonare la città, ma renderla vivibile mentre il terreno continua a cedere. Giacarta rappresenta un avvertimento per molte metropoli costiere: senza infrastrutture adeguate e una gestione sostenibile dell’acqua, urbanizzazione e cambiamento climatico possono trasformarsi in una crisi permanente.

TAG: , , , , , , , , ,