Articolo
Testo articolo principale

Nuovi rincari sulla rete stradale e in autostrada nonostante lo sconto fiscale sul diesel. FederPetroli avverte: senza una de-escalation nello Stretto di Hormuz, il gasolio potrebbe avvicinarsi ai 3 euro al litro nei prossimi mesi. Ma si tratta di uno scenario condizionato, non di una previsione certa.

La benzina supera nuovamente la soglia dei 2 euro al litro sulla rete stradale nazionale, mentre il gasolio continua a salire nonostante il taglio temporaneo delle accise disposto dal Governo.

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina in modalità self service raggiunge una media di 2,002 euro al litro, contro gli 1,997 euro della precedente rilevazione.

Il gasolio passa invece da 2,107 a 2,116 euro al litro. Il rincaro risulta ancora più evidente in autostrada, dove il diesel self arriva a 2,186 euro, mentre la benzina si attesta a 2,077 euro.

Prezzi di benzina e gasolio: quanto costa un pieno

Sulla rete stradale nazionale, un pieno da 50 litri di benzina costa in media 100,10 euro. Per la stessa quantità di gasolio sono necessari 105,80 euro.

In autostrada il conto sale ulteriormente: 50 litri di benzina costano mediamente 103,85 euro, mentre un pieno di diesel raggiunge 109,30 euro.

In una sola giornata la benzina è aumentata di mezzo centesimo al litro e il gasolio di nove millesimi. Su un pieno da 50 litri l’incremento quotidiano equivale rispettivamente a circa 25 e 45 centesimi.

Il dato medio, tuttavia, non coincide necessariamente con il prezzo praticato dal singolo distributore. I listini possono variare in base alla regione, alla compagnia, alla collocazione dell’impianto e alla scelta tra modalità self service e servito.

Il Mimit calcola ogni giorno le medie utilizzando i prezzi comunicati dai gestori e in vigore alle ore 8. Per benzina e gasolio vengono considerate le tariffe self service.

Il superamento dei due euro ha soprattutto un forte valore simbolico, ma produce anche effetti concreti sulle famiglie e sulle imprese. Il costo del diesel incide infatti sul trasporto delle merci e può trasferirsi progressivamente sui prezzi dei prodotti distribuiti nei negozi.

Sconto sulle accise del gasolio: quando scade

Sul diesel è ancora applicata la riduzione fiscale prorogata dal Governo fino al 25 agosto 2026. Lo sconto complessivo per il consumatore è pari a circa 17,1 centesimi al litro, comprendendo 14 centesimi di minore accisa e il relativo effetto sull’Iva.

La misura, in vigore dal 28 luglio, riguarda soltanto il gasolio. La benzina non beneficia dello stesso intervento e il suo prezzo è quindi tornato sopra i due euro sulla rete ordinaria.

Per finanziare la proroga sono stati stanziati circa 245 milioni di euro. Il decreto legge copre la riduzione dal 7 al 24 agosto, mentre per il 25 agosto è previsto l’utilizzo dell’extragettito Iva generato dai precedenti aumenti dei carburanti.

Il problema è che l’aumento delle quotazioni internazionali del diesel e dei costi di approvvigionamento ha assorbito gran parte del vantaggio fiscale. Il prezzo alla pompa è tornato sui livelli precedenti nonostante i 17 centesimi di sconto.

Se l’agevolazione terminasse senza una nuova proroga, il prezzo teorico potrebbe aumentare di un importo analogo, a parità di tutte le altre condizioni. Non è però possibile sommare automaticamente 17 centesimi al listino attuale: quotazioni dei prodotti raffinati, margini e cambi valutari possono variare anche rapidamente.

Dopo il 25 agosto, il Governo dovrà decidere se proseguire con un’altra riduzione, utilizzare il meccanismo delle accise mobili oppure lasciare che torni pienamente in vigore la tassazione ordinaria.

Benzina raddoppiata e diesel quasi triplicato in 30 anni: quanto costa oggi un pieno

Gasolio a 3 euro: cosa ha detto FederPetroli

Ad alimentare la preoccupazione è intervenuto Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia. “Raggiungere sul gasolio i 3 euro al litro nei prossimi mesi non è difficile”, ha dichiarato all’Adnkronos.

Marsiglia ha precisato che non si tratta di un aumento atteso nell’immediato. Lo scenario potrebbe concretizzarsi “in pochissimi mesi” soltanto se la crisi nello Stretto di Hormuz dovesse aggravarsi e non arrivasse una reale de-escalation in Medio Oriente.

“Non è che arriviamo oggi a 3 euro”, ha chiarito. La soglia viene indicata come rischio estremo legato a un ulteriore deterioramento delle condizioni geopolitiche e dei flussi energetici internazionali.

Al momento delle dichiarazioni, il petrolio Brent si muoveva intorno ai 92-93 dollari al barile, mentre il gas europeo aveva raggiunto circa 63 euro per megawattora. Valori elevati, ma da soli non sufficienti a determinare automaticamente un diesel a tre euro.

Il prezzo finale dipende anche dal cambio euro-dollaro, dalle quotazioni dei prodotti raffinati, dai costi di trasporto, dai margini della distribuzione e dalla componente fiscale.

La previsione di FederPetroli non rappresenta quindi un prezzo già programmato né una stima condivisa da tutti gli analisti. È un’ipotesi condizionata a una crisi prolungata delle forniture attraverso uno degli snodi energetici più importanti del mondo.

Perché Hormuz influenza i prezzi alla pompa in Italia

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Mare Arabico ed è attraversato da una parte rilevante delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Tensioni, attacchi o limitazioni alla navigazione aumentano immediatamente il rischio percepito dai mercati.

Anche quando le forniture non vengono interrotte completamente, assicurazioni più costose, ritardi delle petroliere e timori di una futura scarsità possono far salire le quotazioni.

L’Italia importa gran parte delle materie prime energetiche e risente quindi delle oscillazioni internazionali. Il gasolio può aumentare più della benzina quando la disponibilità del prodotto raffinato è limitata o la domanda rimane elevata.

Le ripercussioni non riguardano soltanto gli automobilisti. Trasportatori, agricoltori e piccole imprese sostengono costi maggiori, con il rischio di trasferirne una parte sui consumatori.

La data da osservare è ora il 25 agosto, quando termina lo sconto fiscale. Un’eventuale proroga potrebbe evitare un rialzo immediato, ma difficilmente sarebbe sufficiente a neutralizzare una nuova impennata del petrolio o dei prodotti raffinati.

Per gli automobilisti resta utile confrontare i prezzi tramite l’Osservatorio del Mimit, preferire quando possibile il self service ed evitare di fare rifornimento in autostrada, dove un pieno di gasolio costa già mediamente oltre 109 euro.

TAG: , , , , , , , , ,