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L’indagine epidemiologica dell’Asp si allarga dopo la morte della piccola Anna Rosa. I positivi, in prevalenza minori, sono asintomatici o in buone condizioni e resteranno in isolamento. Migliora il cugino di quattro anni ricoverato all’Ospedale dei Bambini.

Almeno dieci familiari di Anna Rosa Bartolotta sono risultati positivi al batterio responsabile della difterite. La bambina di quattro anni e mezzo è morta il 20 agosto 2026 all’Ospedale dei Bambini di Palermo dopo un rapido peggioramento delle sue condizioni.

Le persone risultate positive sono soprattutto minorenni e al momento stanno bene. Avevano ricevuto almeno una parte delle vaccinazioni previste oppure avevano completato il ciclo per la loro età. Dovranno comunque rimanere in isolamento e sotto sorveglianza sanitaria per evitare ulteriori contagi.

Prosegue intanto il lavoro dell’Asp di Palermo per individuare l’origine dell’infezione e ricostruire tutti i contatti avuti dalla bambina e dai componenti della sua famiglia.

Difterite a Palermo, dieci positivi tra familiari e amici

I nuovi casi sono emersi attraverso i tamponi disposti dal Dipartimento di prevenzione. Secondo le informazioni disponibili, sarebbero state sottoposte al test più di 40 persone, tra parenti e contatti stretti di Anna Rosa.

Una positività al batterio non equivale necessariamente allo sviluppo della malattia in forma sintomatica. Una persona vaccinata può essere colonizzata dal microrganismo, ma la protezione contro la tossina riduce sensibilmente il rischio di complicazioni gravi.

I dieci positivi risultano infatti asintomatici o in buone condizioni. Dovranno completare la profilassi antibiotica, rispettare l’isolamento e sottoporsi ai controlli stabiliti dall’autorità sanitaria.

«Stiamo svolgendo diverse attività», ha spiegato Bruno Marsala, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asp di Palermo. L’obiettivo è risalire alla persona che ha trasmesso il batterio e tracciare ogni passaggio successivo della catena dei contatti.

L’indagine potrebbe estendersi ulteriormente. Gli operatori stanno ricostruendo gli spostamenti della bambina e delle persone che l’hanno frequentata, prestando particolare attenzione ai contesti familiari e agli incontri avvenuti nei giorni precedenti alla diagnosi.

Migliora il cugino di quattro anni ricoverato

Sono in miglioramento le condizioni del cugino di Anna Rosa, un bambino di quattro anni risultato positivo e ricoverato in isolamento all’Ospedale dei Bambini di Palermo. Il piccolo aveva ricevuto le vaccinazioni previste per la sua età.

I genitori hanno ribadito che il figlio era stato vaccinato contro la difterite. Il bambino resta sotto osservazione insieme alla madre e al padre, mentre il personale medico continua a controllare le sue condizioni e le principali funzionalità cliniche.

Nel suo caso sarebbero comparsi febbre, mal di gola e placche, senza le gravi complicazioni che hanno interessato la cuginetta. Gli accertamenti avrebbero inoltre rilevato la presenza di anticorpi antidifterici a livelli protettivi.

Dopo il decesso di Anna Rosa, anche i suoi fratelli sono stati vaccinati o sottoposti ai richiami necessari. L’intero nucleo familiare ha ricevuto la chemioprofilassi antibiotica prevista per i contatti stretti.

La ricerca del cosiddetto “paziente zero” rimane complessa. Una delle ipotesi è che il contagio possa essere partito da un portatore sano, cioè una persona capace di ospitare e trasmettere il batterio senza manifestare sintomi riconoscibili.

Genitori indagati, cosa sta verificando la Procura

La Procura di Palermo ha iscritto i genitori della bambina nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo. L’accertamento dovrà ricostruire la vicenda, verificare le decisioni relative alle vaccinazioni e stabilire se eventuali omissioni abbiano avuto un ruolo nella morte.

L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto di garanzia e non equivale a una dichiarazione di colpevolezza. Le responsabilità potranno essere stabilite esclusivamente al termine delle indagini e dell’eventuale procedimento giudiziario.

La bambina non sarebbe stata vaccinata contro la difterite. I genitori avrebbero riferito di avere avuto timori legati a un presunto rapporto tra vaccini e autismo, collegamento escluso da numerosi studi scientifici.

Il parroco del quartiere Zen, dove vive la famiglia, ha invitato a evitare giudizi sommari: «Qui non si può parlare di pregiudizio ideologico contro i vaccini, né di assenza di cura verso i figli, ma di persone che andrebbero solo seguite».

Parallelamente all’inchiesta giudiziaria, l’Asp sta verificando la copertura vaccinale delle persone vicine alla famiglia e preparando ulteriori interventi in vista della ripresa delle attività scolastiche.

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Cos’è la difterite e perché il vaccino protegge

La difterite è una malattia infettiva causata principalmente da ceppi tossigeni del batterio Corynebacterium diphtheriae. Si trasmette soprattutto attraverso le goccioline respiratorie emesse parlando, tossendo o starnutendo e, più raramente, tramite oggetti contaminati.

I primi sintomi possono comprendere febbre, debolezza, mal di gola, difficoltà a deglutire e ingrossamento dei linfonodi del collo. Nella gola può formarsi una membrana grigiastra capace di ostacolare la respirazione.

La tossina prodotta dal batterio può raggiungere il cuore, il sistema nervoso, i reni e altri organi, provocando miocardite, paralisi e insufficienza multiorgano. Il Ministero della Salute ricorda che la difterite può essere mortale nel 5-10% dei casi anche in presenza di terapia.

Il vaccino non impedisce sempre che il batterio colonizzi temporaneamente le vie respiratorie, ma protegge dall’azione della tossina e dalle forme più gravi. Per questa ragione una persona vaccinata può risultare positiva a un tampone senza sviluppare una malattia severa.

In Italia la vaccinazione antidifterica viene somministrata durante l’infanzia attraverso il vaccino esavalente, con successivi richiami. Gli adulti dovrebbero effettuare un richiamo contro difterite, tetano e pertosse ogni dieci anni, secondo le indicazioni del calendario vaccinale.

Dopo il caso di Palermo è aumentata l’affluenza nei centri della provincia. L’Asp ha assicurato la presenza di scorte sufficienti e predisposto il trasferimento delle dosi nei presidi che avevano segnalato carenze temporanee.

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