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Il riscaldamento del Pacifico tropicale procede rapidamente. Secondo la NOAA, esiste una probabilità superiore al 90% che El Niño raggiunga un’intensità molto forte tra l’autunno e l’inverno 2026-2027. La possibilità di un evento da record esiste, ma al momento non può essere considerata una certezza.

El Niño si sta rafforzando e nei prossimi mesi potrebbe diventare uno degli episodi più intensi osservati dall’inizio delle rilevazioni moderne. Il fenomeno può modificare la distribuzione delle piogge e delle temperature in numerose aree del mondo, aumentando il rischio di siccità, alluvioni, ondate di calore e conseguenze sulle produzioni agricole.

L’allarme, tuttavia, va interpretato correttamente. I dati disponibili indicano uno scenario eccezionale, ma non permettono ancora di affermare che sarà sicuramente “il più forte mai registrato”.

El Niño 2026, cosa dicono i dati ufficiali della NOAA

El Niño è un fenomeno naturale caratterizzato dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale. Fa parte dell’oscillazione climatica nota come Enso, che comprende anche la fase opposta, La Niña, e una condizione neutrale.

Nell’aggiornamento pubblicato il 13 agosto 2026, il Climate Prediction Center della NOAA ha confermato che El Niño si sta intensificando. La probabilità che diventi un evento molto forte durante l’autunno e l’inverno dell’emisfero settentrionale supera il 90%.

Nel mese di luglio l’anomalia termica nella regione Niño 3.4, uno dei principali indicatori utilizzati dagli scienziati, aveva raggiunto +1,4 °C. Nella zona Niño 1+2, più vicina alle coste sudamericane, l’aumento era arrivato a +2,9 °C.

Ancora più rilevante è la presenza di grandi quantità di calore sotto la superficie del Pacifico. Secondo la NOAA, in alcune aree le anomalie subsuperficiali hanno raggiunto +10 °C, una riserva termica che potrebbe alimentare ulteriormente il fenomeno.

Le più recenti proiezioni attribuiscono a El Niño una probabilità del 100% di persistere durante l’inverno 2026-2027 e del 97% nel trimestre febbraio-aprile 2027. La percentuale scende all’82% per il periodo marzo-maggio, indicando un possibile indebolimento durante la primavera.

Sarà davvero l’El Niño più intenso mai osservato?

La definizione di “più forte mai registrato” è ancora prematura. La NOAA parla ufficialmente di un’alta probabilità di evento molto intenso, senza certificare in anticipo un nuovo primato assoluto.

Un’indicazione più netta arriva da una previsione sperimentale del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory della NOAA. Tutti i 30 scenari elaborati dal modello SPEAR prevedono un picco tra ottobre 2026 e gennaio 2027 capace di competere con gli episodi più forti della serie storica.

La stessa struttura precisa però che si tratta di una previsione sperimentale, distinta dai bollettini ufficiali. I modelli possono cambiare con l’arrivo di nuove osservazioni e l’intensità massima sarà misurabile soltanto nei prossimi mesi.

Tra gli eventi più potenti documentati dal 1950 figurano quelli del 1982-1983, 1997-1998 e 2015-2016. Per entrare nella stessa categoria, l’attuale episodio dovrà mantenere per più mesi anomalie particolarmente elevate nel Pacifico centrale.

Anche un El Niño molto forte, inoltre, non produce automaticamente effetti estremi in ogni territorio. Come sottolineano gli esperti, l’intensità del riscaldamento oceanico modifica le probabilità, ma non determina da sola il tempo che farà in una singola città o regione.

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Quali conseguenze può provocare sul clima mondiale

El Niño altera la circolazione atmosferica tropicale e può influenzare il meteo a migliaia di chilometri di distanza. I suoi effetti cambiano però notevolmente da un’area geografica all’altra.

In alcune parti del Sud America può favorire piogge molto abbondanti e alluvioni, mentre in Australia, Indonesia, Africa australe e altre regioni può contribuire a condizioni più calde e secche. Le conseguenze dipendono anche dalla stagione e dall’interazione con altri fenomeni atmosferici.

L’Organizzazione meteorologica mondiale avverte che il rafforzamento di El Niño aumenta il rischio di ondate di calore, siccità, precipitazioni estreme e altri eventi ad alto impatto. Per questo invita governi e servizi di protezione civile a rafforzare le attività di previsione e prevenzione.

Nel Nord Atlantico, al contrario, un El Niño intenso tende generalmente a limitare la formazione degli uragani attraverso l’aumento del vento in quota. Ciò non elimina il pericolo: anche una stagione con meno cicloni può produrre singoli eventi distruttivi.

In Europa e in Italia il rapporto è meno diretto rispetto alle regioni tropicali. El Niño può contribuire a modificare le configurazioni atmosferiche stagionali, ma i suoi effetti vengono condizionati anche dall’Atlantico, dal vortice polare e dalle dinamiche del Mediterraneo. Non è quindi possibile attribuire al fenomeno, con mesi di anticipo, una specifica ondata di caldo o di maltempo sull’Italia.

I rischi per caffè, cacao, zucchero e prezzi alimentari

Le conseguenze potrebbero estendersi all’agricoltura e ai mercati internazionali. Caffè, cacao e zucchero sono prodotti particolarmente sensibili alle variazioni delle piogge e delle temperature nelle principali zone di coltivazione.

Un periodo di siccità può ridurre la fioritura e la resa delle piante, mentre precipitazioni eccessive possono danneggiare i raccolti, favorire le malattie o interrompere trasporti e attività portuali. Il risultato può essere una minore disponibilità di prodotto e una maggiore volatilità delle quotazioni.

Non è però possibile stabilire fin da ora quanto aumenteranno i prezzi. Le conseguenze dipenderanno dalle aree realmente colpite, dalla durata delle anomalie, dalle scorte disponibili e dalle decisioni adottate dai principali Paesi produttori.

I prossimi aggiornamenti saranno quindi decisivi. La fase più intensa è attesa tra l’autunno del 2026 e l’inizio del 2027, mentre un graduale indebolimento potrebbe cominciare durante la primavera. Solo allora sarà possibile stabilire se questo El Niño avrà davvero superato i grandi eventi del passato.

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