La prossima manovra potrebbe intervenire sui requisiti pensionistici, ma per ora nessuna modifica è stata approvata. Senza un nuovo provvedimento, dal 2027 servirà un mese in più per lasciare il lavoro. Sul tavolo anche la riduzione delle tasse sulle tredicesime.
La Lega torna a chiedere maggiore flessibilità sulle pensioni e punta a inserire nella prossima legge di Bilancio una nuova possibilità di uscita dal lavoro a 64 anni. Il partito di Matteo Salvini vuole inoltre impedire l’aumento dei requisiti pensionistici già previsto dal 1° gennaio 2027.
Il cantiere della manovra è però ancora nella sua fase iniziale. Mancano una proposta normativa, le coperture economiche e una decisione condivisa dal Governo. Di conseguenza, i lavoratori non possono ancora programmare il pensionamento sulla base delle ipotesi politiche circolate in questi giorni.
Le regole attualmente in vigore prevedono che nel 2027 l’età per la pensione di vecchiaia salga a 67 anni e un mese. Nel 2028 scatteranno altri due mesi, portando il requisito a 67 anni e tre mesi.
Pensioni, cosa cambia davvero dal 2027
L’aumento deriva dall’adeguamento dei requisiti previdenziali alla crescita della speranza di vita. La legge di Bilancio 2026 ha deciso di applicare gradualmente l’incremento complessivo di tre mesi: un mese nel 2027 e altri due nel 2028.
In assenza di una nuova norma, dal prossimo anno cambieranno diversi requisiti:
- la pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e un mese di età e almeno 20 anni di contributi;
- per la pensione anticipata ordinaria gli uomini dovranno raggiungere 42 anni e 11 mesi di contributi;
- per le donne saranno necessari 41 anni e 11 mesi di contributi;
- la pensione anticipata contributiva richiederà 64 anni e un mese di età e 20 anni e un mese di versamenti.
Dal 2028 la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e tre mesi. L’anticipata ordinaria richiederà 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne.
Questi requisiti sono stati confermati dall’INPS, che ha recepito le disposizioni della legge di Bilancio e il decreto sull’adeguamento alla speranza di vita.
Sono previste alcune esenzioni. L’aumento non si applicherà nel biennio 2027-2028 ai lavoratori impegnati in attività usuranti o particolarmente gravose e, in presenza delle condizioni stabilite, ai lavoratori precoci addetti a mansioni pesanti.
Il piano della Lega per andare in pensione a 64 anni
A rilanciare la proposta è stato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, esponente della Lega. Dal Meeting di Rimini ha definito «inaccettabile dover lavorare fino a 67 anni» e annunciato lo studio di una formula che consenta di lasciare volontariamente il lavoro a 64 anni.
La proposta dovrebbe introdurre una soglia più flessibile, ma non sono ancora stati chiariti i requisiti contributivi, le eventuali penalizzazioni sull’assegno e la platea dei beneficiari. I primi dettagli potrebbero arrivare durante gli appuntamenti politici della Lega in programma a settembre.
Il nodo principale resta il costo. Anticipare l’uscita per una platea estesa comporta maggiori spese per lo Stato e minori entrate contributive. Prima di inserire la misura nella manovra sarà quindi necessario verificarne la sostenibilità con il Ministero dell’Economia e la Ragioneria generale dello Stato.
Tra le possibilità già discusse in passato figura l’utilizzo del Tfr per integrare l’importo della pensione e raggiungere la soglia minima necessaria per lasciare il lavoro a 64 anni. Il lavoratore potrebbe destinare volontariamente una parte della liquidazione a una rendita, rinunciando però a ricevere quella quota del trattamento di fine rapporto al termine dell’attività.
Al momento si tratta soltanto di una possibile soluzione tecnica. La legge di Bilancio 2026 ha invece eliminato la possibilità di sommare le rendite della previdenza complementare alla pensione pubblica per raggiungere la soglia economica prevista dall’uscita contributiva anticipata.
Chi può già uscire a 64 anni e quali sono i limiti
La pensione a 64 anni esiste già, ma non è accessibile a tutti. È riservata principalmente ai cosiddetti contributivi puri, cioè alle persone il cui primo versamento previdenziale risale al 1° gennaio 1996 o a una data successiva.
Nel 2026 sono necessari almeno 64 anni di età, 20 anni di contribuzione effettiva e una pensione maturata non inferiore a tre volte l’assegno sociale. La soglia scende a 2,8 volte per le lavoratrici con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli.
Dal 2027, in base alle regole attuali, anche questo canale sarà interessato dall’adeguamento: serviranno 64 anni e un mese di età e 20 anni e un mese di contributi.
L’obiettivo della Lega sarebbe rendere i 64 anni una soglia più generale di libertà pensionistica. Non è però ancora chiaro se l’intervento riguarderebbe anche chi ha iniziato a versare prima del 1996 oppure se verrebbe mantenuta una distinzione tra sistema misto e interamente contributivo.
Restano inoltre da stabilire le conseguenze sull’importo. Un pensionamento anticipato comporta normalmente un assegno più basso, perché vengono versati meno contributi e il capitale maturato viene distribuito su un periodo potenzialmente più lungo.
Manovra 2027, ipotesi meno tasse sulle tredicesime
Accanto alle pensioni, la maggioranza sta valutando un intervento fiscale sulle tredicesime. L’ipotesi minima prevede un’imposta ridotta al 15% per i lavoratori con redditi fino a 15mila euro, con un costo stimato intorno ai 500 milioni.
Fratelli d’Italia sarebbe disponibile a introdurre inizialmente la misura in forma sperimentale e una tantum, per poi valutarne la trasformazione in intervento strutturale. Forza Italia propone invece la detassazione completa, uno scenario molto più costoso e quindi più difficile da realizzare.
Un altro punto sul quale i partiti della maggioranza sembrano convergere è l’estensione del taglio dell’Irpef. La legge di Bilancio 2026 ha già ridotto dal 35% al 33% l’aliquota applicata alla fascia compresa tra 28mila e 50mila euro.
La proposta per la prossima manovra è estendere il 33% ai redditi fino a 60mila euro. Il beneficio aggiuntivo potrebbe raggiungere mille euro, ma l’operazione avrebbe un costo vicino ai 3 miliardi.
Le scelte definitive dipenderanno dalle risorse disponibili e dal quadro dei conti pubblici. Fino all’approvazione della legge di Bilancio restano quindi valide le regole pensionistiche già comunicate dall’INPS: dal 2027 scatterà un mese in più, salvo un nuovo intervento del Parlamento.









