Dal 14 al 17 settembre la Fondazione Edmund Mach ospita BREBCA 2026, congresso dedicato all’impiego sicuro dei nemici naturali contro gli organismi dannosi. Al centro sostenibilità, nuove tecnologie e riduzione dei prodotti fitosanitari.
Ottanta ricercatori ed esperti internazionali si incontreranno in Trentino per discutere il futuro della difesa sostenibile delle colture. Dal 14 al 17 settembre 2026, la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige ospiterà la sesta edizione di BREBCA, congresso scientifico promosso nell’ambito della IOBC-WPRS, l’Organizzazione internazionale per il controllo biologico e integrato.
Le quattro giornate saranno dedicate ai benefici e ai possibili rischi derivanti dall’impiego di agenti esotici di controllo biologico. Si tratta di organismi utilizzati come nemici naturali di insetti e altre specie dannose, con l’obiettivo di proteggere le colture e ridurre il ricorso ai prodotti fitosanitari senza creare nuovi squilibri negli ecosistemi.
L’appuntamento porterà a San Michele all’Adige competenze ed esperienze provenienti da diversi Paesi europei e da altre aree del mondo, consolidando il ruolo della Fondazione Edmund Mach nella ricerca applicata alla protezione delle piante.
BREBCA 2026, benefici e rischi della lotta biologica

Il congresso, intitolato “Benefits and Risks of Exotic Biological Control Agents”, segue gli incontri organizzati a Engelberg, in Svizzera, nel 2009; Hluboká, nella Repubblica Ceca, nel 2011; Bornholm, in Danimarca, nel 2015; Ponta Delgada, nelle Azzorre, nel 2018; e Aveiro, in Portogallo, nel 2023.
La sesta edizione affronterà la valutazione dei benefici e dei rischi, la regolamentazione degli agenti esotici e le strategie necessarie per intervenire rapidamente, ma in maniera responsabile, in presenza di nuove emergenze fitosanitarie.
Tra gli argomenti in programma rientrano anche le interazioni tra gli organismi introdotti e le specie autoctone, insieme agli effetti che i cambiamenti climatici e le trasformazioni nell’uso del suolo possono produrre sull’efficacia e sulla sicurezza degli interventi.
Particolare attenzione sarà dedicata alle attività di controllo nel lungo periodo. L’introduzione di un nemico naturale, infatti, richiede analisi preliminari, sperimentazioni e un monitoraggio successivo al rilascio, necessario per valutare l’insediamento dell’organismo e le eventuali conseguenze sulle specie non bersaglio.
Il programma completo dell’evento è disponibile sul sito ufficiale di BREBCA 2026.
Dalla genomica all’intelligenza artificiale per proteggere le colture

Il congresso analizzerà anche le opportunità offerte dalle tecnologie emergenti. Genomica, intelligenza artificiale e modellistica ecologica possono migliorare la capacità di prevedere il comportamento degli agenti biologici, individuarne la specificità e selezionare quelli più adatti a contrastare un determinato organismo nocivo.
L’obiettivo è rendere gli interventi sempre più selettivi, efficaci e sicuri. La lotta biologica non consiste, infatti, soltanto nell’individuare un antagonista naturale e introdurlo nell’ambiente.
«Occorre capire quanto sia specifico, quali interazioni possa avere con le specie già presenti e cosa accada dopo il rilascio, anche nel lungo periodo», spiega Marco Valerio Rossi Stacconi, ricercatore della Fondazione Edmund Mach e referente organizzativo del meeting per la FEM.
Questo approccio è stato adottato anche in Trentino e nel resto d’Italia per contrastare organismi invasivi come la cimice asiatica e la Drosophila suzukii, il moscerino asiatico che colpisce soprattutto i piccoli frutti.
BREBCA 2026 metterà quindi a confronto ricerca scientifica, valutazione del rischio e applicazioni sul campo. Un altro tema sarà l’integrazione del controllo biologico nelle strategie di gestione integrata degli organismi nocivi, combinandolo con pratiche agronomiche e sistemi di monitoraggio.
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Cimice asiatica e Drosophila suzukii: il lavoro della FEM

La Fondazione Edmund Mach è impegnata da anni nello studio e nell’applicazione della lotta biologica classica contro alcune delle principali specie invasive che minacciano l’agricoltura trentina.
Uno dei programmi più significativi riguarda la cimice asiatica, scientificamente denominata Halyomorpha halys. Per contrastarla, la FEM ha partecipato al piano nazionale basato sull’allevamento e sul rilascio di Trissolcus japonicus, conosciuto come vespa samurai.
Questo piccolo parassitoide depone le proprie uova in quelle della cimice asiatica, limitandone la capacità riproduttiva. I ricercatori ne hanno seguito l’insediamento e l’attività sul territorio, valutando contemporaneamente le possibili interazioni con le specie autoctone e con altri organismi non direttamente interessati dall’intervento.
Un programma analogo riguarda il controllo di Drosophila suzukii, insetto originario dell’Asia che può provocare danni rilevanti a ciliegie, fragole e altri piccoli frutti. In questo caso viene impiegato il parassitoide esotico Ganaspis kimorum, sottoposto ad attività di allevamento, rilascio e monitoraggio.
Queste esperienze mostrano come la lotta biologica richieda un percorso articolato che comprende valutazione del rischio, sperimentazione, autorizzazione, rilascio controllato e osservazione nel tempo.
L’appuntamento internazionale di San Michele all’Adige offrirà dunque l’occasione per condividere risultati, metodologie e strumenti capaci di rendere la protezione delle colture più sostenibile. Date e sede del congresso sono confermate anche dalla IOBC-WPRS, mentre ulteriori informazioni sono pubblicate dalla Fondazione Edmund Mach.









