Il cantautore americano è stato ricevuto il 4 novembre nel Palazzo Apostolico, alla vigilia del concerto romano. Ha donato al Pontefice la propria autobiografia, ricevendo un rosario. L’incontro arriva dopo la citazione di un suo testo contro la bomba atomica in un libro sulla pace.
Bob Dylan e Papa Leone XIV si sono incontrati in Vaticano, in una breve udienza nel pomeriggio di mercoledì 4 novembre 2026. Il cantautore, 85 anni, è stato ricevuto nel Palazzo Apostolico durante il passaggio italiano del suo Rough and Rowdy Ways Tour.
Le immagini raccontano subito il contrasto: il Pontefice con le consuete vesti bianche, Dylan con una felpa nera e il cappuccio alzato, accompagnati da una cravatta. Un incontro senza esibizione musicale, affidato ai saluti, a qualche battuta e allo scambio dei doni.
Leone XIV ha regalato all’artista un rosario. Dylan ha ricambiato con una copia di “Chronicles – Volume 1”, la sua autobiografia, secondo il resoconto di Vatican News.
La visita precede il concerto previsto giovedì 5 novembre al Palazzo dello Sport di Roma. Ma il legame tra il Papa e l’autore americano aveva già trovato spazio in una pagina dedicata al disarmo: nel luglio scorso, Leone aveva richiamato una sua composizione contro la bomba atomica.
È questo precedente a dare all’udienza un significato che supera la curiosità dell’abbigliamento: l’incontro tra una voce della musica contemporanea e un Pontefice che ne ha utilizzato le parole per parlare di pace.
Il cantautore e il Papa americano: pochi minuti nel Palazzo Apostolico
A unire i due protagonisti c’è anche l’origine statunitense. Dylan è nato a Duluth, in Minnesota, mentre Leone XIV, Robert Francis Prevost, è nato a Chicago. Due percorsi molto diversi, partiti entrambi dal Midwest americano.
Ad accompagnare il musicista erano padre Antonio Spadaro e Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano. Secondo la ricostruzione dell’Associated Press, Dylan desiderava parlare con il Pontefice e il colloquio privato è durato pochi minuti.
Non è stata diffusa una trascrizione della conversazione. Non si possono quindi attribuire ai due dichiarazioni o intenzioni specifiche oltre a quanto comunicato sullo svolgimento della visita.
Lo scambio dei doni offre però un’immagine del carattere dell’incontro: da una parte un oggetto legato alla preghiera, dall’altra un libro nel quale Dylan ripercorre momenti della propria formazione e della carriera.
La presenza di un’autobiografia è particolarmente significativa per un artista il cui riconoscimento ha attraversato il confine tra canzone e letteratura. Nel 2016, l’Accademia svedese gli ha assegnato il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscendo le nuove espressioni poetiche create all’interno della tradizione musicale americana.
Il libro donato al Papa diventa così anche il punto d’incontro tra racconto personale, scrittura e musica: tre dimensioni che aiutano a comprendere perché Dylan continui a essere letto e ascoltato oltre il pubblico dei suoi concerti.
“Go Away You Bomb”: il testo di Dylan richiamato contro il riarmo
Il precedente più diretto dell’udienza risale al luglio 2026, quando Leone XIV ha firmato la prefazione di “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”, volume della Libreria Editrice Vaticana curato da Alessandro Banfi.
In quel contesto il Pontefice ha richiamato “Go Away You Bomb”, una composizione di protesta scritta da Dylan nel 1963, nel pieno delle tensioni della Guerra Fredda.
Il testo si rivolge figurativamente alla bomba atomica e denuncia il rapporto tra l’arma e gli esseri umani che la producono e la controllano. Il Papa lo ha utilizzato per accompagnare una riflessione critica sulla corsa agli armamenti e sul rischio nucleare.
La scelta è interessante anche perché non riguarda uno dei brani più conosciuti del musicista. “Go Away You Bomb” non è stato pubblicato ufficialmente negli album di Dylan e il manoscritto è tornato all’attenzione nel 2013, secondo la ricostruzione di Vatican News.
Il riferimento consente di accostare due momenti storici differenti: le paure nucleari degli anni Sessanta e le preoccupazioni contemporanee sul riarmo.
Non significa che il contenuto della conversazione del 4 novembre abbia seguito necessariamente gli stessi temi. Mostra però che, prima dell’incontro personale, esisteva già un rapporto pubblico tra le parole dell’artista e la riflessione del Pontefice sulla pace.
Il precedente con Giovanni Paolo II e la dimensione spirituale di Dylan
Per Dylan non è il primo incontro con un Papa. Nel 1997 si esibì a Bologna, durante il Congresso Eucaristico Nazionale, davanti a Giovanni Paolo II e a una grande folla di giovani.
Quell’appuntamento aveva una forma diversa: un concerto pubblico, seguito dall’incontro con Wojtyla. Il Papa richiamò anche le domande di “Blowin’ in the Wind”, interpretandole all’interno del proprio messaggio religioso.
L’udienza con Leone XIV aggiunge un nuovo episodio a una storia artistica attraversata da interrogativi spirituali. Associated Press ricorda anche il brano “I Dreamed I Saw St. Augustine”, pubblicato nell’album “John Wesley Harding” del 1967: un riferimento suggestivo nel confronto con un Pontefice appartenente all’ordine agostiniano.
È un collegamento culturale, senza bisogno di trasformarlo in un’interpretazione definitiva delle convinzioni personali del cantante.
La visita romana tiene insieme questi elementi: la scrittura riconosciuta dal Nobel, la musica, la ricerca spirituale e una riflessione contro le armi. Dopo i pochi minuti nel Palazzo Apostolico, il percorso dell’artista torna al palcoscenico. A restare è l’immagine di un incontro nel quale, questa volta, le canzoni hanno fatto da ponte senza essere cantate.









