Emergenza inondazioni nell’Alto Orinoco: case sommerse e raccolti distrutti
Una grave emergenza umanitaria sta colpendo lo Stato di Amazonas, nel sud del Venezuela, dove le intense piogge iniziate alla fine di maggio hanno provocato l’esondazione del fiume Orinoco, causando pesanti allagamenti in numerose comunità indigene dell’Alto Orinoco.
L’acqua ha sommerso abitazioni, scuole, piste di atterraggio e terreni agricoli, mettendo in ginocchio migliaia di persone che vivono principalmente di agricoltura di sussistenza e pesca. Le autorità locali e le organizzazioni religiose presenti sul territorio temono ora una grave crisi alimentare e sanitaria.
Le missioni salesiane in prima linea nell’emergenza
A raccontare la drammatica situazione è suor María Eugenia Ramos Rangel, Ispettrice dell’Ispettoria San Giovanni Bosco del Venezuela, che ha descritto gli effetti devastanti dell’alluvione sulle due comunità missionarie delle Figlie di Maria Ausiliatrice presenti nella regione.
Una delle missioni più colpite si trova a La Esmeralda, capoluogo dell’Alto Orinoco e importante centro abitato vicino al confine meridionale del Paese. Qui operano tre religiose FMA e tre Salesiani di Don Bosco che gestiscono una casa famiglia per bambini e giovani appartenenti soprattutto all’etnia Yekuana, oltre all’unica scuola secondaria dell’intera area.
Le precipitazioni eccezionali hanno portato il livello del fiume a quote mai registrate in questo periodo dell’anno, sommergendo gran parte del centro abitato e costringendo numerose famiglie a cercare rifugio presso la missione salesiana.
Distrutti i raccolti delle comunità indigene
Tra le conseguenze più gravi dell’inondazione vi è la perdita totale dei conucos, i tradizionali terreni coltivati dalle popolazioni indigene.
Le acque hanno distrutto:
- piantagioni di manioca;
- bananeti;
- coltivazioni di platano;
- campi di zucca;
- orti familiari.
Si tratta delle principali fonti di sostentamento delle comunità locali, che basano la propria economia sul consumo diretto dei raccolti e sullo scambio di prodotti agricoli.
La situazione è aggravata dal fatto che le inondazioni hanno reso impossibile anche la pesca, altra attività fondamentale per l’alimentazione delle famiglie dell’Alto Orinoco.
La pista di atterraggio è sommersa
L’emergenza sta creando notevoli difficoltà anche dal punto di vista logistico.
La pista di atterraggio di La Esmeralda è completamente allagata e le autorità hanno sospeso tutti i voli civili. Attualmente possono operare soltanto alcuni velivoli militari destinati agli interventi di emergenza.
Questa situazione limita fortemente l’arrivo di aiuti umanitari e rende complicato il trasferimento di anziani, malati e persone vulnerabili verso strutture sanitarie adeguate.
Secondo le testimonianze raccolte sul posto, molte famiglie hanno dovuto abbandonare le proprie case e trasferirsi nelle zone più elevate o presso le strutture missionarie.
Mavaca completamente allagata
Ancora più critica appare la situazione nella missione di Mavaca, dove operano tre Figlie di Maria Ausiliatrice e due Salesiani.
La struttura rappresenta un punto di riferimento essenziale per le comunità indigene Yanomami della zona e comprende:
- la scuola principale del territorio;
- diverse scuole distaccate;
- una mensa scolastica;
- la watota, un laboratorio autogestito dalle donne indigene per la produzione di amache, zanzariere e abbigliamento.
In questo caso la missione è stata completamente invasa dall’acqua. Le popolazioni Yanomami hanno perso le proprie abitazioni tradizionali, gli orti e gran parte delle risorse necessarie alla sopravvivenza.
Molte famiglie sono state costrette a spostarsi all’interno della foresta per cercare riparo, aumentando il rischio di malattie e malnutrizione.
Rischio carestia e crisi sanitaria
Le organizzazioni presenti sul territorio lanciano l’allarme per le possibili conseguenze a medio termine dell’emergenza.
La perdita dei raccolti e delle scorte alimentari potrebbe infatti provocare una grave carestia nei prossimi mesi. Gli esperti sottolineano inoltre il rischio di diffusione di malattie legate alla contaminazione delle acque, alla proliferazione degli insetti e alle difficili condizioni igienico-sanitarie.
Secondo le previsioni meteorologiche, le precipitazioni potrebbero continuare per gran parte di giugno e nelle settimane successive, rendendo ancora più difficile il ritorno alla normalità.
Appello alla solidarietà internazionale
L’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha avviato una raccolta di aiuti per sostenere le popolazioni colpite e le comunità missionarie impegnate nell’assistenza agli sfollati.
Le religiose continuano a offrire accoglienza, cibo e sostegno alle famiglie che hanno perso tutto, ma le necessità aumentano di giorno in giorno.
In attesa che il livello dell’Orinoco torni a scendere, migliaia di persone affrontano una delle peggiori emergenze climatiche registrate negli ultimi anni nell’Amazzonia venezuelana, con la speranza che gli aiuti umanitari possano arrivare rapidamente nelle zone più isolate del Paese.









