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Il cantautore è accusato di aver attribuito pubblicamente a Geronimo La Russa un coinvolgimento in un furto avvenuto durante una festa nel 1997. Il figlio del presidente del Senato contesta le dichiarazioni e annuncia la costituzione di parte civile. Il processo è stato rinviato a settembre.

Si apre un nuovo capitolo giudiziario che coinvolge il cantautore Roberto Vecchioni e Geronimo La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa. Il Tribunale di Firenze sta infatti esaminando il procedimento per diffamazione nato da alcune dichiarazioni rilasciate dall’artista durante un evento pubblico nel luglio del 2023.

Al centro della vicenda c’è un episodio risalente al 1997, quando l’abitazione di Vecchioni sarebbe stata presa di mira durante una festa organizzata dalla figlia adolescente. Nel corso di un intervento al festival culturale La Gaberiana, il cantautore aveva raccontato l’accaduto, ricordando furti e danneggiamenti subiti nella propria casa.

Durante il racconto, però, Vecchioni aveva fatto riferimento a un ragazzo di nome “Geronimo”, lasciando intendere l’identità del padre e alimentando l’associazione con Geronimo La Russa. Proprio queste parole hanno dato origine all’azione giudiziaria.

Secondo la tesi dell’accusa, le affermazioni avrebbero attribuito pubblicamente a La Russa una responsabilità mai accertata e già esclusa dalle indagini svolte all’epoca.

Le dichiarazioni di Vecchioni che hanno portato alla denuncia

L’episodio contestato risale a un incontro pubblico tenuto da Roberto Vecchioni nel capoluogo toscano nell’estate del 2023.

Raccontando una vicenda personale avvenuta alla fine degli anni Novanta, il cantautore aveva spiegato che durante una festa organizzata dalla figlia nella sua abitazione sarebbero arrivati numerosi ragazzi non invitati, causando danni e furti.

Nel proseguire il racconto, Vecchioni aveva ricordato che alcuni dei giovani coinvolti sarebbero stati successivamente identificati e aveva fatto riferimento a un ragazzo chiamato “Geronimo”, aggiungendo che da quel nome sarebbe stato possibile comprendere chi fosse il padre.

Parole che, secondo Geronimo La Russa, avrebbero generato un collegamento diretto con la sua persona e con la propria famiglia, attribuendogli fatti per i quali non sarebbe mai stato ritenuto responsabile.

Da qui la decisione di presentare una denuncia per diffamazione.

La posizione di Geronimo La Russa

Il figlio del presidente del Senato ha scelto di costituirsi parte civile nel procedimento, sostenendo di essere stato ingiustamente coinvolto in una vicenda risalente a quasi trent’anni fa.

Secondo La Russa, nessuna indagine avrebbe mai accertato un suo coinvolgimento nei furti denunciati da Vecchioni.

«Pur sapendo di dire una falsità, Vecchioni mi ha accusato, a distanza di trent’anni, di aver rubato oggetti durante una festa», ha dichiarato il manager e avvocato a margine di un evento pubblico.

La Russa sostiene inoltre che già nel 1997 il suo nome sarebbe stato indirettamente associato all’episodio attraverso riferimenti al “figlio di un noto politico milanese”, circostanza che avrebbe contribuito a creare un danno reputazionale nel corso degli anni.

Secondo la sua ricostruzione, le dichiarazioni del cantautore sarebbero state pronunciate con la consapevolezza che le accuse nei suoi confronti fossero state archiviate da tempo.

Le indagini del passato e il processo per diffamazione

Nel corso delle indagini preliminari, Roberto Vecchioni è stato ascoltato dalla Procura di Firenze.

Assistito dal proprio legale, il cantautore avrebbe spiegato di non aver più seguito l’evoluzione giudiziaria della vicenda dopo aver denunciato il furto subito nel 1997.

Solo successivamente, secondo quanto emerso, avrebbe appreso che Geronimo La Russa era stato coinvolto in un’indagine della Procura per i Minorenni di Milano, conclusasi però con l’archiviazione della sua posizione, mentre il procedimento sarebbe proseguito nei confronti di altri ragazzi.

Uno degli aspetti che stanno emergendo nel dibattimento riguarda proprio la documentazione relativa a quelle vecchie indagini. Secondo quanto riportato, alcuni atti risalenti agli anni Novanta risulterebbero difficilmente reperibili, elemento che potrebbe complicare ulteriormente la ricostruzione completa dei fatti.

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Il processo rinviato al 15 settembre

L’udienza davanti al Tribunale di Firenze si è conclusa con un rinvio al prossimo 15 settembre, data in cui il procedimento entrerà nuovamente nel vivo.

Il giudice dovrà valutare se le parole pronunciate da Vecchioni costituiscano effettivamente una forma di diffamazione e se abbiano arrecato un danno all’immagine di Geronimo La Russa.

La vicenda mette a confronto due ricostruzioni profondamente diverse: da una parte il racconto personale di un episodio che ha segnato la vita del cantautore, dall’altra la tutela della reputazione di una persona che sostiene di essere stata ingiustamente associata a fatti mai dimostrati.

Il processo dovrà ora chiarire se le dichiarazioni rese pubblicamente nel 2023 abbiano oltrepassato il confine tra il diritto di raccontare un’esperienza personale e quello alla tutela dell’onore e dell’immagine di un individuo.

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