Storico, saggista e intellettuale tra i più influenti del Novecento, Carlo Ginzburg ha rivoluzionato il modo di raccontare la storia dando voce alle persone comuni. Tra le sue opere più celebri “Il formaggio e i vermi” e “I benandanti”.
Il mondo della cultura italiana e internazionale piange Carlo Ginzburg, uno degli storici più autorevoli e innovativi del secondo Novecento. Saggista, accademico e studioso di fama mondiale, è morto all’età di 87 anni, lasciando un’eredità intellettuale che ha profondamente influenzato il modo di fare ricerca storica.
Nato a Torino il 15 aprile 1939, Ginzburg era figlio di due figure centrali della cultura italiana del Novecento: l’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e la scrittrice Natalia Ginzburg, tra le voci più importanti della letteratura italiana contemporanea.
Nel corso della sua lunga carriera ha insegnato in alcune delle università più prestigiose del mondo, tra cui Harvard, Yale, Princeton, UCLA, l’Università di Bologna e la Scuola Normale Superiore di Pisa, contribuendo a formare generazioni di studiosi.
La sua scomparsa segna la fine di una stagione fondamentale della storiografia italiana, di cui è stato uno dei protagonisti assoluti.
Il padre della microstoria che ha cambiato il modo di raccontare il passato
Carlo Ginzburg è considerato uno dei fondatori e principali interpreti della microstoria, corrente storiografica nata in Italia negli anni Settanta che ha rivoluzionato l’approccio tradizionale alla ricerca storica.
Invece di concentrarsi esclusivamente sui grandi eventi politici o sulle figure di potere, la microstoria analizza vicende apparentemente marginali per comprendere i meccanismi profondi della società e della cultura.
Attraverso documenti d’archivio, processi inquisitoriali e testimonianze dimenticate, Ginzburg riuscì a ricostruire universi culturali spesso ignorati dalla storiografia tradizionale.
Le sue ricerche si concentrarono in particolare sulla cultura popolare, sulle eresie religiose, sulla stregoneria e sulle credenze diffuse nell’Europa tra il Cinquecento e il Seicento.
Un approccio innovativo che gli ha garantito un riconoscimento internazionale e che continua ancora oggi a influenzare storici e ricercatori di tutto il mondo.
Da “I benandanti” a “Il formaggio e i vermi”: le opere che hanno fatto scuola
Tra i suoi lavori più celebri figura “I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento”, pubblicato nel 1966.
L’opera nasce dall’analisi dei processi dell’Inquisizione e ricostruisce la storia dei cosiddetti benandanti, figure popolari del Friuli che si consideravano protettori della fertilità dei campi e protagonisti di misteriose battaglie spirituali contro le forze del male.
Ma il libro che lo ha reso celebre anche al grande pubblico è senza dubbio “Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500”, pubblicato nel 1976.
Attraverso gli atti inquisitoriali, Ginzburg racconta la vicenda di Domenico Scandella, detto Menocchio, un mugnaio friulano che sviluppò una visione personale dell’universo e della religione, entrando in conflitto con l’autorità ecclesiastica fino alla condanna al rogo.
L’opera è considerata ancora oggi uno dei testi più importanti della storiografia contemporanea e viene studiata nelle università di tutto il mondo.
Tra gli altri lavori fondamentali figura anche “Indagini su Piero” del 1981, dedicato all’analisi delle opere di Piero della Francesca, che inaugurò la celebre collana “Microstorie” della casa editrice Einaudi.
Una carriera internazionale tra ricerca e insegnamento
Dopo gli studi all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, Carlo Ginzburg perfezionò la propria formazione al prestigioso Warburg Institute di Londra, centro internazionale dedicato alla storia della cultura.
La sua carriera accademica si sviluppò poi tra Italia e Stati Uniti, dove insegnò nelle più importanti istituzioni universitarie del mondo.
Negli anni successivi tornò alla Scuola Normale di Pisa come docente di Storia delle culture europee, continuando la propria attività di ricerca e pubblicazione.
Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue e hanno contribuito a diffondere a livello internazionale la scuola storiografica italiana.
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L’eredità culturale di Carlo Ginzburg
Negli ultimi anni Carlo Ginzburg viveva a Bologna, città che aveva scelto come luogo della sua maturità intellettuale.
Lascia due figlie, Silvia Ginzburg, storica dell’arte, e Lisa Ginzburg, filosofa e scrittrice, nate dal matrimonio con la storica Anna Rossi-Doria.
La sua eredità va ben oltre il mondo accademico. Con i suoi studi ha dimostrato che anche le vite apparentemente più marginali possono raccontare la storia di un’epoca e che spesso i grandi cambiamenti della società si comprendono meglio osservando i dettagli piuttosto che gli eventi più celebri.
Un insegnamento che continua a influenzare storici, giornalisti, scrittori e studiosi di tutto il mondo.
Con la scomparsa di Carlo Ginzburg, l’Italia perde uno dei suoi più grandi intellettuali contemporanei, capace di trasformare la ricerca storica in uno strumento per comprendere la complessità dell’esperienza umana.









