Lo scontro interno alla Lega entra in una fase decisiva. Matteo Salvini prova a ricompattare il partito con una nuova cabina di regia sui territori, ma i governatori del Nord frenano. Intanto Simonetta Matone attacca Luca Zaia e difende il segretario: “Se non mi vogliono nella Lega, me ne vado”.
La resa dei conti nella Lega sembra ormai inevitabile. A poche settimane dal raduno convocato da Matteo Salvini a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, il clima all’interno del partito appare sempre più teso e le divisioni tra l’ala nordista e quella vicina all’attuale segretario diventano ogni giorno più evidenti.
Da una parte ci sono i governatori del Nord, guidati da Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, che chiedono un cambio di passo e una riflessione sul futuro del movimento. Dall’altra resta il gruppo fedele a Salvini, deciso a difendere la leadership dell’ex ministro dell’Interno fino alle prossime elezioni politiche.
A rendere ancora più esplosiva la situazione sono arrivate nelle ultime ore le dichiarazioni della deputata Simonetta Matone, che ha accusato apertamente Zaia di voler scalzare Salvini dalla guida del partito.
La proposta di Salvini non convince il Nord
Per cercare di stemperare le tensioni, Salvini ha avanzato l’idea di una cabina di regia dedicata ai territori e alle autonomie, un organismo che dovrebbe coinvolgere maggiormente gli amministratori locali e i governatori.
Una proposta che però non sembra aver convinto i principali esponenti del Nord.
Secondo indiscrezioni provenienti dagli ambienti leghisti, molti dirigenti considerano l’iniziativa poco più di un tentativo di rinviare il confronto politico senza affrontare il nodo centrale della leadership.
Nel partito cresce infatti la convinzione che il vero tema sia il futuro di Salvini e il ruolo che dovrà avere nei prossimi anni.
Le difficoltà elettorali registrate dalla Lega nelle ultime tornate amministrative e il peso sempre maggiore degli alleati di centrodestra alimentano il dibattito interno.
Simonetta Matone: “Zaia vuole fottere Salvini”
A infiammare ulteriormente il confronto sono state le parole di Simonetta Matone, tra le parlamentari più vicine all’attuale segretario.
La deputata ha attaccato frontalmente il presidente del Veneto, accusandolo di voler mettere in discussione la leadership di Salvini.
«Zaia vuole fottere Salvini», ha dichiarato senza mezzi termini, entrando a gamba tesa nello scontro che da settimane attraversa il Carroccio.
Matone ha inoltre lasciato intendere di sentirsi poco gradita in alcuni ambienti del partito.
«Io al raduno di Treviso? E che ci vado a fare, a farmi insultare? Se non mi vogliono nella Lega, me ne vado», avrebbe affermato, evidenziando un clima interno sempre più difficile.
La parlamentare ha anche difeso il ruolo dei rappresentanti leghisti del Sud, sottolineando come abbiano ottenuto risultati elettorali importanti e meritino rispetto da parte delle strutture storiche del Nord.
Fedriga e Zaia restano in silenzio
Per il momento né Luca Zaia né Massimiliano Fedriga hanno risposto pubblicamente agli attacchi.
I due governatori continuano a mantenere una posizione prudente, evitando dichiarazioni che possano alimentare ulteriormente lo scontro.
Tuttavia il loro malcontento nei confronti della gestione del partito è ormai noto e viene considerato uno degli elementi che stanno spingendo la Lega verso una fase di profonda riflessione interna.
Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, indicato da molti come possibile figura di equilibrio, continua a mantenere un profilo basso.
Secondo numerosi osservatori politici, il suo eventuale intervento potrebbe avere un peso decisivo negli equilibri futuri del movimento.
Il vertice di Treviso può cambiare il futuro della Lega
Tutti gli occhi sono ora puntati sul raduno previsto il 4 e 5 luglio a Mogliano Veneto, appuntamento che molti dirigenti considerano decisivo per il futuro del partito.
L’incontro dovrebbe servire a chiarire strategie, leadership e prospettive in vista delle prossime sfide elettorali.
Nel frattempo Salvini continua a ribadire la volontà di restare alla guida della Lega.
Il segretario può contare sul fatto di essere stato riconfermato dal congresso appena un anno fa e mantiene il controllo del simbolo e della struttura del partito.
Ma il malcontento interno cresce e la sensazione, condivisa da molti esponenti storici del Carroccio, è che la convivenza tra le diverse anime della Lega stia diventando sempre più complicata.
Le prossime settimane diranno se il confronto porterà a una ricomposizione delle fratture oppure a una nuova fase di scontro aperto all’interno di uno dei principali partiti del centrodestra italiano.









