Una ricerca pubblicata su Astronomy & Astrophysics ribalta una delle teorie più diffuse sull’evoluzione del Sistema Solare: la Terra potrebbe evitare di essere inghiottita dal Sole quando diventerà una gigante rossa.
Per decenni gli astronomi hanno ritenuto quasi inevitabile che la Terra sarebbe stata inghiottita dal Sole quando, tra circa 5 miliardi di anni, la nostra stella terminerà il proprio ciclo vitale trasformandosi in una gigantesca sfera rossa.
Ora, però, un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Astronomy & Astrophysics apre uno scenario diverso: il nostro pianeta potrebbe riuscire a sopravvivere, pur diventando ormai completamente inabitabile.
Cosa accadrà al Sole
Attualmente il Sole si trova nella cosiddetta sequenza principale, la fase più lunga e stabile della sua esistenza, alimentata dalla fusione dell’idrogeno nel nucleo.
Con il passare dei miliardi di anni, però, l’idrogeno si esaurirà e la stella inizierà a espandersi enormemente, trasformandosi in una gigante rossa.
Prima ancora di quel momento, l’aumento progressivo della luminosità renderà la Terra sempre più calda. Gli scienziati stimano che entro circa 2 miliardi di anni gli oceani evaporeranno completamente e il pianeta diventerà inadatto a qualsiasi forma di vita conosciuta.
Perché finora si pensava che la Terra fosse destinata a scomparire
Quando il Sole entrerà nella fase di gigante rossa, il suo diametro aumenterà enormemente.
Per lungo tempo gli astrofisici hanno ritenuto che le cosiddette forze mareali, unite all’attrito esercitato dagli strati più esterni della stella, avrebbero rallentato l’orbita terrestre fino a trascinarla all’interno del Sole, distruggendola completamente.
Secondo questa teoria, Mercurio, Venere e probabilmente anche la Terra sarebbero stati vaporizzati.
Il nuovo studio: la Terra potrebbe salvarsi
La nuova ricerca propone invece un modello diverso.
Durante la trasformazione in gigante rossa, infatti, il Sole perderà una quantità enorme di massa attraverso potenti venti stellari. Riducendosi la massa della stella, diminuirà anche la sua forza gravitazionale.
Questo fenomeno potrebbe essere sufficiente a spingere lentamente la Terra verso un’orbita più distante, compensando gli effetti delle forze mareali.
Gli autori dello studio hanno anche confrontato i loro modelli con l’osservazione della gigante rossa L2 Puppis, una stella distante circa 209 anni luce, che mostra una perdita di massa compatibile con questa ipotesi.
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Rimangono ancora molte incognite
Gli stessi ricercatori invitano comunque alla prudenza.
L’evoluzione delle stelle è estremamente complessa e piccoli cambiamenti nella velocità con cui il Sole perderà massa potrebbero modificare completamente il destino della Terra.
Se la perdita di massa fosse inferiore alle attuali stime, le forze mareali potrebbero tornare a prevalere, trascinando comunque il pianeta verso la distruzione.
Per questo motivo gli astronomi parlano ancora di uno scenario possibile, ma non definitivo.
Il destino degli altri pianeti
Per alcuni corpi del Sistema Solare il futuro appare invece molto più chiaro.
- Mercurio sarà quasi certamente il primo a essere inghiottito.
- Venere seguirà la stessa sorte durante l’espansione del Sole.
- Marte, invece, dovrebbe sopravvivere spostandosi su un’orbita più esterna, anche se diventerà molto più caldo.
- I giganti gassosi come Giove e Saturno resteranno al sicuro e alcuni loro satelliti ghiacciati, come Europa ed Encelado, potrebbero perfino ospitare temporaneamente acqua liquida in superficie grazie al maggiore calore proveniente dal Sole.
Nessun rischio per l’umanità
La notizia può sembrare impressionante, ma non c’è alcun motivo di preoccupazione.
Tutti questi eventi si verificheranno tra circa 5 miliardi di anni, un intervallo di tempo immensamente superiore alla storia stessa dell’umanità.
Il nuovo studio rappresenta soprattutto un importante passo avanti nella comprensione dell’evoluzione delle stelle e del futuro del nostro Sistema Solare, dimostrando come anche teorie considerate consolidate possano essere riviste grazie a modelli sempre più accurati e a nuove osservazioni astronomiche.









