Due squadre, una palla e altrettanti pannelli elastici simili a trampolini inclinati. Nel tchoukball non si può contrastare l’avversario né intercettarne i passaggi: a decidere la partita sono movimento, precisione e capacità di occupare gli spazi.
Assomiglia alla pallamano, utilizza gesti della pallavolo e richiede movimenti rapidi da pallacanestro. Eppure il tchoukball segue una logica tutta sua: le squadre possono attaccare entrambi i pannelli collocati alle estremità del campo e la difesa non può ostacolare direttamente chi possiede la palla.
Il nome deriva dal rumore prodotto dal pallone quando colpisce la rete elastica: “tchouk”. Lo sport fu ideato tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta dal biologo svizzero Hermann Brandt, interessato a creare una disciplina competitiva che riducesse scontri e infortuni.
Il risultato è un gioco veloce nel quale l’assenza di contatto non elimina il confronto. Lo sposta sulla lettura delle traiettorie: chi attacca cerca un angolo difficile da difendere, chi riceve deve prevedere dove cadrà il pallone dopo il rimbalzo.
Come si gioca a tchoukball e come si conquista un punto
Nella versione più diffusa scendono in campo sette giocatori per squadra. Alle due estremità si trovano pannelli inclinati circondati da un’area semicircolare vietata. Un giocatore conclude l’azione lanciando la palla contro uno dei pannelli; dopo il rimbalzo, il pallone deve cadere sul terreno fuori dall’area proibita senza essere recuperato dagli avversari.
Se accade, la squadra che ha tirato segna un punto. Se invece un difensore afferra la palla prima che tocchi terra, il gioco prosegue immediatamente e la squadra che ha recuperato passa all’attacco.
Il tiro può essere effettuato su entrambi i pannelli, salvo le limitazioni previste dopo le rimesse o da specifiche situazioni regolamentari. Ciò rende meno rigida la distinzione tra metà campo offensiva e difensiva: un cambio di direzione può trasformare rapidamente il lato apparentemente sicuro nel nuovo obiettivo.
Si può anche regalare un punto agli avversari, per esempio quando la conclusione manca il pannello, il rimbalzo finisce fuori dal campo oppure la palla colpisce il tiratore. Il gesto tecnico deve quindi essere potente, ma soprattutto controllato.
La regola del tre e perché non si può bloccare l’avversario
Il tchoukball è costruito attorno a una serie di limiti facili da ricordare. Chi riceve la palla può trattenerla per non più di tre secondi e compiere al massimo tre passi. Una squadra può effettuare non più di tre passaggi prima di tirare contro il pannello.
Non è consentito palleggiare come nella pallacanestro. Soprattutto, i difensori non possono sottrarre il pallone, intercettare volontariamente i passaggi, bloccare un tiro o ostacolare gli spostamenti degli avversari. Devono lasciare sviluppare l’azione e prepararsi a ricevere il rimbalzo.
Queste regole, consultabili nei documenti ufficiali di Tchoukball Italia, cambiano il significato della difesa. Non si marca il corpo dell’avversario: si leggono rincorsa, posizione del braccio, orientamento del pannello e possibili angoli di uscita.
L’assenza di contatto intenzionale favorisce squadre miste e contesti scolastici, ma non rende il gioco privo di rischi. Salti, arresti e cambi di direzione richiedono riscaldamento, tecnica e un campo libero da ostacoli.
Il campo, l’area vietata e le abilità più importanti
Il campo regolamentare misura generalmente 27 metri per 16. Davanti a ogni pannello è tracciato un semicerchio con raggio di tre metri, nel quale i giocatori non possono entrare con la palla né toccarla. È possibile saltare sopra l’area e tirare in volo, purché il pallone venga lasciato prima di ricadere.
Il tiro più efficace non cerca semplicemente il centro della rete. Colpire punti diversi del pannello modifica angolo e altezza del rimbalzo. I giocatori esperti utilizzano conclusioni tese, laterali o vicine al pavimento per allontanare il pallone dalle mani della difesa.
Servono precisione nei passaggi, coordinazione, equilibrio e visione periferica. In difesa è essenziale disporsi ad arco fuori dalla zona vietata, evitando che più compagni inseguano la stessa traiettoria. La comunicazione riduce collisioni e lascia coperti più spazi.
Esistono inoltre varianti come il beach tchoukball e adattamenti destinati a differenti fasce d’età. Dimensioni del campo, numero dei giocatori e durata delle partite possono cambiare, mentre restano centrali rimbalzo, fluidità e divieto di ostacolare l’avversario.
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Perché il tchoukball è ancora poco conosciuto ma conquista le scuole
Il tchoukball non dispone della visibilità televisiva dei grandi sport di squadra e richiede pannelli specifici. La diffusione dipende quindi molto da associazioni, insegnanti e tornei locali. In Italia esistono campionati e rappresentative nazionali, ma la disciplina rimane sconosciuta a una parte consistente del pubblico.
La sua struttura, tuttavia, lo rende interessante sul piano educativo. Un giocatore fisicamente forte non può dominare soltanto attraverso il contatto; deve collaborare, passare rapidamente e scegliere il tiro in base alla posizione dei compagni e della difesa.
Anche l’errore produce un’immediata inversione dell’azione, senza lunghe interruzioni. Questo mantiene elevato il coinvolgimento e permette di sperimentare ruoli diversi. Per iniziare è comunque consigliabile affidarsi a un’associazione o a un istruttore che insegni cadute, ricezioni e uso sicuro dell’area di tiro.
Il fascino del tchoukball sta nel suo apparente paradosso: è uno sport competitivo che limita il conflitto diretto. Non vince chi impedisce all’altro di giocare, ma chi utilizza meglio lo spazio lasciato libero.









