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Il Dicastero per il Clero ha confermato il provvedimento riguardante il sacerdote conosciuto per l’accoglienza dei migranti a Pistoia. La decisione gli toglie la guida pastorale delle due parrocchie, ma non equivale a una sospensione dal sacerdozio.

Don Massimo Biancalani non sarà più responsabile del servizio pastorale nelle parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini, nel territorio di Pistoia. Il Dicastero per il Clero ha respinto i ricorsi presentati dal sacerdote contro i provvedimenti adottati durante l’episcopato di monsignor Fausto Tardelli.

La decisione della Santa Sede rende efficace la rimozione dagli incarichi parrocchiali e chiude la fase del ricorso amministrativo gerarchico. Don Biancalani potrebbe ancora rivolgersi al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ma un eventuale nuovo ricorso non comporterebbe automaticamente la sospensione del provvedimento.

La misura non costituisce una riduzione allo stato laicale e non significa che il sacerdote sia stato sospeso dalla celebrazione dei sacramenti. Riguarda invece la responsabilità pastorale delle due comunità nelle quali aveva svolto il proprio ministero.

Perché il Vaticano ha respinto i ricorsi di don Biancalani

La vicenda canonica nasce dal tentativo della Diocesi di Pistoia di assegnare a don Biancalani un incarico differente. Nel 2025 l’allora vescovo Fausto Tardelli gli aveva proposto la guida dell’Ufficio missionario diocesano, ritenuta compatibile con il suo impegno a favore delle persone migranti.

Il sacerdote aveva rifiutato il trasferimento, manifestando l’intenzione di proseguire la propria attività a Vicofaro. La Diocesi di Pistoia aveva quindi reiterato formalmente l’invito, assegnandogli un termine per accettare.

Parallelamente, il vescovo aveva nominato monsignor Patrizio Fabbri amministratore parrocchiale di Santa Maria Maggiore, togliendo a Biancalani la rappresentanza legale della parrocchia. In quella fase il sacerdote aveva comunque continuato a celebrare e a esercitare il ministero sacramentale.

Don Biancalani aveva presentato due ricorsi: uno contro la perdita della rappresentanza legale di Vicofaro e uno relativo al decreto con cui la Diocesi intendeva destinarlo all’Ufficio missionario. Il Dicastero per il Clero ha ora rigettato le contestazioni, confermando l’esito dell’iter avviato a Pistoia.

Secondo quanto ricostruito da La Nazione, il procedimento è stato motivato da valutazioni legate alla gestione e all’opportunità pastorale, non da accuse riguardanti reati o comportamenti incompatibili con lo stato sacerdotale.

Vicofaro e l’accoglienza che divise Pistoia

Don Biancalani è diventato conosciuto a livello nazionale per l’esperienza di accoglienza avviata nella parrocchia di Vicofaro a partire dal 2015. La canonica, alcuni spazi parrocchiali e, nei periodi di maggiore emergenza, altre aree del complesso hanno ospitato numerose persone migranti prive di una sistemazione.

Il progetto è stato considerato da sostenitori e volontari un esempio di solidarietà concreta, ma ha provocato anche proteste e un duro confronto con residenti, istituzioni e una parte della comunità parrocchiale.

Con l’aumento degli ospiti sono emerse criticità relative alla capienza, alla sicurezza e alle condizioni igienico-sanitarie. Nel giugno 2025 un’ordinanza comunale aveva richiesto lo sgombero dei locali utilizzati per l’accoglienza.

La stessa Diocesi aveva riconosciuto che il numero delle persone accolte aveva prodotto condizioni abitative precarie e potenzialmente pericolose. Allo stesso tempo aveva assicurato la ricollocazione degli ospiti in altre strutture ecclesiastiche, ribadendo che nessuno sarebbe stato lasciato senza assistenza.

L’accoglienza non è stata quindi formalmente abbandonata, ma trasferita verso un modello con numeri più contenuti e strutture dedicate. La Diocesi ha affidato parte del percorso alla Fondazione Sant’Atto, con il sostegno delle organizzazioni della Caritas.

Il caso è diventato inevitabilmente politico: Biancalani è stato difeso da associazioni e ambienti favorevoli all’accoglienza, mentre altri hanno contestato le modalità con cui veniva gestita la struttura. La decisione vaticana riguarda però esclusivamente il piano ecclesiastico e amministrativo.

Cosa significa la rimozione e cosa può fare ora il sacerdote

Nel diritto della Chiesa, la rimozione da una parrocchia non coincide con l’espulsione dal clero. Don Biancalani resta un sacerdote e potrà continuare a esercitare il ministero nei limiti e secondo gli incarichi stabiliti dall’autorità ecclesiastica competente.

Il provvedimento produce invece la perdita della responsabilità pastorale su Vicofaro e Ramini. Il sacerdote non potrà quindi operare come parroco o responsabile di quelle comunità sulla base del precedente incarico.

Resta possibile un ricorso alla Segnatura Apostolica, il tribunale della Santa Sede competente anche sul controllo di legittimità degli atti amministrativi ecclesiastici. Secondo le informazioni finora pubblicate, il termine sarebbe di 60 giorni dalla notifica della decisione.

La Segnatura non sarebbe chiamata a riesaminare da capo ogni valutazione pastorale, ma a verificare la legittimità del procedimento e l’eventuale violazione delle norme canoniche. La presentazione del ricorso, inoltre, non sospenderebbe automaticamente la rimozione.

Non è ancora noto se don Biancalani deciderà di percorrere anche quest’ultima strada. La sua posizione personale e il futuro incarico pastorale dovranno essere definiti nel confronto con il nuovo vescovo.

È dunque improprio descrivere la decisione come una condanna per l’accoglienza dei migranti. Il nodo indicato nell’iter riguarda la gestione delle parrocchie, il trasferimento proposto e il rapporto di obbedienza con l’autorità diocesana.

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La nuova fase a Vicofaro con il vescovo Mascagna

La guida delle diocesi di Pistoia e Pescia è ora affidata a monsignor Augusto Mascagna, intenzionato a riportare il confronto su un piano pastorale e a ridurre le tensioni accumulate negli ultimi anni.

Il nuovo vescovo presiederà alle 18 del 20 agosto una celebrazione nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Vicofaro. La Diocesi presenta la funzione come l’avvio di una nuova fase per accompagnare la comunità parrocchiale.

La presenza di don Biancalani alla celebrazione non è stata annunciata ufficialmente. Non risultano inoltre ancora comunicati il suo prossimo incarico né le modalità con cui potrà proseguire l’attività sociale che ne ha caratterizzato il ministero.

Il futuro di Vicofaro passerà anche attraverso gli interventi di ristrutturazione e adeguamento dei locali. La Diocesi ha sempre sostenuto che la parrocchia non sarebbe stata chiusa definitivamente e che l’accoglienza sarebbe continuata in forme compatibili con le norme di sicurezza.

La decisione romana mette quindi un punto fermo sulla titolarità delle parrocchie, ma non cancella le questioni aperte: il destino pastorale di don Biancalani, la ricostruzione della comunità e il modello con cui la Chiesa pistoiese continuerà ad assistere i migranti.

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