Il presidente Michele Marsiglia ipotizza il raggiungimento della soglia nei prossimi mesi se la crisi nello Stretto di Hormuz dovesse aggravarsi. Non è una previsione ufficiale: prezzi e tempi dipenderanno da petrolio, cambio, disponibilità del prodotto e interventi sulle accise.
Il gasolio potrebbe arrivare a 3 euro al litro nel giro di alcuni mesi se la crisi in Medio Oriente continuasse a peggiorare. A prospettare lo scenario è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, mentre i prezzi del diesel sono già tornati sopra i due euro sia sulla rete ordinaria sia in autostrada.
«Raggiungere sul gasolio i 3 euro al litro nei prossimi mesi non è difficile», ha dichiarato Marsiglia ad Adnkronos. Il presidente ha precisato che non si tratta di un aumento immediato, ma di un’ipotesi condizionata all’assenza di una de-escalation nello Stretto di Hormuz.
La soglia non deriva da una previsione ufficiale del governo, della Commissione europea o di un’autorità energetica. È uno scenario formulato da un’associazione del settore petrolifero sulla base delle attuali tensioni geopolitiche.
Al 19 agosto 2026, il prezzo medio self del gasolio in autostrada è di 2,178 euro al litro. Per arrivare a tre euro servirebbe quindi un ulteriore rincaro di oltre 82 centesimi, pari a quasi il 38%.
Perché lo Stretto di Hormuz può far aumentare il gasolio
Lo Stretto di Hormuz è un passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. Tensioni militari, restrizioni alla navigazione o timori di interruzioni possono spingere immediatamente al rialzo le quotazioni, anche prima di una reale riduzione delle forniture.
Marsiglia ha collegato il rischio dei tre euro al possibile peggioramento della crisi. Nelle giornate precedenti alla sua dichiarazione il Brent ha toccato 92-93 dollari al barile, mentre il gas europeo ha raggiunto circa 63 euro per megawattora.
Questi valori rappresentano fotografie di mercato e possono cambiare rapidamente. Un allentamento delle tensioni, la riapertura stabile delle rotte o l’aumento dell’offerta potrebbero ridurre i prezzi. Un blocco o un incidente nello stretto produrrebbero invece nuove pressioni.
Il passaggio dal barile alla pompa non è automatico. Sul prezzo italiano incidono costo del prodotto raffinato, cambio euro-dollaro, trasporto, distribuzione, margini degli operatori, accise e Iva.
Per il diesel conta inoltre la disponibilità specifica del gasolio sui mercati europei. Il suo prezzo può quindi aumentare più della benzina anche quando entrambi derivano dal petrolio.
Secondo Marsiglia, il gas costituisce una preoccupazione persino maggiore per famiglie e imprese, perché le quotazioni estive potrebbero trasferirsi sulle bollette e sui costi industriali nei mesi di ottobre e novembre.
Quanto costa oggi il diesel e cosa cambierebbe a 3 euro
I dati pubblicati dal Mimit per la rete autostradale indicano, al 19 agosto, un prezzo medio self di 2,178 euro per il gasolio e di 2,074 euro per la benzina. Nel testo iniziale i due valori risultavano invertiti: quello più alto riguarda il diesel.
Fuori dalle autostrade il Ministero pubblica medie regionali, non un unico valore nazionale. Nella stessa giornata il gasolio self varia da circa 2,091 euro nelle Marche a 2,154 euro nella Provincia di Bolzano. La benzina oscilla invece tra 1,985 euro nel Lazio e 2,037 euro a Bolzano.
A tre euro al litro un pieno da 50 litri costerebbe 150 euro. Prendendo come riferimento un prezzo ordinario vicino a 2,10 euro, la stessa quantità costa oggi circa 105 euro: la differenza sarebbe dunque di 45 euro per rifornimento.
Per un automobilista che consuma cento litri al mese, l’aggravio raggiungerebbe circa 90 euro mensili, oltre mille euro su base annua se quella quotazione restasse invariata.
L’impatto più ampio riguarderebbe però autotrasporto e imprese. Un aumento del diesel fa crescere i costi di movimentazione delle merci, della produzione agricola e di numerose attività industriali. Una parte potrebbe essere trasferita sui prezzi finali, alimentando l’inflazione.
La soglia dei tre euro avrebbe quindi conseguenze ben oltre il distributore. Tuttavia non è possibile affermare oggi che sarà raggiunta: servirebbe un incremento molto consistente e persistente delle componenti industriali del prezzo.
Perché i rincari arrivano più rapidamente dei ribassi
Gli automobilisti osservano spesso che i distributori adeguano rapidamente i listini quando il petrolio sale, mentre le diminuzioni sembrano arrivare più lentamente. Un’analisi dell’Osservatorio sui Conti pubblici italiani conferma questa asimmetria.
In Italia gli aumenti del greggio si trasferiscono sul prezzo della benzina per circa due terzi entro tre giorni e quasi completamente entro dieci. Quando il petrolio diminuisce, soltanto un terzo della variazione emerge nei primi tre giorni e occorrono 17 giorni per assorbirne circa quattro quinti.
Il fenomeno non riguarda esclusivamente l’Italia ed è legato anche a tempi delle scorte, contratti di fornitura e comportamento degli operatori. L’analisi non dimostra che ogni singolo distributore aumenti arbitrariamente i margini.
Nel contesto attuale, questa velocità di trasmissione contribuisce però a ridurre l’effetto del taglio temporaneo delle accise sul gasolio. Lo sconto di 17 centesimi al litro, prorogato fino al 25 agosto, è stato progressivamente assorbito dalla crescita della componente industriale.
Fapi, Confimprenditori e Codacons chiedono nuovi interventi fiscali. Le imprese temono un aumento dei costi di trasporto e produzione, mentre le associazioni dei consumatori sollecitano la proroga dello sconto e la sua estensione alla benzina.
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Accise e scenari futuri: cosa può fare il governo
Un nuovo taglio delle accise ridurrebbe immediatamente il prezzo alla pompa, ma avrebbe un costo per il bilancio pubblico. Inoltre rappresenterebbe una protezione temporanea, incapace di neutralizzare rialzi molto prolungati del petrolio.
La decisione dipenderà dall’andamento dei mercati e dalle coperture disponibili. Il governo potrebbe prorogare lo sconto, modificarne l’importo oppure adottare aiuti mirati per autotrasporto, imprese e famiglie maggiormente esposte.
Per capire se lo scenario di FederPetroli si sta avvicinando bisognerà osservare soprattutto le quotazioni del Brent e dei prodotti raffinati, il cambio euro-dollaro, il traffico attraverso Hormuz e le decisioni dell’esecutivo sulla fiscalità.
Una de-escalation potrebbe far rientrare una parte delle tensioni. Una riduzione significativa dei transiti o delle forniture aumenterebbe invece il rischio di nuovi rincari, pur senza rendere automaticamente inevitabili i tre euro.
L’allarme di Marsiglia va quindi letto per ciò che è: uno scenario estremo ma condizionato, non una certezza. Il gasolio oggi supera i due euro, ma tra il livello attuale e quota tre euro resta una distanza ampia che dipenderà dall’evoluzione della crisi.









