L’europarlamentare del Partito democratico interviene dopo la nuova sequenza di delitti avvenuti da Ferragosto: “Inasprire le pene non basta”. L’attacco anche a Roberto Vannacci, che aveva definito il femminicidio “un omicidio come tutti gli altri”.
“Sei donne uccise in sei giorni, da Ferragosto a oggi. Uccise da mariti, compagni ed ex compagni”. È la denuncia lanciata da Matteo Ricci, europarlamentare del Partito democratico, davanti alla nuova sequenza di omicidi di donne registrata in Italia.
Ricci accusa il Governo di non essere intervenuto pubblicamente sulle ultime vittime e punta il dito contro quella parte della destra che mette in discussione il concetto stesso di femminicidio.
Il riferimento è soprattutto a Roberto Vannacci, europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, che nel giugno scorso aveva dichiarato di non ritenere necessaria una fattispecie penale specifica. Per Ricci si tratta di un “negazionismo figlio della stessa cultura patriarcale che produce questi delitti”.
Sei donne uccise da Ferragosto, l’accusa di Matteo Ricci
La dichiarazione dell’esponente dem arriva dopo diversi delitti maturati, secondo le prime ricostruzioni investigative, all’interno di relazioni sentimentali presenti o concluse. La qualificazione giuridica dei singoli episodi spetta comunque alle procure e può cambiare durante le indagini.
Tra i casi emersi nei giorni successivi a Ferragosto c’è quello di Ornella Forastefano, 46 anni, lasciata agonizzante davanti all’ospedale di Trebisacce, in provincia di Cosenza. Per l’omicidio è stato fermato il compagno.
Nel Veneziano, invece, Tania Terrin, 39 anni, è stata trovata morta nella propria abitazione di Camponogara. L’ex compagno, già destinatario di un ammonimento del questore dopo una denuncia della donna, è stato successivamente rinvenuto senza vita.
Il dato delle sei vittime viene indicato da Ricci nella sua dichiarazione politica. Per ricostruire il numero definitivo dei femminicidi sarà necessario attendere le verifiche delle autorità giudiziarie, perché non ogni omicidio con una vittima donna rientra automaticamente nella nuova fattispecie.
“Alle famiglie va la mia solidarietà e il mio abbraccio”, afferma l’europarlamentare. Il punto centrale del suo intervento è però l’efficacia del sistema di prevenzione: una legge più severa, sostiene, interviene soltanto quando il delitto è già stato commesso.
Ricci contro Vannacci: “Negare il femminicidio è vergognoso”
L’attacco politico riguarda le dichiarazioni pronunciate da Vannacci durante l’assemblea costituente di Futuro Nazionale del 14 giugno 2026.
“Il femminicidio è un omicidio come tutti gli altri”, aveva affermato l’ex generale. Secondo Vannacci, uomini e donne dovrebbero essere sottoposti alle medesime norme e la gravità di un reato non dovrebbe dipendere dal sesso della vittima.
La posizione era stata ribadita pochi giorni dopo durante la trasmissione È sempre Cartabianca: “A mio parere il femminicidio non esiste e non deve esistere, è un’aberrazione giuridica”.
Ricci risponde sostenendo che dare un nome al fenomeno non significa attribuire un valore diverso alla vita delle vittime. Serve, invece, a riconoscere gli omicidi nei quali una donna viene uccisa per ragioni legate al controllo, al possesso, alla discriminazione o al rifiuto della sua libertà.
“Nel Paese in cui si continua a morire così, mettere in discussione perfino il nome di quello che accade è vergognoso”, dichiara l’europarlamentare del Pd.
Le parole di Vannacci avevano suscitato critiche anche nel centrodestra. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva risposto ricordando che la posizione del Governo era stata dimostrata attraverso l’approvazione della legge sul femminicidio. L’accusa di “silenzio” formulata ora da Ricci riguarda quindi specificamente la recente sequenza di delitti.
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Il reato di femminicidio e i dati sulle donne uccise in Italia
Dal 2025 il femminicidio è previsto come reato autonomo dall’articolo 577-bis del Codice penale. La norma punisce con l’ergastolo chi provoca la morte di una donna per motivi di discriminazione, odio, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna.
Non tutti gli omicidi di donne vengono quindi classificati giuridicamente come femminicidi. Devono essere valutati il movente, il contesto e la relazione tra autore e vittima.
Il Ministero dell’Interno pubblica rapporti periodici che distinguono gli omicidi volontari, quelli con vittime donne, i delitti in ambito familiare-affettivo e, dal primo trimestre del 2026, i procedimenti relativi alla nuova fattispecie.
Nel 2025 furono uccise 97 donne, contro le 118 del 2024. Di queste, 85 morirono per mano di una persona riconducibile all’ambito familiare o affettivo. La diminuzione rispetto agli anni precedenti non elimina dunque la dimensione strutturale del fenomeno.
I numeri indicano inoltre che la casa e le relazioni più vicine possono trasformarsi nei contesti di maggiore pericolo, soprattutto quando sono già presenti minacce, persecuzioni, violenze o tentativi di controllare la vita della vittima.
“Pene più severe non bastano”: le misure chieste da Ricci
Secondo l’europarlamentare del Pd, il problema non riguarda soltanto la risposta penale. “Se una donna che denuncia muore comunque, il problema non è la severità della norma, ma la valutazione del rischio e la protezione che non arriva”, afferma.
Ricci chiede investimenti strutturali nei centri antiviolenza, una formazione obbligatoria per gli operatori che raccolgono le denunce e strumenti più efficaci per riconoscere tempestivamente il livello di pericolo.
Tra le richieste figura anche l’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole, considerata uno strumento di prevenzione culturale contro possessività, discriminazioni e incapacità di accettare la fine di una relazione.
Il nodo è trasformare denunce, ammonimenti e segnali di allarme in misure di protezione realmente tempestive. Servono personale specializzato, coordinamento tra forze dell’ordine, magistratura e servizi sociali, case rifugio accessibili e controlli effettivi nei confronti degli uomini violenti.
“Tra tutte le risposte politiche, il silenzio è la peggiore”, conclude Ricci. La sua presa di posizione riporta così il confronto dalla sola entità delle pene alla capacità dello Stato di intervenire prima che minacce e violenze si trasformino in omicidi.
Per chiedere aiuto o ricevere informazioni è disponibile il numero pubblico antiviolenza e stalking 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, anche tramite chat sul sito 1522.eu.









