La 32enne, figlia di Antonio Mancini e Fabiola Moretti, si sarebbe presentata al penitenziario con un documento intestato a un’altra persona. Denunciato l’uomo che l’aveva accompagnata: guidava senza patente e nell’auto aveva un rilevatore di microspie.
Sarebbe evasa dagli arresti domiciliari per raggiungere il carcere di Viterbo e incontrare il fidanzato detenuto. Nefertari Mancini, 32 anni, è stata arrestata al termine del colloquio dagli agenti del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria e dai carabinieri del Comando provinciale di Viterbo.
La donna è figlia di Antonio Mancini, conosciuto come “Accattone”, e di Fabiola Moretti, entrambi indicati come figure storiche della Banda della Magliana. Il legame familiare costituisce soltanto un elemento biografico e non ha alcuna relazione diretta con le contestazioni formulate nell’attuale procedimento.
I fatti risalgono alla mattina del 23 agosto 2026. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Mancini avrebbe lasciato senza autorizzazione l’abitazione nella quale era sottoposta alla misura cautelare, facendosi accompagnare fino al penitenziario viterbese da un coetaneo romano.
La 32enne è stata trasferita nel carcere di Civitavecchia in attesa dell’udienza di convalida. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento e, come previsto dall’ordinamento, vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Il documento mostrato per entrare nel carcere di Viterbo
L’automobile con a bordo Mancini sarebbe arrivata nel piazzale del carcere nella mattinata del 23 agosto. La donna è scesa dal veicolo per raggiungere la sala destinata ai colloqui, mentre l’accompagnatore è rimasto ad attenderla nel parcheggio.
Al momento dell’identificazione, la 32enne avrebbe esibito una carta d’identità elettronica intestata a un’altra persona. Il documento le avrebbe consentito inizialmente di accedere alla struttura e incontrare il fidanzato detenuto.
Gli agenti della Polizia penitenziaria avrebbero però rilevato alcune anomalie. Un controllo più approfondito avrebbe evidenziato difformità negli ologrammi e una mancata corrispondenza tra la fotografia presente sulla carta e quella conservata nel cartellino anagrafico originale.
A quel punto sono stati avviati gli accertamenti incrociati con il Nucleo investigativo centrale e con i carabinieri. Gli investigatori hanno atteso la fine del colloquio prima di fermare la donna all’uscita.
In un primo momento Mancini avrebbe continuato a fornire le generalità riportate sul documento. Successivamente, secondo quanto riferito dagli inquirenti, avrebbe ammesso la propria identità.
La donna è stata quindi arrestata in flagranza con le contestazioni di evasione dagli arresti domiciliari, sostituzione di persona, fabbricazione e uso di un documento di identificazione falso valido per l’espatrio. La misura è stata disposta dalla Procura di Viterbo, in attesa della valutazione del giudice.
Denunciato l’accompagnatore: guidava senza patente
I controlli hanno coinvolto anche l’uomo che avrebbe accompagnato la 32enne al carcere. Si tratta di un romano della stessa età, rimasto nel parcheggio ad aspettare la conclusione dell’incontro.
Durante l’identificazione il conducente avrebbe manifestato un forte stato di agitazione, inducendo le forze dell’ordine a effettuare una perquisizione dell’automobile. All’interno sarebbero state trovate modiche quantità di hashish e cocaina, considerate dagli investigatori destinate all’uso personale.
Nella vettura è stato rinvenuto anche un rilevatore elettronico di microspie e telecamere. Non sono state comunicate, al momento, contestazioni specifiche legate al possesso dell’apparecchio, mentre proseguono gli accertamenti sulla sua provenienza e sul possibile utilizzo.
Le verifiche hanno inoltre stabilito che il 32enne non avrebbe mai conseguito la patente di guida. A suo carico risulterebbero già diverse sanzioni definitive, ricevute nell’ultimo biennio per la medesima violazione.
L’uomo è stato denunciato per guida senza patente in regime di reiterazione e per procurata evasione. Il veicolo utilizzato per raggiungere Viterbo è stato sottoposto a sequestro. Per il possesso delle sostanze stupefacenti potrebbero invece essere applicate le conseguenze amministrative previste per l’uso personale.
Chi sono Antonio Mancini e Fabiola Moretti
Il nome di Nefertari Mancini è tornato al centro dell’attenzione anche per la storia giudiziaria dei genitori. Il padre Antonio Mancini, soprannominato “Accattone”, è stato uno dei componenti della Banda della Magliana, l’organizzazione criminale romana attiva soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta.
Successivamente Mancini ha collaborato con la giustizia, fornendo dichiarazioni su alcuni degli episodi e dei rapporti che hanno caratterizzato la storia della criminalità romana.
La madre, Fabiola Moretti, è stata a sua volta indicata come appartenente agli ambienti della Banda della Magliana. Nel giugno 2026 è stata arrestata con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, dopo essere stata sorpresa dai carabinieri mentre avrebbe ceduto alcune dosi di crack. Il Tribunale di Roma ne ha successivamente convalidato l’arresto, disponendo i domiciliari.
Nella stessa operazione era stata denunciata anche la figlia, che si trovava già sottoposta alla misura domiciliare nell’abitazione. L’episodio avvenuto al carcere di Viterbo costituisce però un procedimento distinto e sarà oggetto di una valutazione giudiziaria autonoma.
Il primo passaggio atteso è ora l’udienza di convalida dell’arresto, durante la quale il giudice dovrà esaminare gli atti raccolti dalla Polizia penitenziaria e dai carabinieri e decidere quale misura applicare alla 32enne.









