Bloccati beni per oltre 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una concessionaria, estranea alla vicenda. Secondo l’accusa, i tagliandi milionari sarebbero stati localizzati attraverso i sistemi informatici e acquistati da parenti e amici.
ROMA – Avrebbero individuato in anticipo quattro biglietti vincenti del Gratta e Vinci, facendo poi acquistare i tagliandi da parenti e conoscenti nelle ricevitorie alle quali erano stati distribuiti. È il meccanismo al centro dell’inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza di Roma a eseguire un sequestro conservativo da oltre 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una società concessionaria del gioco.
Il provvedimento è stato eseguito su delega della Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio e serve a garantire l’eventuale risarcimento del danno erariale contestato. I cinque sono stati citati davanti alla magistratura contabile, che dovrà accertare le rispettive responsabilità.
La concessionaria è indicata come estranea ai fatti. Il procedimento riguarda invece il presunto utilizzo illecito delle informazioni riservate alle quali gli ex dipendenti potevano accedere per ragioni professionali.
I premi associati ai quattro biglietti ammontavano complessivamente a 24 milioni di euro: due vincite da sette milioni e altre due da cinque milioni ciascuna. Il valore del sequestro, superiore ai 25 milioni, riguarda il danno complessivamente contestato e non coincide quindi con la sola somma dei premi.
Come sarebbero stati individuati i Gratta e Vinci vincenti
Secondo la ricostruzione investigativa, gli ex dipendenti avrebbero sfruttato le proprie credenziali di accesso ai sistemi informatici aziendali per intervenire sui server della società e ricavare informazioni sulla collocazione dei biglietti premiati.
Una volta individuate le ricevitorie destinatarie dei tagliandi, gli acquisti sarebbero stati effettuati attraverso parenti e amici. Il vantaggio contestato consiste proprio nella conoscenza anticipata di dati che un normale giocatore non può possedere.
Gli accertamenti erano già emersi pubblicamente nel marzo 2026. In quella fase, la ricostruzione riferita dalla Tgr Lazio descriveva l’impiego di un software predisposto per individuare i biglietti vincenti distribuiti nei punti vendita. Il sequestro comunicato il 23 ottobre rappresenta dunque un nuovo passaggio di una vicenda già oggetto di indagine.
Il punto centrale dell’accusa riguarda l’aggiramento dell’aleatorietà dell’acquisto: chi comprava quei biglietti, secondo gli investigatori, non avrebbe affrontato l’incertezza propria della partecipazione al gioco.
La contestazione non va però estesa indistintamente all’intero sistema dei Gratta e Vinci. Le informazioni disponibili descrivono quattro tagliandi specifici e condotte attribuite ai soggetti coinvolti. Non dimostrano che tutte le lotterie istantanee o tutte le vincite fossero alterate.
Anche il ruolo delle persone che avrebbero materialmente comprato i biglietti dovrà essere valutato nelle sedi competenti, senza dedurre automaticamente una responsabilità dal solo rapporto familiare o personale.
Case, veicoli e conti: che cosa è stato sequestrato
Il blocco patrimoniale interessa 25 unità immobiliari, tra appartamenti, villini, garage e cantine, distribuite nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria.
Sono stati inoltre sottoposti a sequestro cinque veicoli, tra automobili e motocicli, insieme a disponibilità finanziarie. L’operazione ha quindi una dimensione territoriale ampia, pur essendo stata eseguita dai finanzieri di Roma nell’ambito del procedimento contabile laziale.
La finalità è conservativa: mantenere beni e risorse a garanzia dell’eventuale recupero delle somme, qualora il giudizio riconosca il danno e la responsabilità dei soggetti chiamati a risponderne.
Il sequestro non equivale a una confisca definitiva e non costituisce una sentenza di condanna. È una misura cautelare sulla quale il giudice designato dovrà pronunciarsi, valutando se confermarla, modificarla oppure revocarla.
La distinzione è essenziale per comprendere la notizia: il patrimonio è stato bloccato nell’attesa delle decisioni giudiziarie, mentre l’accertamento delle singole responsabilità deve ancora essere completato.
Secondo quanto riportato sul procedimento, le difese presentate nella fase precedente al giudizio non hanno indotto la Procura contabile a superare le contestazioni. Questo spiega la prosecuzione dell’azione, ma non anticipa l’esito del processo.
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Perché interviene la Corte dei conti e quali saranno i prossimi passaggi
La vicenda coinvolge la Corte dei conti perché viene contestato un danno alle risorse pubbliche riconducibile all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Nella prospettazione della Procura, l’utilizzo di informazioni riservate avrebbe consentito di incassare premi che, in condizioni ordinarie, avrebbero potuto anche non essere reclamati, restando allo Stato. È questo uno degli elementi alla base dell’azione per il recupero del danno.
Le contestazioni comprendono profili patrimoniali e non patrimoniali. La loro fondatezza, così come l’ammontare eventualmente dovuto da ciascun soggetto, dovrà essere valutata dalla magistratura contabile.
Il prossimo passaggio riguarda la verifica del sequestro in camera di consiglio. Successivamente, il giudizio dovrà stabilire quali condotte siano provate, quale danno abbiano prodotto e a chi possa essere attribuito.
L’indagine richiama così l’attenzione sulla protezione delle informazioni sensibili e sui controlli degli accessi interni. Per questa specifica vicenda, tuttavia, il dato da tenere fermo resta lo stato del procedimento: beni sequestrati a garanzia di un danno contestato, con responsabilità ancora da accertare definitivamente.









