La riorganizzazione di Acciaierie d’Italia riguarda quasi l’80% dei dirigenti a tempo indeterminato. Possibili incentivi all’esodo e percorsi di ricollocazione, da definire nel confronto sindacale
Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 40 dirigenti. La decisione coinvolge quasi l’80% dei 51 dirigenti assunti a tempo indeterminato e si inserisce nella riorganizzazione dell’azienda legata alla riduzione delle attività produttive dell’ex Ilva di Taranto.
L’avvio della procedura è stato comunicato dai commissari straordinari con una lettera del 23 ottobre 2026 indirizzata a Federmanager e alle rappresentanze sindacali. L’organico dirigenziale complessivo di Acciaierie d’Italia è composto da 73 persone.
La procedura apre una fase di confronto: i rapporti di lavoro non si interrompono automaticamente con la comunicazione iniziale. L’azienda ha dichiarato la disponibilità a valutare misure di accompagnamento, fra cui incentivi all’esodo e programmi di ricollocazione professionale.
Quanti dirigenti sono coinvolti e dove lavorano
I 40 esuberi indicati dai commissari corrispondono a circa il 78% dei 51 dirigenti a tempo indeterminato. Se rapportati invece all’intero organico dirigenziale di 73 persone, rappresentano circa il 55%.
La comunicazione riporta anche la distribuzione nelle sedi dei 51 dirigenti a tempo indeterminato:
- Taranto: 31 dirigenti;
- Milano: 16;
- Genova: 2;
- Novi Ligure: 2.
Questi dati indicano dove lavorano i dirigenti con contratto stabile, ma non precisano quanti dei 40 esuberi saranno individuati in ciascuna sede. Taranto ospita la quota più consistente del personale dirigenziale a tempo indeterminato.
I commissari hanno inoltre annunciato un successivo adeguamento organizzativo anche per i dirigenti con contratto a tempo determinato, che non rientrano nella procedura collettiva appena avviata.
Perché Acciaierie d’Italia ha avviato la procedura
La decisione è collegata alla revisione dell’organizzazione aziendale conseguente al provvedimento della Corte d’Appello di Milano, che il 27 luglio ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto.
L’area a caldo comprende gli impianti fondamentali per la produzione siderurgica a ciclo integrale, tra cui gli altoforni. La decisione dei giudici è intervenuta in una vicenda nella quale sono stati sollevati problemi legati alle emissioni e alla presenza di amianto.
La Corte d’Appello ha successivamente respinto le richieste di sospensione del provvedimento presentate dalle società interessate. Nella comunicazione ai sindacati, i commissari collegano la riorganizzazione alla contrazione dell’attività e alla conseguente necessità di ridurre i costi.
Secondo quanto riportato nella lettera, gli esuberi riguardano in particolare le funzioni dirigenziali di supporto tecnico e operativo all’area a caldo, oltre ad alcune posizioni di comando e di staff considerate non più necessarie nel nuovo assetto.
Il 20 ottobre le Sezioni unite civili della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi contro il provvedimento relativo all’area a caldo. La decisione sarebbe stata successivamente notificata alle parti.
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Cosa prevede il confronto sindacale
La procedura è stata avviata nell’ambito della legge 223 del 1991. Il prossimo passaggio riguarda il confronto con Federmanager e le rappresentanze sindacali sulle conseguenze occupazionali della riorganizzazione.
In questa fase potranno essere esaminate le posizioni interessate e le eventuali misure per accompagnare i dirigenti coinvolti. L’azienda ha espresso disponibilità a valutare sostegni economici, incentivi all’esodo e percorsi di ricollocazione, senza che siano ancora stati comunicati importi o condizioni definitive.
Restano quindi da chiarire l’esito della trattativa, la distribuzione degli esuberi tra le sedi e le modalità con cui sarà attuata la riorganizzazione.









