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ASCOLI PICENO – È trascorso un anno dall’arrivo del vescovo Giovanni D’Ercole ad Ascoli. “La crisi del lavoro, che a tratti mi è parsa densa di risvolti drammatici – scrive D’Ercole in una nota – mi ha preoccupato e continua a essere al centro della mia personale attenzione, perché quando non c’è lavoro, le problematiche familiari si moltiplicano, i disagi sociali aumentano, la speranza viene meno e la forza per affrontare le difficoltà si trasforma in depressione, che rischia qualche volta derive umane imprevedibili. Continuo tenacemente a collaborare con le istituzioni e le forze sindacali nel cercare vie di soluzione perché questo nostro territorio non finisca per essere un cimitero di stabilimenti industriali. Ho scritto al Presidente Renzi e all’allora vice ministro oggi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, De Vincenzi, al quale ho espresso le preoccupazioni della gente chiedendo che si faccia qualcosa per ridare fiducia e riavviare un processo produttivo”.

IL BILANCIO DEL VESCOVO, UN ANNO DOPO – “Consapevole che il mio ruolo è soprattutto di natura spirituale, ho voluto spesso invitare le comunità a pregare perché Iddio ci aiuti a uscire da questa situazione e a progettare un futuro di speranza per le nuove generazioni che si affacciano all’orizzonte della vita. È ai ragazzi che ho voluto dedicare una peculiare attenzione. Sono il nostro avvenire, ma il loro presente è segnato da un pericoloso disagio, spesso non capito e sottovalutato da noi adulti. L’emergenza educativa interessa le famiglie, la scuola, la Chiesa. Ho la sensazione che i problemi dei ragazzi sono il riflesso della crisi di noi adulti, incapaci di essere educatori e credibili punti di riferimento per la gioventù, che preferisce rinchiudersi nel proprio individualismo rinunciatario. I ragazzi hanno però sete di amore, di ascolto e l’ho verificato incontrando gli alunni di alcune scuole, gentilmente invitato dai dirigenti e dagli insegnati di religione cattolica. Quando il vescovo entra in classe non va per fare proselitismo, ma a confrontarsi con la realtà scolastica nella convinzione che è necessario unire le forze per costruire insieme, a partire dalla scuola, una società  aperta e solidale. Vorrei dire grazie ai sacerdoti e ai diaconi, miei primi collaboratori, per il sostegno convinto che ho trovato in loro man mano che la conoscenza reciproca è andata approfondendosi e intensificandosi. Ad essi è affidato il compito delicato di curare le parrocchie e le comunità perché siano famiglie che respirano il clima dell’amicizia e della condivisione. Grazie a tutti coloro che mi aiutano nel servizio pastorale; grazie alle istituzioni per la collaborazione che esiste fra noi, grazie ai giornalisti e agli operatori dei mass media  per l’attenzione che riservano alla vita della Chiesa. Grazie alle monache di clausura e alle religiose che sostengono con la preghiera e le loro attività la nostra azione missionaria; grazie ai malati e agli anziani, che spesso riempiono le giornate pregando; grazie ai bambini e ai ragazzi che con la loro vivacità rendono giovane la nostra Chiesa. La Madonna delle Grazie, alla cui tutela materna abbiamo affidato la Diocesi, continui a proteggerci e a guidarci nel cammino quotidiano, sostenendoci nei momenti difficili con la potenza del suo amore materno”.

 

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